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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

SECONDA REPUBBLICA: FUORI BERLUSCONI, FUORI BOSSI... A QUANDO DI PIETRO?

 IL SECOLO XIX

Milioni all’estero e ai Bossi


Roma - Dopo quello della Margherita, un altro tesoriere al centro delle indagini della magistratura. Si tratta di Francesco Belsito, l’uomo che gestisce il portafogli della Lega Nord, un partito che ha fatto una bandiera della sua diversità dai partiti della «Roma ladrona». Sono tre le Procure interessate a chiarire che uso sia stato fatto dei soldi del Carroccio, tra cui quasi 6 milioni finiti a Cipro e in Tanzania: quelle di Milano, Napoli e Reggio Calabria. Le accuse sono riciclaggio, truffa allo Stato e appropriazione indebita.

Decine le perquisizioni in varie città d’Italia. Oltre alla sede storica del Carroccio, in via Bellerio, a Milano, carabinieri e finanzieri hanno acquisito atti presso società, uffici e abitazioni, compresa in quella di una delle segretarie di Umberto Bossi e di una dirigente amministrativa del partito, responsabile dei gadget.

Dopo l’avviso di garanzia, Belsito, che è stato anche sottosegretario nel governo Berlusconi, si è dimesso dall’incarico di partito, come aveva subito chiesto Roberto Maroni : «Il Carroccio - ha detto l’ex ministro - è parte lesa».

Per gli investigatori il modo in cui è stata guidata la tesoreria è stato «opaco» sin dal 2004: gli inquirenti parlano di «gestione “in nero” (sia in entrata sia in uscita) di parte delle risorse affluite alla cassa del partito». Studiando i conti della tesoreria (ma vengono ipotizzati illeciti pure nella veste di sottosegretario) emergerebbero anche «esborsi effettuati per esigenze personali di familiari del leader della Lega Nord» non legate «agli interessi del partito». Parte dei fondi sarebbero serviti a pagare i lavori di ristrutturazione della villa di Gemonio di Umberto Bossi, oltre a soggiorni e cene ai figli di Bossi e all’ex vicepresidente del Senato, Rosi Mauro.

Le accuse di appropriazione indebita e di riciclaggio è legata, a vario titolo, ad alcuni trasferimenti di denaro del partito a Cipro e in Tanzania, che talvolta sarebbero avvenuti anche con il coinvolgimento di un faccendiere sospettato di essere legato alla ‘ndrangheta, Romolo Girardelli: «I fondi sono tornati dalla Tanzania più di due mesi fa - si è difeso Belsito - Sono stati restituiti alla Lega Nord perché dopo la bagarre che i giornali hanno fatto nei mesi scorsi abbiamo ritenuto opportuno disinvestire».

L’ipotesi di riciclaggio è alla base anche degli accertamenti su alcune operazioni economiche in Campania fatte nell’interesse di Belsito dall’imprenditore veneto Stefano Bonet, l’unico, insieme con il tesoriere del Carroccio, a essere indagato in tutte le tre inchieste.

La truffa allo Stato riguarda invece i rimborsi elettorali. Gli inquirenti sospettano che siano stati ottenuti grazie a rendiconto falsati: dubbi anche sulla regolarità dell’ultimo, dell’agosto scorso, di circa 18 milioni di euro.

A difesa di Bossi si sono schierati i vertici del Pdl, dal segretario Angelino Alfano al capogruppo Fabrizio Cicchitto. Lo stesso Silvio Berlusconi ha diffuso una nota per esprimere la «più affettuosa vicinanza» al leader del Carroccio: «Chiunque conosca Umberto Bossi e la sua vita personale e politica, non può essere neanche lontanamente sfiorato dal sospetto che abbia commesso alcunché di illecito. E in particolare per quanto riguarda il denaro della Lega, del movimento al quale ha dato tutto se stesso».

«Altro che “Roma ladrona”. Alla fine i nodi vengono sempre al pettine - ha invece commentato Felice Belisario, presidente dei Senatori dell’Idv - La Lega che si è sempre messa sul piedistallo dell’integrità morale, adesso si ritrova nei guai fino al collo».



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