Il Tribuno
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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

BARBATO (Idv) CON I "FORCONI". I "FORCONI" E L'OMBRA DELLA MAFIA".

29 gennaio 2012


I forconi e l'ombra della mafia: "Cresciuti in fretta"

Confindustria: "Visto giusto, le cosche vogliono infiltrarsi"

Tir selvaggio inquinato dai clan: arresti e denunce. La difesa: "Il nipote di Santapaola è un autotrasportatore: non possiamo allontanarlo"

dall’inviato Alessandro Farruggia

Avola (Siracusa), 29 gennaio 2012 LA TREGUA è sottile come il velo di neve che copre l’Etna. E sotto, come sul vulcano, cova la lava. Il ‘Movimento dei Forconi’ e le altre diciassette sigle confluite nel cartello Forza D’Urto che ha dato via alle ‘Cinque giornate siciliane’, tira il fiato, e in una assemblea tenutasi nella campagne di Catenanuova ha deciso una tregua. Una pausa dopo che con scioperi e blocchi spontanei (e non) aveva mostrato d’esser capace di prosciugare le pompe di benzina, svuotare i supermercati e dar voce a quel disagio potente e profondo che alligna in Sicilia. 
Disorganizzato e litigioso, forte di un consenso reale tra agricoltori, pescatori, camionisti, legato a commercianti, artigiani e studenti, ma privo di una piattaforma rivendicativa chiara, il movimento vede anche materializzarsi un rischio insidioso: le infiltrazioni mafiose. A mostrarlo con evidenza l’arresto di Carmelo Gagliano, 45 anni, autotrasportatore di Marsala, tra gli organizzatori dei blocchi stradali nella sua provincia e accusato nell’inchiesta della squadra mobile di Caserta di aver prestato i propri mezzi ai fratelli Sfraga, referenti imprenditoriali delle famiglie mafiose Riina e Messina Denaro. Ma anche la denuncia per sequestro di persona contro cinque catanesi e un gelese, quattro dei quali con precedenti penali anche per associazione mafiosa, che domenica hanno costretto un camionista a seguirli a un presidio di protesta. E la presenza a una conferenza di presentazione del movimento di Enzo Ercolano, fratello di Aldo Ercolano, il killer del giornalista Pippo Fava e nipote del boss catanese Nitto Santapaola. Segnali sui quali indagano le procure antimafia. 
«Forse — ammette Mariano Ferro, 53 anni, agricoltore di Avola ex berlusconiano ex seguace di D’Antoni, un fugace innamoramento politico per Saverio Romano del Pid, oggi capo indiscusso dei ‘Forconi’ — siamo cresciuti troppo in fretta». «Ma qua — rilancia — c’è una Sicilia da riscrivere. Basta clientelismo, basta cultura del non lavoro. La nostra è una rivoluzione democratica contro il sistema, partita da un terra di mafia silenzi e omertà. Siamo in guerra e chiaramente ci vogliono annientare». 
E le infiltrazioni? Ferro allarga le braccia: «Posso chiedere il certificato antimafia a tutti quelli che manifestano con noi? Gagliano non era un nostro leader. Qualche testa calda si sarà esaltata, fanno bene a metterli a posto. E comunque noi diciamo, se c’è qualche ombra, fate pulizia. Ma noi andremo avanti». Populista? «Ma quale populista! Qua le aziende muoiono e noi poniamo problemi reali. Defiscalizzazione di carburanti, blocco delle procedure esecutive della Serit, la nostra Equitalia. Fondi comunitari per garantire accesso al credito…». 

A CATANIA, Giuseppe Richichi, 61 anni, da vent’anni deus ex machina dei camionisti dell’Aias, sulle spalle tre blocchi della Sicilia dal 2000 ad oggi, ha il pelo sullo stomaco. «Infiltrati mafiosi? Perché nella politica non ci sono? E al signor Lo Bello che si indigna tanto, dico: cosa hanno fatto qui tante industrie, oltre ad inquinare la Sicilia? Mi facessero il piacere. E il governatore Lombardo la smettesse di cercare di mettere il cappello sulla nostra protesta. Quanto al nipote di Santapaola alla nostra assemblea, è un trasportatore: posso impedirgli di partecipare? Se è accusato di qualcosa lo mandassero in soggiorno obbligato. Ma non cerchino di usarlo per bloccare la nostra ascesa». 
Sa che lo faranno, tutti sanno che le infiltrazioni mafiose sono una miccia accesa. Ma don Giuseppe Di Rosa, 71 anni, il parroco della chiesa madre di Avola che l’11 maggio organizzò l’incontro che diede vita al movimento, non molla: «E’ un movimento che nasce dal basso, dall’esigenza di gente che non riesce più a mantenere le proprie famiglie. E’ un cammino di popolo. Il potere cercherà di fermarci? Certo, ma penso che s’illuda. Vedrete, è solo l’inizio».

http://qn.quotidiano.net/cronaca/2012/01/29/660771-forconi_ombra_della_mafia.shtml

Il Fatto Quotidiano

di Andrea Postiglione | 28 gennaio 2012

Marsala, arrestato il “forcone” Gagliano 
“I suoi tir al servizio di Cosa nostra e Casalesi”

Con l'azienda Afm, uno dei leader del movimento in Sicilia trasportava merci per grandi marchi come Amadori e Sammontana. Ma secondo l'accusa, era coinvolto nel monopolio mafioso-camorristico del mercato ortofrutticolo di Fondi. Imbarazzo tra gli altri leader della protesta

”Noi non conosciamo questo Gagliano che è stato arrestato. Non si può dire che sia dei forconi”. Il giorno dopo il suo arresto, il movimento dei Forconi siciliani già prende le distanze da uno dei principali promotori delle proteste che nei giorni scorsi hanno paralizzato la sicilia. Si chiama Carmelo Gagliano, ed è un autotrasportatore di Marsala accusato di essere legato alla mafia siciliana e alla camorra casalese. Così, dopo aver attaccato Ivan Lo Bello, il presidente degli industriali siciliani che ha denunciato i tentativi di infiltrazione della mafia nel movimento, i Forconi dell’isola sono costretti quantomeno a rivedere le loro posizioni.

“Probabilmente – dice oggi Mariano Ferro, uno dei leader del movimento – le dichiarazioni di Lo Bello sulle infiltrazioni mafiose che intendevano metterci in guardia sono condivisibili. E comunque, è impossibile fare una schedatura di chi partecipa liberamente alle manifestazioni”. Eppure, è altrettanto difficile credere che i trasportatori siciliani – e non solo – davvero non conoscessero Gagliano e la sua Afm (Auto Frigo Marsala), i cui tir da anni attraversano in lungo e in largo l’Italia per conto di aziende del calibro di Amadori, Bartolini, Sammontana, Arena. Anche perché è da novembre che Gagliano è finito nell’occhio del ciclone. Da quando, cioè, il gip Pasqualina Paola Laviano aveva emesso per la prima volta l’ordinanza di custodia cautelare che ieri lo ha portato in carcere.

Allora, il Tribunale del Riesame annullò il provvedimento per vizi di forma: il giudice per le indagini preliminari si era limitato a copiare e incollare la richiesta presentata dalla Procura senza valutare gli elementi di prova. Stavolta le cose sono andate diversamente e Gagliano è finito in carcere insieme ad altri cinque con l’accusa di aver messo a disposizione il parco automezzi della sua azienda ai fratelli Sfraga (legati a Riina e Messina Denaro) in Sicilia, e a Costantino Pagano, prestanome degli Schiavone e titolare della ditta “La Paganese”, in Campania. Un accordo, questo, raccontato agli inquirenti dal collaboratore di giustizia Gianluca Costa, molto vicino a Pagano, che ha svelato ai pm tempi e modi dell’intesa che aveva portato mafia e camorra ad avere il monopolio del trasporto su gomma nel sud Italia e il controllo di buona parte del mercato ortofrutticolo italiano.

Ed è proprio dalla testimonianza di Costa che emerge il legame tra la criminalità organizzata e Afm: “I termini della collaborazione con la ditta siciliana – si legge nell’ordinanza – si spiegavano proprio in ragione dell’accordo camorristico mafioso intervenuto tra il clan campano e Cosa Nostra. Gli Sfraga, commerciando i loro prodotti su tutto il territorio nazionale e pertanto anche verso mercati non controllati dai casalesi, potevano utilizzare su quelle tratte e senza problemi il loro vettore. Quanto ai trasporti su gomma da e verso il mercato di Fondi, sottoposto all’egemonia monopolistico-camorrista della Paganese, era la stessa ampiezza del traffico siciliano su quella tratta a legittimare il ricorso alla Autofrigo oltre che alla ditta del Pagano e alle altre controllate”.

Ma l’arresto di Gagliano apre soprattutto inediti scenari investigativi: la sua presenza in strada al fianco dei Forconi potrebbe essere un ulteriore indizio a sostegno dell’ipotesi che mafia e camorra fossero d’accordo non solo sulla spartizione di tratte e mercati italiani, ma anche sui modi e sui tempi della protesta che nei giorni scorsi ha paralizzato il sud Italia. L’obiettivo? Controllare la protesta, guidarla e, poi, sedersi al tavolo delle trattative con il Governo e dettare nuove condizioni. Non certo direttamente, ma attraverso prestanomi con faccia e fedina pulite.

 23 Gen 2012 


Francesco Barbato, deputato Idv, al fianco dei "forconi" campani: "Da stamane sono con gli autotrasportatori alla barriera Napoli Est dell'autostrada NA-BA. Le loro ragioni sono tante e sacrosante. Ho sensibilizzato il presidente di Idv, Antonio Di Pietro, per accendere i riflettori su questo settore ed evitare che fra 60 giorni gli aumenti della benzina.





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