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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

MORETTI: "MONTI UNA PERSONA DEGNA E BERLUSCONI NON E' FINITO COME IL CAIMANO"

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13 marzo 2012


Moretti: "Monti una persona degna 
e Berlusconi non è finito come il Caimano"

Il regista parla dell'uscita di scena del Cavaliere, dell'arrivo del governo tecnico e delle recriminazioni per la fine del primo governo Prodi: "Bertinotti ci fece perdere 10 anni"

di GIOVANNI EGIDIO

BOLOGNA - "Negli ultimi tempi qualcuno mi ha detto che con Il Caimano ho scritto in anticipo la sceneggiatura dell'Italia - racconta Nanni Moretti - ma in realtà quel film era nato dalla semplice osservazione della realtà, dalle continue offese di Berlusconi alla magistratura e da un clima terribile tra le istituzioni che ancora oggi non si capisce come il Paese abbia potuto tollerare. Insomma non sono stato un veggente, ho solo guardato con attenzione e spesso sgomento a quello che succedeva in Italia".

L'uscita di scena dalla politica di Berlusconi in realtà è stata meno rumorosa di quella immaginata nel finale del Caimano, con il Palazzo di giustizia in fiamme e gli scontri di piazza.
"Ma io in quella scena non immaginavo la sua uscita di scena politica, immaginavo gli effetti di una sua condanna. E quella condanna ancora non c'è stata. Però ci sono state prescrizioni, ci sono processi in corso, fu amnistiato per falsa testimonianza sulla P2. Ma questo è stato sempre dimenticato da tutti, come se nulla fosse successo. Mentre all'estero se un ministro non paga i contributi alla colf è costretto a dimettersi. E io continuo a non capire perché in Italia questo non debba accadere".

Non lo capisce ma come se lo spiega?
"Me lo spiego pensando che da circa vent'anni a questa parte nel Paese manca una vera opinione pubblica. Dieci anni fa iniziammo il movimento dei "girotondi", con l'idea di rivolgerci a tutti e di presidiare fisicamente dei luoghi che consideravamo sotto la minaccia del Presidente del consiglio. Dal ministero della Pubblica istruzione al Palazzo di giustizia. Però l'intento di rivolgersi a tutti, non solo alle associazioni o allo spontaneismo della sinistra, non riuscì. Non eravamo opinione pubblica, eravamo una parte. Invece negli altri Paesi, penso all'Inghilterra, alla Francia, alla Germania, se le istituzioni vengono offese o attaccate, la reazione è sempre di tutti. Ma del resto da quando Berlusconi ha iniziato a occuparsi di politica, anche il clima tra normali cittadini che votano uno a destra e l'altro a sinistra si è inquinato. Una volta tra uno della Dc e uno del Pci si discuteva, poi è stato solo odio e livore".

A questa accusa Berlusconi in verità ha sempre ribattuto dicendo di essere stato demonizzato per primo.
"Sì certo, ne ha dette tante, mica solo quella. L'odio per i comunisti - ammesso che nel 1994 in Italia ce ne fossero ancora molti - mi risulta se lo sia inventato lui. E comunque con Berlusconi non si sbaglia, col passare degli anni è sempre peggiorato, i suoi toni, i suoi ministri, le sue offese, un vero crescendo".

Ha vissuto il cambio di governo come una liberazione?
"Io posso anche non essere d'accordo con alcune scelte del governo Monti, però ora siamo rappresentati degnamente, ai ministeri ci sono donne e uomini competenti, mentre prima c'erano ministri come Bossi che invocavano l'uso dei fucili da vent'anni, o che alzavano il dito medio. Un gesto che io continuo a considerare di una violenza inaudita e del tutto inaccettabile. E che invece l'Italia ha inspiegabilmente sopportato".

Considera definitivamente chiuso quello che è stato ribattezzato il ventennio berlusconiano?
"No perché ancora non si può dare per scontato che Berlusconi non si ripresenti. E comunque è sbagliato definirlo ventennio perché in realtà gli anni sono stati 17 o poco più e anche perché in quegli anni per due volte al governo è andato il centrosinistra. Dimenticandosi di fare una legge sul conflitto d'interessi".

La vittoria dell'Ulivo del 1996 è stata raccontata anche nel suo film Aprile, cosa resta di quella breve stagione politica?
"A me resta soprattutto una sensazione di rabbia per un governo che era popolare nel Paese e che invece fu costretto a dimettersi perché da sinistra gli tolsero i voti. Bertinotti in nome dei lavoratori che diceva di rappresentare tolse la fiducia a Prodi e, secondo me, di fatto fece perdere 10 anni a questo Paese. Sono convinto che se Prodi avesse resistito poi Berlusconi non avrebbe avuto vita così facile nel riprendersi la maggioranza e il destino politico dell'Italia sarebbe stato diverso".

Non si sa come sarebbe andata però si sa che Bertinotti quella scelta l'ha pagata uscendo di scena di lì a poco.
"Ci mancava anche che restasse sulla scena".

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