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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

LERNER CRITICA DONADI E IL CAPOGRUPPO DELL'IDV SI RISENTE.

LERNER SUL PULPITO LA SPARA GROSSA

Tag: donadi , infedele , lerner , Mentana

Lerner: Ci sono dei politici in italia che sono tutto il giorno in tv di qualunque argomento si parli. Come fanno a essere competenti di tutto?

Mentana: Stai parlando di Bersani...

Lerner: No, sto parlando...Non voglio fare nomi, dell'uno e dell'altro schieramento

Mentana: Prendiamo uno a cui non dispiacerebbe, Stracquadanio, è uno che è stato utilizzato in questo modo per un lungo periodo.

Lerner: Ma no, Stracquadanio è un guastatore, ce ne sono che veramente vanno...Vogliamo dire, ma no, non voglio dire...Diciamo, Donadi, capogruppo dell'Italia dei Valori è in grado di parlarti di qualsiasi argomento con un'infarinatura media, diciamo così. Posso dirne uno dell'altro schieramento, Gasparri per esempio è difficile che...

Mentana: ...ti dica di no...
(Da L'Infedele, puntata del 12 marzo 2012)

Caspita, non pensavo di essere l’archetipo di un certo tipo di politico. Ma per fortuna ci ha pensato Gad Lerner a insegnarmelo. Secondo lui apparterrei a quella schiatta di politici capaci di parlare di tutto nei salotti televisivi, senza avere alcuna reale competenza specifica.

Ho guardato più volte quel passaggio della trasmissione ed è divertente notare che i nomi che vengono in mente agli ospiti di Lerner, quando lui descrive questo prototipo di politico, sono tutt'altri. C'è chi parla di Stracquadanio, chi poco prima aveva menzionato la Santanchè. Ma lui, imperterrito, zittisce tutti e pronuncia la fatidica sentenza: "Donadi, capogruppo dell'Italia dei Valori".

Peccato che Lerner, nell'esprimere un giudizio così superficiale e gratuito, abbia sbagliato quanto meno il tempismo. Proprio ieri, infatti, quando è andata in onda la puntata de l’Infedele in cui mi descriveva in quel modo, ho rifiutato l’invito per la trasmissione Coffee Break, sempre su La7, dove si parlava della vicenda del blitz in Nigeria e dell'arresto dei due marò in India. Ho declinato l'invito essendo argomenti dei quali non mi occupo direttamente e sui quali non ritenevo pertanto corretto affrontare un'intera trasmissione.

E così ho fatto tante altre volte, in moltissime occasioni. Ma Lerner di certo non sa quali sono le mie competenze, qual è (consentitemelo) il mio stile nel fare politica visto che, in sei anni trascorsi come capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, mi ha invitato alla sua trasmissione solo una volta.

Quella era una trasmissione incentrata sulla storia dell’Italia dei Valori e lì, evidentemente, mi ha invitato perché forse è l'unico argomento sul quale ritiene che io abbia una qualche competenza che vada al di là di una "media infarinatura".  Guarda caso l'intera puntata era costruita con l'intento non di raccontare la storia del partito ma più semplicemente di "sputtanarlo". Naturalmente gli andò male, molto male, perché, per fortuna, c’è poco da sputtanare. 

Lascio a Lerner le sue personali convinzioni. Non ho voglia di entrare nel merito di una discussione davvero banale rispetto agli immensi problemi di mancanza di credibilità, di affidabilità e di onestà che sono, invece, il reale e grande problema della politica italiana. 

Ma ho deciso di scrivere questo post perché su una cosa Lerner ha ragione: quanto è successo in Europa e nel mondo negli ultimi tre anni, con la crisi dei debiti sovrani e con il sostanziale default della Grecia, ha dimostrato che la politica oggi è così complessa da richiedere, in chi assume incarichi di governo o responsabilità istituzionali di alto livello, una competenza specifica, e una competenza economica, dalle quali, in passato, si poteva prescindere. Oggi non è più così. 

Ma questo non vale soltanto per i politici. Vale anche per i giornalisti. Abbiamo bisogno di una nuova generazione di professionisti che ne capiscano di economia, di questioni internazionali, di finanza pubblica e privata e non di gente brava soltanto a stare davanti a uno schermo e capace di condurre una trasmissione su qualsiasi argomento magari senza nemmeno averne una media infarinatura.

Un simile giornalista, infatti, non è oggi più in grado di comprendere lui e, quindi, di far comprendere agli spettatori a casa, la differenza tra un politico preparato e un "quaquaraquà" e si riduce soltanto a tifoso di una delle parti in campo.



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