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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

ARCHIVIO. TUTTI GLI UOMINI DI DI PIETRO: "SERGIO SCICCHITANO, LIQUIDATORE MOLTO LIQUIDO"

Martedì 28 Febbraio 2012


Il caso Sergio Scicchitano, liquidatore molto liquido

Quando si dice l’occhio lungo: «In questa storia c’è dietro la malapolitica!» tuonava Antonio Di Pietro nell’anno 2002, il 4 febbraio, al Tribunale di Perugia. C’era l’udienza preliminare per il crac della Federconsorzi e l’ex pm non faceva sconti: voleva accertare responsabilità, favoreggiamenti, «coperture a Roma». Voleva «difendere le persone che si sono viste portare via il lavoro e chiedono giustizia alla giustizia». Parole sante. Infatti Di Pietro, al suo esordio come avvocato, era lì a reclamare giustizia per conto di due ex dipendenti del consorzio, Paolo Cristiano e ValterGargano.

Chissà se l’hanno avuta, giustizia. O se anche loro hanno firmato l’ennesimo ricorso contro le ennesime irregolarità nella liquidazione della Federconsorzi. «Il più grande scandalo italiano dopo la Banca Romana» secondo l’ex ministro Giancarlo Galan, si è infatti arricchito di un nuovo capitolo: il penultimo liquidatore, l’avvocato Sergio Scicchitano,è indagato per abuso d’ufficio. E Di Pietro? Zitto: non solo Scicchitano è l’avvocato dell’Italia dei valori, ma è anche il suo consigliere giuridico e il suo legale di fiducia. Tonino lo ha voluto nel cda dell’Anas quando nel 2006 è diventato ministro alle Infrastrutture; poi lo ha piazzato alla Lazio Service come presidente.

Calabrese, 57 anni, gran cumulatore di arbitrati e di gestioni di fallimenti, dalla Cirio alla Aiazzone, Scicchitano è stato liquidatore della Federconsorzi dal 2003 al 2011. Otto anni con al centro il rovente contenzioso sul patrimonio (2,48 miliardi di euro) che nel 1993 era finito nelle mani della società Sgr attraverso un contestatissimo «atto-quadro»: cioè un negozio giuridico nullo e illecito, come l’ha definito chiaramente la Corte d’appello di Perugia nel 2004.

Eppure Scicchitano, anziché recuperare i beni, nel 2008 ha firmato unanuova transazione con la Sgr, rinunciando a tutti i risarcimenti in cambio di crediti risalenti al 1993. Carta straccia, o quasi. Da qui il fascicolo per abuso d’ufficio aperto nel 2010 a Perugia, e tanti saluti ai creditori e alle «persone che si sono viste portare via il lavoro».

Scicchitano si è dimesso dalla Federconsorzi il 16 giugno 2011, dopo essere stato indagato anche a Roma (per false fatturazioni) insieme ai «commercialisti dei colletti bianchi» Cesare Pambianchi e Carlo Mazzieri.Il commissario governativo Andrea Baldanza si è però rifiutato di approvare il suo ultimo rendiconto: su 4,5 milioni di uscite nel 2010, i creditori hanno avuto 861.577 euro e 57 centesimi. Il grosso, 2,5 milioni, è andato in «spese di contenzioso generale». E l’intera gestione? In otto anni ci sono stati incassi per 33 milioni e uscite per 55, ma i creditori ne hanno visti solo 15. L’amministrazione, il contenzioso e il compenso del liquidatore, Scicchitano medesimo, se ne sono presi 40.

Tocca adesso al Tribunale fallimentare di Roma decidere se quelle spese sono state congrue. E soprattutto trasparenti: «Da 20 anni le famiglie delle vittime sono costrette a inseguire transazioni su transazioni che depauperano il patrimonio» spiegano gli avvocati Libero Mancuso eFrancesco Paola. Fra una transazione e l’altra, grazie all’inchiesta Pambianchi-Mazzieri, spunta una società, la Minor, con cui Scicchitano aveva un contratto per «la revisione e il controllo di documenti contabili» della Federconsorzi. Costo annuale: 1,2 milioni di euro più Iva.

Un affarone, secondo la Guardia di finanza: quei soldi, tramite un complicato giro bancario, sono finiti a una vecchia signora di 88 anni,Enedina Sgrò, che il 12 maggio 2010 ha poi fatto un bonifico per una «donazione» al figlio. E chi è il figlio? Proprio Sergio Scicchitano, liquidatore della Federconsorzi.


http://blog.panorama.it/italia/2012/02/28/il-caso-sergio-scicchitano-liquidatore-molto-liquido/



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