Il Tribuno
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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

BOSSI COME SILVIO CON FINI: "MARONI, NO INCONTRI PUBBLICI", POI CI RIPENSA. DI PIETRO, INVECE ESPELLE E BASTA.

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14 gennaio 2012

La base è tutta con Maroni
E Bossi fa marcia indietro

Sfida in Padania: Varese si rivolta e ignora il veto di Tullia Fabiani e Bossi ci ripensa: «Nessun veto a Maroni, presto comizi insieme».
Umberto Bossi e Roberto Maroni si sono sentiti direttamente. Lo annuncia il quotidiano La Padania. «Questo - dice a proposito dei malumori nel Carroccio Umberto Bossi - non è il momento delle polemiche e chi spera in una Lega divisa e dà ascolto a intermediari confusionali rimarrà deluso». Bossi, sempre attraverso il giornale di partito, fa sapere anche che non vi sono veti alla partecipazione di Maroni ai comizi sul territorio e che presto ne terranno uno insieme. 


14 gennaio 2012

Bossi-Maroni: sfida in Padania di Tullia Fabiani


La sfida in Padania è solo all'inizio. Se Umberto Bossi decreta con una circolare la sospensione in Lombardia di tutti gli incontri pubblici con Roberto Maroni, i primi a non capire, a restare a dir poco confusi per quanto sta accadendo nel partito sono proprio i leghisti. Se poi, come a Varese, città in cui è nato il Carroccio, i leghisti sono molto vicini all'ex ministro dell'Interno allora la replica non tarda ad arrivare. 


Bossi vieta gli incontri pubblici con Maroni e la Lega Nord di Varese ignora il veto. Anzi sostiene di "non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale" e invita Maroni mercoledì prossimo, in serata, a un incontro, all'assemblea di Libera Padania, al teatro Santuccio. Del resto lo stesso sindaco varesino Attilio Fontana, dopo aver ammesso di essere "come minimo sconcertato da quanto accaduto", aveva fatto capire che sarebbe arrivato presto un segnale di sostegno all'ex ministro dalla città. E Maroni il segnale lo ha accolto subito accettando l'invito: "Certo che vado, l'hanno organizzato per me", ha confermato rilanciando sul suo profilo Facebook il link dell'appuntamento.

"Maroni è un militante della sezione, e sta facendo benissimo il suo lavoro. Nell'incontro pubblico faremo il punto della situazione con lui - spiega Marco Pinti, segretario della Lega Nord di Varese - e cercheremo di capire la direzione verso cui andare in futuro". Una direzione alternativa e diversa da quella indicata da Bossi? "Noi la rottura non la vogliamo, però serve una discussione aperta. La Lega per essere forte deve essere unita. Non può essere solo una bella foto di gruppo". E circa il veto del Senatur il segretario della sezione varesina commenta: "Noi non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale". E se la riceveste, verrebbe annullato l'incontro? "Vediamo cosa succede".

La sfida dunque è aperta. I militanti leghisti chiedono chiarezza e lamentano delusione. Il voto su Cosentino è una ferita fresca: "Per quel che riguarda Varese posso dire che il 99% avrebbe votato per l'arresto, poi certo Bossi ha parlato di libertà di coscienza...ma la base leghista è molto esigente e molto attenta". Tanto che anche altre sezioni della Lega Nord si apprestano a sfidare il divieto. Come quella di Gemonio, dove risiede lo stesso Bossi. Mentre in rete, su Facebook, via sms, e attraverso Radio Padania i militanti si fanno sentire e non esitano a criticare, polemizzare, commentare la "resa dei conti".

Eppure nel Carroccio c'è chi prova a minimizzare. Carolina Lussana, vicecapogruppo alla Camera pensa che "si tratti di enfatizzazione". Si dice "convinta che i nostri elettori e i militanti siano più preoccupati dei provvedimenti del governo che di questa vicenda e del voto Cosentino". E aggiunge: "Da parte mia non commento le decisioni del segretario federale, siamo anche noi in attesa di capire meglio". Poi però a proposito dell'amarezza e della delusione espresse dopo il voto proprio dall'ex ministro Maroni, precisa: "C'è stata un'indicazione data al gruppo, ed era di votare per il sì all'arresto. Poi su certi casi c'è libertà di coscienza. Detto ciò non condivido l'amarezza di Maroni. Sul caso Milanese non mi pare ci sia stata alcuna amarezza, né particolare imbarazzo a votare contro l'arresto". Infine chiosa: "Nella Lega si può discutere, avere opinioni differenti, confrontarsi. Ma l'ultima parola spetta al segretario federale. A fare la sintesi è Bossi. Nessun altro.".

Se questa volta la sintesi è stata isolare e silenziare Maroni, c'è da vedere se l'ultima parola sarà davvero quella del Senatur. Dalla scelta della segreteria di Varese, dalle reazioni di altre sezioni, di militanti, sindaci e governatori leghisti, pare proprio di no.



13 gennaio 2012

Bossi come Silvio con Fini
"Maroni, no incontri pubblici"


Che la Lega non fosse più un corpo monolitico pronto a seguire Umberto Bossi lo si era capito già dall'ultima Pontida dove molti leghisti avevano innalzato uno striscione con la scritta «Roberto Maroni presidente del consiglio». I congressi avevano certificato la divisione tra 'maroniani' e 'cerchio magico' ma è il caso Cosentino che ha decretato e reso pubblica la spaccatura e il caos nel Carroccio, non più partito di governo ma solo di lotta.

Se dalla sua nascita la Lega aveva seguito una sorta di centralismo democratico - espressione di togliattiana memoria, per spiegare che nel partito possono esserci molte posizioni ma che all'esterno deve emergere solo quella della maggioranza - ora appare evidente che ci sono due linee contrapposte, quella di Maroni da una parte e quella di Bossi dall'altra. E ad una settimana dalla manifestazione a Milano contro il governo Monti, il timore nella Lega è che la protesta della base che si identifica in Maroni si materializzi in piazza. Un timore che porta addirittura il direttivo nazionale della Lega Lombarda a vietare l'organizzazione di incontri pubblici a cui partecipi da solo Roberto Maroni. Sarebbe stato lo stesso Bossi «a suggerire» la direttiva già trasmessa alle segreterie leghiste che dovranno, ove organizzati, annullare gli incontri con l'ex ministro dell'Interno. 

Lo scontro, intanto, si sposta anche su Facebook. Molti leghisti hanno scelto il social network per manifestare il loro dissenso nei confronti di Bossi, che hanno sempre identificato nel 'capò, seguendo di fatto la strada di Roberto Maroni il quale proprio sul suo profilo ha postato: «Sono amareggiato e un pò deluso, ma non smetto di credere e di lavorare per la Lega che ho contribuito a costruire in oltre 25 anni di attività politica». L'ex ministro dell'Interno ha così spiegato ai militanti che hanno apprezzato la sua scelta a favore dell'arresto di Cosentino, che continuerà a lavorare per «la Lega degli onesti, la Lega senza intrallazzi nè conti all'estero, la Lega che mi ha conquistato per i suoi ideali di onestà e trasparenza, per i suoi valori etici e per i suoi meravigliosi militanti».

«Caro Roberto - ha scritto subito su Facebbok il capogruppo dei deputati il 'cerchistà Marco Reguzzoni - chi è causa del suo mal pianga se stesso. Queste polemiche servono a far passare in secondo piano le malefatte del governo» e «sono convinto che solo smettendola di alimentare le falsità che i nostri nemici mettono in giro, riusciremo a conquistare la nostra libertà». Reguzzoni ha negato che ci sia una divisione all'interno della Lega: «Nessuno, compreso Maroni, ha contestato la linea di Bossi della libertà di coscienza» ma sulla sua bacheca i maroniani si sono subito fatti sentire: «Reguzzoni fuori dai ... maroni». Il capogruppo dei deputati, che secondo alcune indiscrezioni raccolte tra i parlamentari del Carroccio ha provveduto a cancellare molti messaggi poco gentili, è poi stato smentito dal sindaco di Varese Attilio Fontana: «È stato un grande dolore vedere che non si sia riusciti ad avere un atteggiamento unitario: un segnale brutto, che spero possa essere superato al più presto». Per Fontana i problemi che sono emersi con il voto su Cosentino «si devono risolvere all'interno del movimento, magari con la convocazione del congresso, sia a livello nazionale (e cioè lombardo, ndr) sia a livello federale».

Anche oggi a Radio Padania è andata in scena la protesta che si è allargata dal caso Cosentino agli investimenti in Tanzania e al fallimento della banca della Lega con i mancati rimborsi a chi aveva investito. Il conduttore ha replicato ai contestatori o togliendo la linea o spiegando perentorio: «Bossi propone un pacchetto con alcune soluzioni. Se le condividete bene altrimenti votate altri partiti che ce ne sono tanti. Bossi è il segretario federale, punto e basta».


Il Tribuno
12 Dicembre 2011
TREVISO: ECCO LA LETTERA DI DENUNCIA DEI MILITANTI IDV ESPULSI.

Cara Italia dei Valori,    

Ci siamo autotassati per acquistare questa pagina perché desideriamo esprimere pubblicamente la nostra profonda indignazione per l'ingiustificata e immeritata espulsione dall’Italia dei Valori di  Sergio Balliana, di  Paolo Comelato e del Consigliere Comunale Leonardo Corò,  ai quali esprimiamo tutta la nostra solidarietà e gratitudine per il contributo che hanno dato in questi anni per migliorare il nostro Paese ed alimentare la speranza di una nuova generazione politica.

La loro espulsione, che si aggiunge a poco più di due mesi di distanza a quella altrettanto incomprensibile del Consigliere Comunale di Venezia Nicola Funari, rappresenta una grave ferita ai principi di democrazia, giustizia e legalità, ferita a cui mai  avremmo voluto assistere, tanto meno nel Partito al quale, proprio per difendere quei valori, Paolo, Leonardo e Sergio si erano iscritti.

• Sono stati espulsi per non aver accettato i più odiosi clichés che una classe  politica, cieca e sorda alla voce della gente comune, si ostina ad imporre nonostante le recenti sonore lezioni di Milano, Napoli e del Molise;

• sono stati espulsi perché non sono ricattabili per il passato né corruttibili per il futuro;

• sono stati espulsi perché hanno cercato la giustizia e la legalità negli organi deputati a difenderle, senza rassegnarsi a mercanteggiarle;

• sono stati espulsi perché hanno tenuto la testa alta e la schiena dritta;

• sono stati espulsi perché credono che la speranza di migliorare la nostra vita e il nostro Paese non debba mai morire;

• sono stai espulsi senza contraddittorio, senza nemmeno essere ascoltati, secondo il deprecabile stile di chi non ha il coraggio di affrontare il dissenso.

Scriviamo queste parole perché nutriamo ancora la speranza che le tante persone oneste e giuste militanti in Italia dei Valoriabbiano un giorno la meglio sui troppi professionisti della politica che, falliti nei precedenti partiti, stanno abilmente cercando di saccheggiare un Partito nato dalle speranze e dai sogni di tante persone semplici e fiduciose. Ciò a conferma di quella pesante questione morale che grava su Italia dei Valori così coraggiosamente denunciata da Luigi De Magistris, così ostinatamente negata e taciuta dai colonnelli di partito, così ampiamente confermata dal trionfo elettorale di Napoli.

            Sono stati espulsi ma sappiate che la loro onestà intellettuale e il loro coraggio di seguire sempre i valori in cui credono saranno di esempio per molte altre persone oneste.

            Poiché l'unica regola sempre rispettata è l'espulsione per chiunque osi criticare i comportamenti falsamente democratici di alcuni dirigenti locali del Partito, questa lettera è firmata con l'inchiostro dalla sottoscritta ma con il cuore da più di 50 militanti.




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