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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

LA VOCE DELLE VOCI, NAUFRAGIO 'COSTA-CONCORDIA': "LA PISTA RUSSA".


dagospia.com     

1- LA PISTA RUSSA 
Rita Pennarola per La Voce delle Voci

LA VOCE DELLE VOCI imagesLA VOCE DELLE VOCI IMAGES

Assurdo. Impensabile. Nemmeno immaginabile. Sono solo alcuni dei termini usati nei forum del personale marittimo italiano, che comprende molti alti ufficiali, per definire quanto è avvenuto in quell'attimo preciso del 13 gennaio scorso, ore 21.40, a bordo del Costa Concordia, la più grande nave da crociera italiana, simbolo di un orgoglio nautico affondato quella tragica notte dinanzi all'isola del Giglio, trascinando con sé negli abissi, oltre alle vittime, le sorti dell'unico comparto nazionale con fatturati e occupazione in rapida ascesa: il settore crocieristico.

SCHETTINOSCHETTINO

Lo sconcerto coglie in particolare i tanti membri del Forum che per anni avevano viaggiato su navi comandate da Francesco Schettino, considerato dalla stampa mondiale l'artefice del disastro, perché, dicono, conosceva il Concordia come le sue tasche e ancor di più il mar Tirreno, casa sua da oltre trent'anni di navigazione.

Il punto, allora, ben oltre le ricostruzioni gossippare che hanno colorito le cronache della tragedia, e anche al di là delle responsabilità successive all'urto, è precisamente questo: cosa può aver indotto il comandante di lungo corso Schettino a salire in plancia, quando la nave aveva già una rotta super-sicura programmata, sostituire la navigazione manuale a quella del pilota automatico e dirigere personalmente la nave contro gli scogli delle Scole, segnalati perfino nelle mappe per villeggianti (qui accanto il Giglio come appare sulle cartine turistiche degli alberghi isolani) e che lui stesso conosceva alla perfezione, per aver navigato decine di volte in quelle acque, inchini compresi?

LA MOLDAVA DI SCHETTINO a bigLA MOLDAVA DI SCHETTINO A BIG

Del resto, è proprio questa l'unica domanda alla quale Schettino non ha mai saputo dare risposte precise fin dal primo, lungo interrogatorio del 17 gennaio. Dinanzi ai pm di Grosseto farfuglia. S'inventa subito la storia dell'inchino, pur sapendo che a smentirla ci sarebbero stati tutti: a cominciare dal comandante Mario Palombo, cui sarebbe stato rivolto il presunto "omaggio".

FRANCESCO SCHETTINOFRANCESCO SCHETTINO

Spiega il pm Alessandro Leopizzi a Schettino, che aveva appena detto la bugia: «Il comandante Palombo si è detto sorpreso da quell'accostamento perché dal punto di vista turistico, ci racconta Palombo, era privo di senso, nel senso che non era navigazione turistica a gennaio col Giglio praticamente semideserto anche da un punto di vista delle luminarie, mentre invece tutte le altre accostate, quelle regolarmente pianificate dalla compagnia, erano state fatte ad agosto in occasione delle feste patronali».

Allora Schettino tira fuori un'altra scusa: fare un piacere al maitre Antonello Tievoli, originario del Giglio: «Era una cortesia - dice - che mi aveva chiesto Antonello e dissi "Va bene, se ci sta il comandante Palombo a terra la facciamo, altrimenti no"». Palombo sull'isola non c'era. Si trovava nella sua casa di Grosseto.

SCHETTINO bigSCHETTINO BIG

Due giorni dopo il disastro è il padre di Tievoli a smentire categoricamente Schettino: «La nave passa ogni settimana e ogni settimana mio figlio ci avverte, ma non ha mai chiesto di passare così vicino, nè lo ha fatto stavolta. Ci mancherebbe. La nave è sempre passata almeno a 400 metri di distanza, questa volta è andata sopra gli scogli. Non credo proprio che il comandante volesse fare un omaggio a mio figlio. Venerdì c'è stato un errore, qualcosa è andato storto». Già. Ma che cosa?

Nessun omaggio né inchino, ormai è certo, in una notte gelida e buia di gennaio. Per tutti gli aspetti del dopo-incidente (le manovre, le scelte difficili di accostare la nave quanto più possibile alla riva per lo sbarco dei passeggeri), le ricostruzioni del comandante stanno trovando poco a poco conferme. Ma il buco nero resta proprio nei circa 20 minuti che hanno preceduto quel fatale momento: perché Schettino decide di accostare velocemente sotto gli scogli, dichiarando agli inquirenti addirittura di aver visto la scena dell'impatto "a occhio nudo", dentro una plancia che, come in tutte le grosse navi da crociera, è più attrezzata della cabina di un super jet?

FRANCESCO SCHETTINOFRANCESCO SCHETTINO

Il motivo, la ragione inconfessabile, quella che il comandante non può spiegare, è sicuramente un'altra. Schettino sa e non parla. Probabilmente, non può. Così come non possono confessarla, quella verità, gli alti ufficiali o le altre persone dell'equipaggio (forse qualcuno fra i quattro indagati del personale di bordo, oltre a Schettino e al suo secondo, Ciro Ambrosio) che ne erano a conoscenza. Tanto da non poter impedire l'accostamento stretto agli scogli del Giglio. Una verità che oggi si sussurra a mezza bocca.

C'era qualcuno che doveva calarsi in mare velocemente dalla nave e raggiungere l'isola, o qualcosa da sganciare nell'area marina degli scogli ad essa limitrofi? Schettino - e chi con lui sapeva - furono costretti a quel passaggio azzardato, ma destinato ad andare ben diversamente, senza danni? Da chi fu indotto, e perché?

schettinoSCHETTINO

In un modo o nell'altro, grazie al lavoro tenace degli inquirenti, una verità dovrà venire a galla, senza ombre. Lo si deve a quei 25 morti nel naufragio ed ai 7 dispersi accertati ufficialmente. Sempre che non ve ne siano stati altri, di passeggeri a bordo, non dichiarati. 

SHABOO A BORDO!
La ricostruzione della Voce prende le mosse da alcune circostanze inedite di tutta la vicenda. Particolari che potrebbero condurre molto vicini alle vere ragioni del folle gesto, di quel brusco accostamento di una nave da 117mila tonnellate alla costa rocciosa. Era insomma come se Schettino "dovesse" passare rapidamente in prossimità di quello scoglio, risultato fra l'altro di proprietà privata (come ha svelato il programma Quarto Grado, appartiene all'ultima anziana discendente della famiglia Rossi, gigliese).

DOMNICA CERMOTANDOMNICA CERMOTAN

Per quale ragione? Ed è mai possibile che una "isoletta" accatastata regolarmente non fosse segnalata nelle mappe, come dice Schettino a botta calda ai pm?
Il comandante, è stato accertato dalle perizie, era sobrio e non faceva uso di stupefacenti. Le lievi "contaminazioni" da cocaina rinvenute sui capelli sono risultate "accidentali". Di quella polvere, a bordo, doveva essercene. E non è una gran novità. Davvero.

Domnica Cemortan e il Comandante Schettino da CHI jpegDOMNICA CEMORTAN E IL COMANDANTE SCHETTINO DA CHI JPEG

Perché quattro anni fa, solo quattro anni fa, a bordo del Concordia furono arrestati sette marittimi filippini che utilizzavano i viaggi dell'ammiraglia di casa Costa, soprattutto quelli che facevano scalo in Spagna, per trasportare un micidiale allucinogeno, lo Shaboo. «Le navi da crociera - spiega un ambientalista, Giovanni D'Agata - sono un canale considerato appetibile dai trafficanti di droga, soprattutto quelle che seguono rotte molto vicino alla costa e quindi meno controllate rispetto ai porti».

Domnica Cemorta sulle navi costa crociere da chiDOMNICA CEMORTA SULLE NAVI COSTA CROCIERE DA CHI

L'operazione del 2008 era stata condotta dalla polizia marittima di Savona - snodo di quello spaccio clandestino via mare - in collaborazione con la Dea di Miami e con i colleghi spagnoli. Barcellona e dintorni sono infatti diventate un avamposto mondiale per i trafficanti di stupefacenti, come dimostrano, da ultimi, i sequestri a raffica di ingenti capitali e immobili sulla Costa del Sol, a Tenerife o alle Canarie, disposti dalla Dda partenopea ai danni di narcotrafficanti affiliati alla criminalità organizzata campana, in primis i clan dell'area maranese e vesuviana. Traffici - si legge nei più recenti rapporti dell'Antimafia - che in tempi di globalizzazione spinta vengono oggi gestiti su scala internazionale, attraverso "cartelli" comprendenti le sempre più agguerrite e potenti mafie di altri Paesi.

ASSALTO ALLA TOSCANA 
Ci arriviamo. E cominciamo ricostruendo alcuni contorni dei luoghi in cui si svolge questo autentico film dell'orrore. Partiamo dalla Toscana, diventata epicentro di traffici illeciti ad opera di numerose organizzazioni criminali. Fra le prime c'è la mafia russa. A dirlo è la Fondazione Antonino Caponnetto della Toscana nel suo Rapporto 2011 sullo stato del crimine organizzato in zona.

domnica moldavaDOMNICA MOLDAVA

Dopo aver dichiarato fin dal titolo che alla data di pubblicazione il fatturato delle mafie in Toscana era pari a 15 miliardi di euro, il dossier si apre, non a caso, col capitolo sulla mafia russa, «che è presente in Toscana da diversi anni», con «zone a maggior rischio che rimangono, oltre alle coste, Forte dei Marmi, l'Isola d'Elba, Montecatini e la città di Firenze».

Domnica Cemortan e le amiche da CHI jpegDOMNICA CEMORTAN E LE AMICHE DA CHI JPEG

Inoltre, «il recente ingresso in Toscana di società russe assieme alla ricchezza locale, può favorire un indotto criminale gestito dalla mafia russa», che investe prevalentemente «nel settore alberghiero». Così si conclude il capitolo: «Il Rapporto DIA del secondo semestre 2010 conferma la presenza della mafia russa in Toscana, in particolare a Montecatini, e consiglia di seguire l'evoluzione del riciclaggio nel gioco d'azzardo e nelle scommesse clandestine».

ROULETTE RUSSA
L'universo miliardario ruotante intorno al gioco d'azzardo, così come ai business delle slot machines e delle scommesse clandestine: ecco il piatto forte degli affari che i boss dell'ex Unione Sovietica stanno già da tempo gestendo in diverse zone della penisola italiana, accanto all'acquisizione di perle dei patrimoni immobiliari locali, con una particolare predilezione per i colossi alberghieri. Uno scenario in cui tavoli verdi, croupier e scommesse rappresentano il canale ideale per le forme più spinte di riciclaggio che si possano immaginare.

DOMNICA CEMORTAN ALL'USCITA DALL'INTERROGATORIODOMNICA CEMORTAN ALL'USCITA DALL'INTERROGATORIO

«Sui casinò a bordo delle navi da crociera - spiega un addetto alle sale giochi di una compagnia italiana - si accettano giocate dei passeggeri solo in denaro contante. Tutte banconote "fresche" che arrivano in enorme quantità da varie parti del mondo durante ogni navigazione, con controlli relativamente limitati, specialmente in acque extraterritoriali».

DOMNICA CEMORTANDOMNICA CEMORTAN

Per il criminologo Federico Varese, docente a Oxford ed autore del recente "The Russian Mafia", la presenza di una forte oligarchia di potere intorno a Vladimir Putin ha costretto i mafiosi locali ad estendere il proprio raggio d'azione sull'estero, puntando «prevalentemente su gioco d'azzardo e riciclaggio».

Ma fin dal 2006, quando si cominciò a parlare di un casinò da aprire nella Repubblica di San Marino, lo spettro della mafia russa fece la sua comparsa in grande stile, con tanto di «incontri su misteriosi panfili al largo della costa adriatica», come ricostruiva Il Giornale.

Secondo il rapporto reso a Bruxelles a marzo dello scorso anno dal procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato sulla "organizatsya" o "mafiya", come la chiamano a Mosca e dintorni, «fonti dello stesso governo russo sostengono che circa il 40% delle imprese private, il 60% di quelle statali, nonché l'85% delle banche russe e il 70% delle attività commerciali sono soggette ad infiltrazioni o comunque sono sotto l'influenza delle organizzazioni criminali e quasi la totalità delle imprese commerciali nelle maggiori città della Russia è gestita direttamente o indirettamente da gruppi criminali».

Nave costa concordiaNAVE COSTA CONCORDIA

Sul binomio gioco d'azzardo-mafia russa si sofferma anche il recente rapporto della Commissione parlamentare antimafia. Il presidente Beppe Pisanu accende i riflettori in particolare sul Casinò di Sanremo, che opera in un territorio reso incandescente dagli ultimi scioglimenti per mafia dei comuni limitrofi di Bordighera e Ventimiglia.

naveNAVE

«La Dia - scrive Pisanu - riferisce di indagini che hanno riguardato il Casinò di Sanremo, nell'ambito delle quali (seppur non vi siano state contestazioni di reati mafiosi) sono state accertate pericolose relazioni tra l'assistente del direttore ed un affiliato al clan camorristico Zaza, collegato a diversi clan operanti in Liguria».

Nel mirino anche le slot machines, che riempiono interi saloni sulle navi da crociera. Il rapporto ricorda lo stratosferico debito (90 miliardi di euro) accertato dalla Corte dei Conti ed accumulato da alcune concessionarie che gestiscono in Italia le slot.


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