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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

DONADI (Rag.FILINI) Idv: "L'IDENTITA' DI VISIONE TRA NOI E IL PD E' QUASI TOTALE... ma questa e' la mia opinione personale".

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4 gennaio 2012


Parla Donadi (Idv): «Col Pd


progetto da non gettare via»


«Se il governo farà sul serio su liberalizzazioni, lotta alla corruzione, evasione fiscale, sarà molto più facile trovare punti di intesa».

«Se il governo farà sul serio su liberalizzazioni, lotta alla corruzione, evasione fiscale, sarà molto più facile trovare punti di intesa». Massimo Donadi, capogruppo di Italia dei Valori a Montecitorio si mostra più aperturista del suo leader Di Pietro sul montiano decreto (ancora in itinere) Cresci Italia. Anche sui rapporti con il Pd Donadi è ottimista: «Al di là dei toni e del voto sulla manovra che è stato una scelta politica, l’identità di visione tra noi e loro è quasi totale». Lo stesso auspicio vale, secondo il deputato dipietrista, per il futuro: «Ci unisce l’idea di disegnare l’Italia dei prossimi vent’anni e sarebbe un peccato buttare al vento questo progetto».

Italia Oggi scrive che Pardi e Formisano sarebbero a un passo dall’addio. Cambursano ha già salutato. I gruppi parlamentari IdV sono a rischio?
«Formisano e Pardi hanno già smentito. Chi ventila abbandoni fa un buco nell’acqua».

Entrambi sottolineano la «forte dialettica interna». Vuol dire che c’è maretta nell’atteggiamento da tenere verso il governo Monti?

«Io trovo naturale che in un momento quasi rivoluzionario dal punto di vista degli assetti, con la politica che vedevamo da 15 anni venuta meno all’improvviso, in un partito ci siano analisi differenti. Mi preoccuperebbe piuttosto il contrario. Poi su queste divergenze di valutazione ci si confronta. Come abbiamo fatto sul voto alla manovra: incontri e decisioni alla luce del sole».

Alla fine, pollice verso. Senza malumori postumi? La linea antimontiana non vacilla?
«Direi che ci siamo ritrovati tutti sulla linea del partito. A differenza del Pd noi non siamo convinti di dare fiducia a Monti a scatola chiusa. Vogliamo valutare i singoli provvedimenti caso per caso». 

Bersani come Casini, fan del Professore con il trolley?

«No, la sua è stata una scelta politica necessaria. Con 200 deputati il Pd è determinante. Non poteva fare altrimenti. Noi sì, anche se per qualcuno, penso a Formisano, i presupposti per votare la fiducia c’erano».

Voltiamo pagina. Comincia la Fase due. A Di Pietro neanche la conferenza stampa di fine anno del premier sul Cresci Italia è piaciuta. A lei?
«Resta la solita impostazione. Ci piacciono i titoli, come peraltro ci piacevano anche quelli della manovra che però si è realizzata senza equità. Adesso aspettiamo di vedere i contenuti del secondo provvedimento».

Vuole approfittarne per mandare un messaggio all’esecutivo impegnato in queste ore a scartabellare dossier?
«Su temi quali lotta alla corruzione, evasione fiscale, riduzione degli sprechi nella Pubblica Amministrazione e liberalizzazioni, sarà molto più facile trovare punti di intesa se loro faranno sul serio. Ma non si aspettino sconti. Continuiamo ad avere la massima determinazione. Faccio un esempio».

Faccia.
«L’accordo fiscale con la Svizzera che altri Paesi hanno già stipulato. Recupereremmo 20 miliardi di euro. Su questo il governo è spaccato se non contrario, ma è un errore enorme. Lo pensiamo noi e lo pensa il Pd. C’è gente che porta carriole di lingotti oltre confine: vogliamo lasciarli lì?».

A primavera ci sono le amministrative. Quasi trenta capoluoghi, un migliaio di comuni. Capitolo alleanze nel centrosinistra?
«Vedo una grandissima confusione frutto della volontà di ogni partito di difendere aggressivamente le scelte fatte a livello nazionale. Ma non si può dimenticare le tante amministrazioni locali dove Pd e IdV governano insieme. Da anni e con buoni risultati».

Una foto di Vasto replicata sul territorio. Quindi, non è una prospettiva sbiadita?
«Voglio sperare, e lo dico al mio partito prima che al Pd, che nessuno pensi di mettere in discussione questo schema. Sarebbe una follia. Ne ho parlato a lungo con Di Pietro: il centrosinistra deve continuare a esistere».

Secondo lei i presupposti ci sono ancora?
«Guardi, è un momento di scelte difficili per tutti. Ma al di là dei toni, ed è noto che quelli di Fioroni non sono come quelli di Di Pietro, qualcuno deve spiegarmi le differenze. Non solo i toni non hanno impedito alleanze fruttuose, ma l’identità di visione tra noi e il Pd è quasi totale».

Addirittura? Non sta esagerando?
«In aula ho sentito l’intervento di Dario Franceschini sulla manovra. Ha fatto le stesse nostre critiche ed evidenziato gli stessi punti positivi. Al di là del voto, che è stata una scelta politica, c’era un idem sentire. Al Pd ci unisce l’idea di disegnare l’Italia dei prossimi vent’anni e sarebbe un peccato buttare al vento questo progetto. Ma questa, lo scriva, è la mia opinione personale».


 3/1/2012
PRIMO PIANO
Numeri a rischio per i gruppi di Camera e Senato
Tonino perde pezzi
Altri parlamentari in fuga dall'Idv
 di Antonio Calitri  
Antonio Di Pietro rischia di perdere entrambi i gruppi parlamentari.

Dopo l'assottigliamento dei dipietristi a Montecitorio scesi a quota 21 dopo l'addio di Renato Cambursano, adesso anche per il gruppo di palazzo Madama suona l'allarme. Proprio in questi giorni di festa si parla insistentemente della possibilità di uscita di Pancho Pardi alla ripresa dei lavori.Al quale si aggiungerebbe anche quella alla Camera del deputato Nello Formisano «costretto» a votare contro la manovra Monti soltanto per disciplina di partito, ma sempre più in difficoltà nell'Idv. Se così fosse, Di Pietro entro gennaio potrebbe trovarsi sotto schiaffo con la soglia minima dei 20 componenti per il gruppo della Camera e appena uno in più (11 sul un minimo di 10) al Senato. In pratica, al primo malumore sarebbe a rischio di sopravvivenza, rischierebbe, infatti, di perdere uno o entrambi i gruppi e conseguentemente potere, prerogative, immagine, finanziamenti e spazio anche per le sue scoppiettanti esibizioni nell'emiciclo. La perdita dei gruppi parlamentari può sembrare una questione buona soltanto per addetti ai lavori, ma di fatto si riversa sulla vita politica di un partito che sparirebbe da uno o due dei palazzi più importanti della politica. Basta pensare alle difficoltà che ha avuto Futuro e Libertà nell'affermarsi a palazzo Madama durante i giorni caldi della sua formazione, quando a giorni alterni i numeri ballavano intorno ai 10 senatori. Senza dimenticare il brivido che ha sentito Gianfranco Fini quando anche alla Camera vedeva assottigliarsi i futuristi che tornavano nel Pdl (o andavano nel misto) fino a rischiare la perdita di immagine, spazio e finanziamento anche nel palazzo che presiede con una sorta di bocciatura politica e di leadership personale. Adesso una situazione simile e ancora più grave rischia di doverla affrontare molto presto proprio Di Pietro.

L'Italia dei valori dalle elezioni del 2008 ad oggi ha perso ben otto componenti alla Camera dei deputati, passando dai 29 dell'inizio agli attuali 21, mentre al Senato ha registrato due defezioni, dai 14 del 2008 a 12. L'ultima uscita, quella di Cabursano, in polemica con il voto contro la fiducia al decreto salva-Italia, aveva fatto rivedere un po' le posizioni dell'ex pm che aveva aperto al possibile sostegno del governo, seppur con tanti se e tanti ma, per calmare gli animi dei suoi. In queste vacanze natalizie però, non ha resistito. Avvertendo il pericolo che l'uscita dell'ex premier dalla scena possa far venire meno la ragione sociale al suo partito, retto in gran parte sull'antiberlusconismo, ha ripreso a chiedere il voto di primavera. Così due dei suoi già in bilico e in polemica sulla linea antimontiana sembra che si siano decisi a strappare. Pardi al Senato e Formisano alla Camera, due di quelli che erano usciti allo scoperto e avevano criticato apertamente la linea della sfiducia alla manovra voluta dal loro capo. Adesso sembra che entrambi siano pronti ad abbandonare Di Pietro, lasciandolo in una situazione ad altissimo rischio con il gruppo che scenderebbe a 20 e in ostaggio dei singoli componenti che così avrebbe il potere enorme di cancellare il gruppo. E con uno in più al Senato, dove sarebbe sufficiente una coppia di senatori per far sparire l'Italia dei Valori.


http://www.italiaoggi.it/giornali/stampa_giornali.asp?id=1750963&codiciTestate=1&accesso=FA



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