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"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
   
News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

IDV PISA NEL CAOS. ESPULSI TRE CONSIGLIERI CHE HANNO OSATO CRITICARE IL DOPPIO INCARICO DELLA CHINCARINI.

TIRRENO PISA domenica

Caos nell’Idv, espulsi tre ribelli  

Il leader provinciale: fuori Curci, Landucci e Falchi.

Ma loro replicano: noi abbiamo già pagato la quota  

 L’Italia dei Valori è sempre più nel caos: nel pomeriggio di ieri è stato detto tutto e il suo contrario. Il coordinatore provinciale, Luigi Buoncristiani: «Torniamo a parlare dei cittadini. Le polemiche di questi giorni sono squallidi individualismi sollevati da persone a cui gli organi di partito a tutti i livelli hanno deciso di non rinnovare la tessera, quindi non fanno più parte dell’Idv da circa una settimana. All’esecutivo nazionale sta bene il doppio incarico di Chincarini e lo Statuto prevede deroghe; basta con questo karma che ogni tanto qualcuno risolleva». Maria Luisa Chincarini, consigliere regionale e comunale (il suo doppio incarico è il pomo della discordia): «La frase da me detta in radio è stata ingigantita e strumentalizzata. Anche io vorrei fare una sola cosa e bene, per me è un sacrificio mantenere le due figure istituzionali. Coloro che il partito ha giudicato “non tesserabili” non versano i contributi obbligatori a Idv e da un anno la tesoreria regionale sollecitava». Gli “epurati” Michele Curci, Lucia Landucci e Anna Falchi: «Apprendiamo solo ora di non far più parte del partito»; in particolare, quest’ultima non ha incarichi istituzionali e quindi non è tenuta al pagamento delle quote, mentre gli altri due, consiglieri provinciali, a telefono dichiarano di avere «le ricevute dei versamenti effettuati a febbraio». Un passo indietro. Falchi e Landucci ricostruiscono: «Durante una trasmissione di Punto Radio, il 30 dicembre scorso, il segretario provinciale di Sel ha chiesto: “Perché non ti dimetti da uno dei due incarichi? Non ti fidi di quello che c’è sotto?”. Chincarini ha risposto, testualmente: “Perché se dietro di me c’è un Cuffaro, probabilmente non ce lo voglio mandare in consiglio comunale”. La dichiarazione che nella lista ci sia “un Cuffaro” per noi dell’Italia dei Valori è di una gravità inaudita». Partono varie richieste di chiarimenti fino all’ultimatum di venerdì: Curci chiede le dimissioni del direttivo provinciale in alternativa a quelle di Chincarini. La risposta. La “doppia” consigliera ci tiene a specificare: «In radio c’era un clima scherzoso e quel giorno non volevo dire nulla di particolare. Io non cumulo i due stipendi, ma ho rinunciato ai gettoni di presenza come consigliere comunale. E non mi vengano a dire che accumulo “poteri”. Quali?». La questione economica. Eppure non torna qualcosa. Il consigliere provinciale, «deluso, ma non sorpreso» dalla decisione di espulsione, giura di aver conservato la ricevuta del suo 10% al partito: «Ho versato 130 euro in data 8 febbraio». Landucci aggiunge anche la banca: «Alla Cassa di Risparmio di Pisa ho pagato 200 euro il 7 febbraio». Buoncristiani parla di una «serie di problematiche» all’origine della decisione; quindi non solo soldi, ma nemmeno le polemiche dei “ribelli”, perché esse sono partite «in contemporanea» all’esclusione dei tre. Chiude Curci: «Se avessi saputo di non far parte di Idv una settimana fa, non mi sarei mai permesso di sollevare critiche alla conduzione di un partito a cui non appartengo».

 

TIRRENO PISA sabato

CHIESTE LE DIMISSIONI  

Chincarini, spacca l’Idv il doppio incarico    

Michele Curci, capogruppo del partito in Provincia, chiede che la consigliere regionale e comunale lasci una delle due poltrone.

Tensione dopo un intervento in radio 

PISA È guerra totale all’interno dell’Italia dei Valori provinciale: Michele Curci,il capogruppo del partito a palazzo di piazza Vittorio, arriva a porre l’ultimatum: «O si dimette Maria Luisa Chincarini o si dimette il direttivo provinciale Idv». La questione parte dal doppio incarico ricoperto: Chincarini, eletta nel 2008 in consiglio comunale e nel 2009 in quello regionale, ha mantenuto entrambe le poltrone istituzionali. Ma ad aggravare la sua posizione, agli occhi di molti colleghi, è stata una frase pronunciata a Punto Radio: per spiegare come mai non lasciasse la poltrona cittadina, Chincarini, secondo la versione fornita da Curci, ha risposto che «se dietro di me c’è un Cuffaro, probabilmente non ce lo voglio mandare in consiglio comunale». Secondo Curci, quella frase «sta trascinando il partito e tutti noi iscritti in una situazione talmente imbarazzante che ormai la cosa meno dolorosa per tutti è la richiesta di dimissioni dell’intero direttivo provinciale, incapace di riportare la consigliera alla ragione». Assicura che molti condividono la sua posizione e che, se dopo un’affermazione così «grave» non scattano nomi né denunce alla magistratura, vuol dire che Chincarini non si riferisce a nessuno in particolare: «È solo una debole difesa del doppio incarico, ma manca di rispetto verso i principi fondatori di moralità e dei propri iscritti. Infine, non allarga la vista su un progetto per il futuro del partito locale». In caso di dimissioni, il primo dei non eletti all’assemblea di palazzo Gambacorti sarebbe Marco Cecchi, assessore al Comune di Pontedera. Subito dopo c’è Saverio Ciancio. Va detto che né l’uno né l’altro risultano indagati per alcun tipo di reato; e nemmeno condannati per associazione mafiosa, per la quale l’ex governatore della Sicilia, Totò Cuffaro, sta scontando sette anni di prigione. Per tutto il giorno di ieri è stato impossibile rintracciare Chincarini e farsi spiegare quella dichiarazione. Intanto Curci rincara sull’organo interno di Idv: «La condotta inconcludente e palesemente scorretta di questo direttivo, che evita accuratamente di discutere dei problemi provocati dalla condizione della Chincarini e non prende posizione nemmeno di fronte a simili dichiarazioni offensive, fa pensare che è giunto il momento di chiedere apertamente un cambio della guida del partito». E se tutto ancora non cambiasse, il capogruppo in Provincia invoca l’intervento del livello regionale e nazionale: «Non si rendono conto delle cose che qui succedono oppure dovremo riflettere sullo scopo della loro sordità».(g.c.)

 



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