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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

"ANTONIO E I RAZZI SUOI", L'Ex-Idv PUBBLICA UN LIBRO: "DI PIETRO PENSA AI FATTI SUOI. BARBATO PUR DI ANDARE IN TV SI VENDEREBBE PURE MAMMA E PADRE".

Lettera43
Lunedì, 02 Gennaio 2012

Antonio e i Razzi suoi

L'ex Idv pubblica un libro. Con prefazione di Berlusconi.

di David Sturlese


Dopo lo scoop del programma di La7 Gli intoccabili sulla compravendita di parlamentari, che l'ha visto direttamente coinvolto, Antonio Razzi, abruzzese emigrato in Svizzera, scoperto da Antonio Di Pietro e da lui candidato ed eletto alla Camera, riceve dozzine di insulti e minacce, via mail o posta ordinaria, alla sua casa di Pescara. Ma non sembra pentito delle sue confessioni.
CONFESSIONE RISCHIOSA. Filmato da una telecamera nascosta il deputato, che insieme a Domenico Scilipoti, Massimo Calearo e Bruno Cesario passò a Noi Sud e votò “no” sulla sfiducia al governo di Silvio Berlusconi, ottenendo la protezione del Cavaliere, ammise candidamente di averlo fatto per puro interesse.
«C’ho 63 anni, dove vado a lavorare? Io penso anche per i cazzi miei, a me non me ne frega. Perché Antonio Di Pietro pensa anche ai cazzi suoi, mica pensa a me, meno di un anno e ti entra il vitalizio, cazzo te ne fotte», disse.
Ma si dichiara rammaricato solo per le parolacce. «Di quello mi sono già scusato alla televisione svizzera che è venuta nel mio ufficio a Lucerna, ma io volevo solo dire a Francesco Barbato, che ha fatto questa carognata di filmarmi di nascosto, che lì (alla Camera, ndr) pensano tutti ai fatti loro, che Di Pietro pure pensa ai fatti suoi, mica a me o a lui».
Sarà, ma chi ha visto quella intervista su La7 non ha badato molto a queste sottigliezze e se l'è presa proprio con lui. «Qualcuno lo stanno prendendo di questi pazzi che mi scrivono, perché io le mando tutte alla Digos o alla polizia e mi hanno detto che ne hanno beccato qualcuno. Non so che cosa gli hanno fatto però».

DOMANDA. Che cosa le scrivono di bello?
RISPOSTA.
 Parole come «venduto, dimettiti, vattene». E poi mi insultano. Ma anche cose brutte che spaventano me e mia moglie. Mi è arrivata una busta con della polvere dentro e una lettera dove c’è scritto ‘boom’, che mi vogliono far esplodere. E mi minacciano proprio adesso che mi hanno anche tolto la scorta. Ci rendiamo conto di che cosa ha fatto quel Barbato che pur di andare in tivù si venderebbe pure mamma e padre?
D. Ma venite dallo stesso partito.
R
. Mi aveva detto anche che ero suo fratello, aveva chiesto anche il mio numero privato quando ho dovuto cambiare cellulare, perché dopo la fiducia a Berlusconi del 14 dicembre 2010 ricevevo troppi insulti. Quel Barbato mi ha teso una trappola, altrimenti mica parlavo così se sapevo di essere intervistato. Si deve dimettere: ho scritto a Gianfranco Fini per dirgli che deve prendere provvedimenti contro di lui. E pensare che mi considerava un fratello, figuriamoci se fossi stato solo un conoscente.
D. Ma lei ha detto che un deputato deve pensare «ai cazzi suoi». Si sorprende che la gente si infuri?
R. Ma è colpa di Barbato perché io dicevo a lui che non deve farsi scrupoli a lasciare Di Pietro, come ho fatto io. Era un consiglio che gli davo, tutti lì dentro pensano anche al vitalizio. Ma lei lo sa che quando ho salvato col mio voto il governo Berlusconi per il bene dell’Italia, perché in Libia c’era una guerra civile e l’economia andava male, sono venuti a complimentarsi, di nascosto, molti colleghi del centrosinistra? Non sa quanti.
D. Perché così si salvavano la pensione?
R. E certo. Io invece non ci penso alla pensione, ho alle spalle due anni di legislatura quindi l’ho già maturata.
D. A quanto ammonta?
R. Nemmeno lo so, io penso a lavorare. Ho 41 anni di contributi da operaio in Svizzera, sono un lavoratore. Racconterò tutto in un libro.
D. Da scrivere o già scritto?
R. È già pronto, esce a gennaio. Si intitola Le mie mani pulite, edito da Il Borghese.
D. E qual è l'argomento?
R.
 La mia vita, dalla nascita fino al Parlamento.
D. L’autobiografia di Antonio Razzi, quindi?
R.
 La prefazione l’ha scritta Berlusconi. Molto bella. C’è anche un segnalibro fatto da Vittorio Sgarbi.
D. E che scoop ci son dentro?
R
. Si parla di come ho conosciuto Di Pietro: in un circolo abruzzese-molisano a Rho, quando faceva ancora il magistrato. Gli proposi, se avesse fatto un partito, di organizzarglielo all’estero. Lui mi rispose: «Ma chi ci pensa a fare un partito...».
D. E invece dopo due anni l’ha fatto.
R.
 Se ha un partito all'estero, Di Pietro lo deve a me: gli ho creato sette sedi a Lucerna, poi in tutto il mondo. Alle elezioni mi aveva messo al secondo posto in lista, dietro un pizzaiolo di Stoccarda. Ma chi comprerà il libro saprà chi è veramente Antonio Razzi.


http://www.lettera43.it/politica/35399/antonio-e-i-razzi-suoi.htm



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