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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

I MOVIMENTI VOGLIONO FARE UN CHECK UP ALLA RIVOLUZIONE ARANCIONE DI DE MAGISTRIS: "SINDACO VIENI IN ASSEMBLEA".

CORRIERE MEZZOGIORNO NAPOLI domenica 8

Scontro nel movimento sulle promesse del sindaco

I girotondini: «De Magistris ora venga in assemblea»

NAPOLI — Una pagina Facebook per «chiedere un'assemblea pubblica al sindaco de Magistris». Il movimento si interroga sulla «primavera napoletana», sulla «stagione arancione» dell'amministrazione guidata dall'ex pm. E lo fa utilizzando gli stessi strumenti con i quali è riuscito a organizzare eventi di partecipazione democratica e a promuovere il sostegno alla campagna elettorale di Luigi de Magistris. Ma la novità è nelle venature che, in profondità, minacciano di aprirsi in ferite fino a indebolire la compattezza della base protagonista della rivoluzione «scassatutto».
Dopo Giuliana Quattromini, leader dei girotondi, che in una intervista al Corriere del Mezzogiorno di qualche giorno fa ha chiesto che si faccia chiarezza sulla questione rifiuti e sulle dimissioni di Raphael Rossi, ecco l'appello-denuncia di un'altra animatrice delle manifestazioni di protesta, Tina Tallarino: «A distanza di sei mesi — scrive la girotondina — dato che sembra scattata per l'amministrazione comunale l'ora dei bilanci, in materia di partecipazione poco o nulla risulta essere stato fatto, se si escludono le estenuanti riunioni (alle quali mi sono personalmente sottratta perché lontane dallo spirito della partecipazione attiva) per l'elaborazione dello statuto di ‘‘Napoli è tua''. Il Laboratorio Costituente non risulta essere mai partito, l'elenco dei partecipanti è stato più volte aggiornato, ma ad oggi nessun gruppo risulta essersi mai riunito, visto che come emerge dall'intervista all'assessore Lucarelli sul Corriere del Mezzogiorno sono ancora in via di definizione e di approvazione norme e regolamenti». E allora, de Magistris venga in assemblea. Venga a spiegare al «tribunale» del movimento cosa accade. Insomma, il sospetto è che lo si voglia davvero processare. Almeno prestando ascolto a chi lo difende.
Daniela Villani, presidente della onlus Riprendiamoci napoletani ed ex candidata al Comune con la lista Napoli è tua, è una pasionaria non pentita e non molla il primo cittadino: «Prendo le distanze dalla Quattromini — esordisce—. Lei è legata ai salotti buoni, io alla vera cittadinanza attiva, quella che si è battuta per il rilancio di Napoli sin dalle prime avvisaglie dell'emergenza rifiuti. Non capisco, poi, quando le girotondine accusano sindaco e vicesindaco, mentre salvano l'assessore Lucarelli. Si lamentano della mancata partecipazione attiva alle decisioni? È Lucarelli l'assessore alle assemblee di popolo, perché non chiedono chiarimenti a lui. Forse è proprio il suo assessorato ad essere venuto meno? Poi — continua la Villani — le girotondine reclamano chiarezza sui rifiuti. Sodano ha convocato quattro assemblee pubbliche, ma la Quattromini e le altre non hanno ritenuto di partecipare. Non vorrei che dietro quest'ansia di denuncia si nascondesse la rivendicazione di qualche poltrona. Io mi batto, invece, perché si conferisca piena autonomia alle Municipalità che restano le istituzioni più vicine alle esigenze dei cittadini. Lucarelli si affretti a varare un regolamento per intensificare il rapporto con le Municipalità. È così che si costruisce il futuro, non con le rivendicazioni».
Ma la denuncia-appello della Tallarino si fa ancora più incalzante: «Nel primo incontro con il neoeletto sindaco nella Sala Santa Chiara a Santa Maria La Nova nel mese di giugno, dopo i consueti ringraziamenti, fu lasciata la parola a quanti si erano personalmente impegnati per la sua elezione, perché formulassero proposte, proponessero iniziative. In quella sede partirono le prime richieste per un ripristino della legalità in una città per troppi anni abbandonata a se stessa e furono fornite indicazioni anche di immediata esecuzione e a costo zero per l'amministrazione, accolte dal sindaco con una certa insofferenza. Nei mesi successivi il sindaco si è lasciato andare ad affermazioni del tipo che ritiene personalmente più sicuro camminare di sera per le strade di Napoli piuttosto che a Bruxelles, oppure che a Napoli l'emergenza rifiuti è definitivamente superata, oppure di aver emanato ordinanze straordinarie. Per noi che siamo cittadini attivi, presenti sul territorio, che si confrontano con le difficoltà della vita quotidiana, queste parole sanno più di propaganda o di ignoranza del problema. Emanare un'ordinanza a Napoli non è di per sé un atto rivoluzionario; atto rivoluzionario è semmai lavorare perché essa venga fatta rispettare. Esempio: sanzioni fino a 500 euro per coloro che gettano i rifiuti al di fuori degli orari consentiti. Bene, c'è qualcuno che vigila perché tale norma venga fatta rispettare? Quante contravvenzioni sono state elevate?». Infine, il lancio della pagina Facebook: «A distanza di sei mesi circa, crediamo sia giunto il momento per il sindaco che ha fatto la campagna elettorale ‘‘tra la gente''di tornare tra la gente in un'assemblea pubblica per per rispondere alle domande di quanti chiedono che la democrazia partecipata sia realizzata nei fatti e, al sindaco che si è vantato di essersi presentato e aver vinto con una lista civica fuori dai partiti, si chiede meno autoreferenzialità e più attenzione per le richieste di legalità e trasparenza che vengono dal basso».

 

CORRIERE MEZZOGIORNO NAPOLI domenica 8

Rossi: «Mi infangano». Sodano: «Fantasie»

Veleni dall'ex manager Asìa.

E Idv attacca il vicesindaco sui centri sociali

NAPOLI — La sfida è di quelle epiche. Da crociati contro infedeli. Da una parte il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, e il suo vice, Tommaso Sodano. Dall'altra, Raphael Rossi, l'ex presidente di Asìa dimissionato, moderno «profeta» dell'etica applicata alla buona amministrazione e oggi — come scrive su il Fatto quotidiano online — «solo e senza contratto, vivendo con un pizzico di ironia la mia seconda stagione da precario nella lotta per l'etica nella pubblica amministrazione». De Magistris, in una dichiarazione, ha tentato di scrivere la parola fine alla querelle che da giorni rimbalza tra roventi invettive e insinuanti accuse sui giornali, escludendo ancora una volta che alla base della revoca dell'incarico a Rossi vi sia la contesa sull'assunzione dei 23 dipendenti dell'ex consorzio di bacino: «Rossi ha fatto un buon lavoro, ma molte cose sono state risolte grazie al nostro intervento — dice l'ex magistrato —. Adesso, finita l'emergenza, si è passati all'ordinarietà e abbiamo deciso di spostare Raphael Rossi e sostituirlo con una persona che conosce molto meglio il territorio. Ho voluto Rossi in squadra, in un primo momento, perché Napoli ha un respiro nazionale. Ovviamente — afferma poi il sindaco — si deve migliorare e dopo la fase dell'emergenza ho ritenuto che per andare avanti e migliorare la persona più adatta fosse Raffaele Del Giudice, che faceva già parte della squadra. Sono fermamente convinto di aver fatto la scelta giusta allora e oggi». Quindi, «per andare avanti e migliorare», un uomo «di squadra».
Rossi replica. Ma il suo pensiero, come dire, resta foderato, chiuso nella difesa di se stesso e per l'ennesima volta non spiega tutto con chiarezza. Solo il tono delle sue denuce è evidentemente aspro: «Nonostante gli elementi infondati e comici della vicenda — scrive sul blog del Fatto, al termine di una lunga ricostruzione della sua attività a capo di Asìa, nella quale respinge le insinuazioni su consulenze e presunti sprechi — resta comunque questo vergognoso tentativo di infangarmi. È un meccanismo classico che ti prende per sfinimento. Bisogna essere molto abili a schivarne i colpi. E soprattutto ha altre due funzioni devastanti: quella di spostare l'attenzione, distraendo da altre situazioni torbide; e quella di indebolire una persona e lasciarla isolata. Quest'ultimo, un altro meccanismo tipico del malaffare». Verrebbe da chiedergli: con chi ce l'ha? Quali sono le situazioni torbide che lei denuncia? Chi ha messo in moto la mai sepolta macchina del fango? Rossi non lo chiarisce, ma aggiunge: «È arrivata la nave che porterà i rifiuti in Olanda: abbiamo voluto fosse un servizio vero con un contratto solido e non uno spot politico o un test. In questo modo abbiamo sottratto parecchi soldi alla criminalità locale». E poi: «Ancora adesso, continuo a chiedermi se sia successo dell'altro. Può darsi che, lavorando in maniera rigorosa, abbia toccato interessi molto forti, senza di fatto accorgermene. Il fango non si fermerà e cercheranno appunto di isolarmi per rendermi un bersaglio più facile da colpire». Accuse forti, che lasciano per terra un'oscura scia di inquietudine. Il vicesindaco Sodano commenta amareggiato: «Anche da queste espressioni usate da Rossi si legge con evidenza che le sue sono fantasie sabaude. Anzi, è lui che getta gratuitamente del fango addosso agli altri. So bene cosa sia la macchina del fango per averla sperimentata sulla mia pelle dopo aver denunciato il vero malaffare dello scandalo rifiuti in Campania. Rossi dimostra di non essere un vero uomo di squadra se parla così. La stessa nave dei rifiuti è un risultato di squadra. Daniele Fortini, amministratore di Asìa, è stato il primo ad aver rapporti con l'estero per il trasferimento dei rifiuti. Qui non ci sono primogeniture. Ma un lavoro collettivo che da sempre anima l'impegno del sindaco de Magistris e della sua amministrazione». Dunque, Rossi — si direbbe in gergo — è ufficialmente «scaricato» da sindaco e vicesindaco. Sebbene i venti di crisi minacciano di trasformarsi in tormenta per la finora blindatissima serenità dell'amministrazione arancione di Napoli. Tocca anche a Sodano, infatti, essere pubblicamente redarguito. Lo fanno tre consiglieri comunali di Italia dei Valori con una nota nella quale gli contestano di aver visitato il Laboratorio Insurgencia: «Con grande stupore — scrivono Antonio Luongo, Marco Russo e Carmine Schiano — abbiamo appreso la notizia della visita del vicesindaco Sodano presso il centro sociale che occupa da anni abusivamente locali di proprietà comunale. L'amministrazione de Magistris si sta distinguendo per un'acerrima lotta all'illegalità nella città, senza guardare in faccia a nessun tipo di privilegio, né economico, né politico. Iniziative come questa, estemporanee, e prese in totale autonomia, senza preavviso e senza consultarsi con il resto della maggioranza, rischiano di minare l'immagine del nostro progetto». Non solo, sullo scottante tema dell'assunzione dei 23 addetti del consorzio, sono intervenuti Gennaro Esposito e Carlo Iannello, consiglieri comunali di Napoli è Tua, e Gaetano Troncone, dell'Idv, per «precisare che il consiglio comunale non ha emesso alcuna delibera»: infatti «come si può leggere dal resoconto stenotipico sul sito del Comune, ha approvato all'unanimità un ordine del giorno, che è un atto di indirizzo non vincolante». Inoltre, i consiglieri di de Magistris aggiungono che «l'amministrazione, nella persona del vicesindaco Sodano, ha omesso di comunicare all'assemblea che i detti lavoratori avevano subìto un rigetto della loro domanda di assunzione dal tribunale del lavoro, che vi sarebbero dei pareri legali contrari alla loro assunzione e che sarebbero costati all'amministrazione circa 700 mila euro all'anno. Non si comprende, inoltre, come sia andato via Rossi e restato Fortini ereditato dalla precedente amministrazione. Aspettiamo, quindi, che l'assessore all'ambiente dia le spiegazioni alla cittadinanza tutta».
Insomma, le pagelle si sprecano, per non dire delle ammonizioni notificate a mezzo stampa. Il rischio è che, dopo pochi mesi di «rivoluzione arancione», il colore della bandiera sbiadisca per l'ansia di chi sente di avere più titoli di altri a ripulirla e a redigere la versione aggiornata del decalogo del buon amministratore.
Angelo Agrippa



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