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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

BOSSI E DI PIETRO UNITI SULLE CARCERI E NON SOLO.... 'IL POLO MANETTARO'

 

giovedì, 9 febbraio 2012

Bossi e Di Pietro
si ritrovano uniti

di Alessandro Calvi

Decreto svuotacarceri. Per il leader dell’Idv è «una resa incondizionata dello Stato a criminali e delinquenti». Più moderato il segretario della Lega, per il quale «questi provvedimenti non hanno mai funzionato». Accordata la fiducia, ma il governo perde altri 49 voti.

Nella foto: Antonio Di Pietro

La fiducia sul decreto svuota-carceri è passata. Ma è passata a fatica, con una cinquantina di voti in meno rispetto all’ultimo voto di fiducia. E, soprattutto, quello andato in scena ieri potrebbe essere ricordato come l’atto ufficiale dell’inizio della campagna elettorale. I toni di Lega e Italia dei valori, infatti, non lasciano molti dubbi.
Antonio Di Pietro ha parlato di una «una resa incondizionata dello Stato a criminali e delinquenti». Umberto Bossi ci andato un po’ più leggero. «Questi provvedimenti - ha detto - non hanno mai funzionato»; poi, ha concesso: «Speriamo funzionino stavolta». Ma la realtà è che i due hanno impegnato le rispettive truppe nel combattere la stessa battaglia, in preparazione della guerra che, prima o poi, si combatterà nelle cabine elettorali. E ieri, per questo, hanno inchiodato quelle stesse truppe nella trincea dello svuota-carceri con qualche occasionale compagno di strada. Con il quale, peraltro, sono volate parole grosse, come è accaduto tra i radicali e la pattuglia guidata da Antonio Di Pietro.
«Se chiedere che i delinquenti stiano in galera significa essere illiberali, come sostengono i Radicali, penso che noi di Italia dei valori siamo in buona compagnia, perché la stragrande maggioranza degli italiani la pensa così», spiegava ieri, infatti, il vicecapogruppo dell’Idv a Montecitorio, Antonio Borghesi. Ed era la risposta al segretario dei Radicali, Mario Staderini, il quale dalle colonne del Messaggero aveva definito «illiberali» le proteste di Lega e Idv. «Non solo i leghisti, ma anche i dipietristi - era il ragionamento di Staderini - stanno mostrando di utilizzare le istituzioni per fini demagogici e per interessi di bottega. E non per contribuire a risolvere un problema terribile, come è quello delle carceri».
Poi, in aula era stata Rita Bernardini a qualificare l’astensione del gruppo dei Radicali come una «astensione che è non “dal” voto ma “nel” voto», spiegando che «questo decreto rischia di divenire l’alibi per non fare quello che è necessario e improcrastinabile». E, naturalmente, si riferiva alla amnistia sulla quale vanno battendo da tempo i Radicali. Insomma, di fatto i Radicali in questo modo hanno trovato al strada per non votare contro il governo e, allo stesso tempo, di distinguersi dai “no” annunciati da Lega e Idv «per ragioni ripugnanti».
Così, alla fine la fiducia al governo - ma l’aula si esprimerà soltanto martedì prossimo sulla conversione in legge del provvedimento - è arrivata con 420 sì (quelli di Pdl, Pd e Terzo Polo), 78 contrari e 35 astenuti. Sono 49 voti in meno rispetto all’ultima fiducia, quella concessa da Montecitorio sul Milleproroghe il 26 gennaio scorso. Rispetto al primo voto di fiducia, poi, i voti in meno sono addirittura 136. E ieri erano molti anche gli assenti, tra i quali Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani. Tra gli astenuti, infine, compare anche il nome di Alfonso Papa, ex magistrato e deputato Pdl coinvolto nella vicenda P4, che ha parlato di un «provvedimento spot» e di una «intollerabile finzione».
Naturalmente, su tutt’altra posizione era invece attestata il Guardasigilli Paola Severino la quale ha respinto ogni critica al mittente, sia quella relativa alla «resa» mossa dall’Italia dei valori, sia quella, di matrice leghista, che aveva dipinto il provvedimento come uno «scaricabarile». Poi, ha detto: altro che svuota-carceri, piuttosto «lo chiamerei salva-carceri perché le salva dal degrado». E, a chi anche nella maggioranza non aveva resistito a storcere pubblicamente il naso, il ministro ha ricordato che «il Parlamento dovrebbe sapere che oltre a questo decreto che affronta con urgenza il sovraffollamento c’è un altro provvedimento, un disegno di legge varato dal Consiglio dei ministri, nel quale il problema carcerario viene affrontato in maniera più completa, con le misure alternative alla detenzione e con il lavoro carcerario», e che, dunque, quello sul quale ieri la Camera ha espresso la fiducia «è solo un pezzetto del mosaico».
Si vedrà, ora, se il governo avrà la forza di completarlo questo mosaico o se invece la giustizia sarà ancora, come è stata sino ad ora, la retroguardia sulla quale continueranno a scaricarsi i mal di pancia dei partiti - anche, e soprattutto, di quelli che sostengono il governo come Pdl e Pd - e che però in altre sedi non possono essere espressi. È esattamente questo ciò che è accaduto, e con particolare ruvidezza, nel percorso non ancora terminato di questo decreto, partito con un volto e ormai avviato in porto con connotati ben diversi, dopo il massaggio ricevuto in Parlamento. Le insidie, peraltro, non mancano, a partire da quella rappresentata dalla norma sulla responsabilitò civile dei giudici.




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