Il Tribuno
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"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
   
News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

BARBATO CI RIPROVA. "VIA IL NOME DI DI PIETRO DAL SIMBOLO O ME NE VADO".

da LIBERO


Attento, Tonino. «Così non va. Da moribondi diventiamo morti». Il fustigatore della casta, Francesco Barbato, riccioluto deputato dell'Italia dei Valori natìo di Camposano (Na), terrore dei transfughi con velleità da 007 del Palazzo, dopo avere seminato il panico per alcune interviste non autorizzate ai colleghi, mira direttamente al bersaglio grosso: i suoi compagni di banco, anzi di scranno, capitanati da Antonio Di Pietro. Al grido di «via il centrosinistra riciclato e niente più riferimenti politici nel simbolo».

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Barbato, con chi ce l'ha?
«Con la logica delle clientele, con i soliti soliti noti che sono ancora tutti ai loro posti nei partiti referenziali. Ce l'ho con i personalismi della politica».

Parla lei che è stato eletto in un partito che si chiama "Di Pietro-L'Italia dei Valori". «Veramente non ho mai preso la tessera e non so neanche se la prenderò. L'unica che ho preso è stata per il partito socialista, prima che finisse distrutto dalle tangenti. Però il discorso è un altro».

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Sentiamo.
«Sono dell'idea che tutti i partiti siano morti. E l'Idv è l'unico partito meno "partito" degli altri».

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Traduciamo il Barbato-pensiero.
«Nel senso del participio passato del verbo partire. Cioè, l'Idv c'è ancora a livello nazionale, grazie a Di Pietro, a Lannutti, a De Magistris e a quelli come me, ma rischia di scomparire se non si dà subito una regolata a livello locale. Dobbiamo ascoltare i cittadini che rivendicano autonomia nelle scelte dei loro territori. C'è una miccia pronta a esplodere. Vedi in Val di Susa, dove vogliono cacciare i coloni, vedi a Pozzuoli dove la gente manifesta contro la discarica nel parco Castagnaro».

Vigili del Fuoco in azione tavVIGILI DEL FUOCO IN AZIONE TAV

Quindi lei è dalla parte dei No Tav?
«Non sto con i violenti, ma con i cittadini che non vogliono essere scavalcati da commissari straordinari nominati dall'alto. Per questo non ho partecipato all'evento odierno in un hotel a Napoli di Pd, Sel, IdV, Verdi. Se la cantano e se la suonano da soli».

Scontri No tavSCONTRI NO TAV

Cosa propone?
«Io credo che l'Idv, già da queste Amministrative, debba cominciare a dare un segno forte. Deve cambiare il simbolo».

Via il nome di Di Pietro? 
«Esatto. Via i personalismi, sì ai simboli dei sani localismi. Il partito farebbe un bel gesto se rinunciasse alla sua sovranità e si accodasse ai movimenti dando vita a una lista civica nazionale. Un po' come nel 2007, io ne fui promotore con Travaglio».

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Ne ha parlato con Di Pietro?
«Dirò di più. Io propongo, per aprire ancora di più il partito, un congresso straordinario, palingenetico».

SCONTRI NO TAV IN VAL SUSASCONTRI NO TAV IN VAL SUSA

Addirittura.
«Un grande bagno civico, da tenersi prima dell'estate, per ospitare tutti i fermenti in atto nella società civile».

E dopo il bagno, è ancora valida la foto di Vasto? I suoi colleghi dicono di sì. 
«Ritengo sia una foto del secolo scorso. Frutto di un accordo tra partiti, visioni novecentesche. Serviva per eliminare Berlusconi, ma se poi si fanno le stesse cose che faceva lui, ora a che serve?».

Quindi lascerà l'Idv?
«Se l'Idv cambierà, come io spero, aprendosi ai cittadini allora prenderò anche la tessera. Ma se stiamo a fare i giochetti della sinistra a palazzo con Pd e compagni, allora potrei lasciare».

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