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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

"I 'NEMICI' DICONO CHE ABBIA PASTICCIATO CON I RIMBORSI, MA DI PIETRO CHIEDE UN REFERENDUM".

10.04.2012

I nemici dicono che abbia pasticciato con i rimborsi, ma Di Pietro chiede un referendum

"Di Pietro è un ottimo investigatore e un buon politico. Vedrei bene per lui un seggio in Parlamento" (4 novembre 1994). Ed ancora, "Di Pietro ha le qualità morali per andare al Quirinale". (8 aprile 1995). Sono "previsioni" del Presidente emerito Francesco Cossiga che, almeno prima di ricredersi con il passare degli anni, fu un grande estimatore del parlamentare molisano. Più tardi, dopo di averne constatato l'inveterato amore per il gioco delle tre carte e la pratica usuale di tavoli vari su cui il Nostro amava esibirsi, le simpatie nutrite per il leader dell'Idv calarono sensibilmente. 

Negli ultimi anni devono essere usciti almeno due o tre libri sui rapporti che intercorrono tra i rimborsi elettorali all'Italia dei valori e Tonino Di Pietro, i suoi amici intimi ed i parenti stretti. Sicuramente sono notazioni biografiche del tutto calunniose; ma, almeno per dovere di cronaca, occorre citarle soprattutto se la causa di certe accuse sia stato proprio il presunto uso disinvolto dei rimborsi elettorali contro cui oggi il Molisano mostra di rivoltarsi, prospettando l'idea d'indire l'ennesimo referendum volto all'abrogazione di questa legge rapinosa che ruba ai cittadini poveri ed onesti per dare fior di quattrini ai partiti spendaccioni e ladri. 

Per anni ‘u zù Tonino non ci aveva nemmeno pensato, ma gli è venuto in mente adesso, quando la Stampa e le Procure stanno facendo rotolare (in attesa che tocchi alla testa) la reputazione del Senatùr e del "Cerchio magico". Di Pietro ha questo di bello: che, magari sgomitando un po', cerca sempre di piazzarsi in pole position per offrirsi visibilità. Non ha la miglior vettura di "Formula uno", perché l'Idv è un vecchio catorcio (se mai ce n'è stato uno); perciò, al confronto, la macchina della Lega è un Ufo, un'astronave. Ma se gli manca la potenza, Tonino abbonda in isfacciataggine; una "virtù" che in politica (e sugli schermi tivù) è anche meglio della forza bruta. Difensore dei pensionati, amico dei poveri e dell'art. 18, l'ex-simbolo di "Mani pulite" si comporta come se le buone cause le avesse inventate solo lui, persino quelle che potrebbero ritorcerglisi contro. 

Ora è la volta dell'annunciata indizione di questo ennesimo referendum che, tra l'altro (cosa che non guasta), servirebbe persino a rimpinguare (con il rimborso elettorale che ne deriverebbe comunque) i valori di cassa dell'Italia dei valori. Il fatto è che questa volta andrà a muoversi in una materia che, in passato, già gli ha fatto avere una querelle (con Elio Veltri) per quanto ricevuto - a titolo di ristoro - dopo le Europee. L'accusa? Avere gestito i rimborsi in modo alquanto privatistico; tanto che, all'epoca, venne descritto come un soggetto che avrebbe fatto un uso "non associativo" del danaro del partito; e la cosa ebbe ad originare illazioni su di una presunta passione immobiliare di Tonino, con proprietà acquisite da Curno sino alla Bulgaria. 

In proposito, i suoi detrattori sostennero che, tra il 2002 ed il 2008, l'ex-Pm avrebbe speso 4 milioni di euro nella compravendita di nove case, tutte passate sotto l'ombrello della "An.To.Cri.", sigla che (guarda caso) sembrerebbe l'acronimo dei suoi tre figli Anna, Toto e Cristiano. Da questa società, Di Pietro, nella veste di Presidente dell'Idv, ha preso in affitto alcuni immobili per conto del partito. Sin qui, nulla di compromettente, come del resto stabilito da una inchiesta della Procura di Roma che poi archiviò la denuncia. Ma pure in questo caso, taluni comportamenti (acquisto di case tramite prestanome, o di immobili "proibiti" per legge ai Parlamentari in carica) hanno prestato il fianco alle critiche di chi afferma che un paladino delle questioni morali dovrebbe agire con meno disinvoltura, se non altro per evitare accuse relative a presunti interessi privati. 

In sostanza, l'antinomia è questa: l'esercizio continuo della cosiddetta antipolitica finisce con il concretare una ricetta che permette, a persone come Di Pietro, di attrarre simpatie un po' dappertutto. E così il Nostro oggi fa il populista, domani si esercita con la retorica qualunquistica (che sulla sua bocca non tramonta mai), poi si mette contro il Palazzo, infine distingue tra "lor signori" ed i puri dell'Italia dei valori. Al contrario, nelle manovre politiche congressuali, si comporta come tutti gli altri ed agisce come un Richelieu o come un Mazarino. 

Ma non basta giacché la fèrvida fantasia del parlamentare molisano è riuscita a partorire una novissima categoria di politici: i "posseduti"; vale a dire consiglieri regionali che debbono sottoscrivere un impegno-capestro per premunire l'Idv nel caso che, in itinere, avessero a praticare mutazioni di casacca. In sostanza, l'uomo da eleggere con le preferenze, scelto proprio per portare voti a chi lo ha candidato, al momento dell'accettazione, venderebbe la propria autonomia di pensiero e di giudizio, mandando a quel paese una garanzia inscritta nella Costituzione, vale a dire il suo diritto inalienabile ad esercitare - senza vincoli - il proprio mandato. 

La storia è quella del consigliere pugliese Giacomo Olivieri che, nella scorsa legislatura regionale, transitò dal Pd all'Italia dei valori e venne candidato alle regionali. Risultò il più votato con 14.595 preferenze contro le 4.044 dell'ex-Pm Lorenzo Nicastro. Però fu quest'ultimo che diventò Assessore. Dopo tre mesi, sentendosi delegittimato, il Nostro abbandonò Dì Pietro e fondò un nuovo gruppo con altri due Consiglieri. Ma il tapino, che come ogni candidato, aveva firmato un "Codice etico antivoltagabbana" (in pratica una "promessa di pagamento"), avrebbe dovuto versare un contributo di 3.500 euro, scontato di 2.000 euro per ogni mese di permanenza nel Gruppo, oltre ad altri 100.000 come contributo alle spese elettorali sostenute dal partito, da pagare nel caso che avesse abbandonato il suo Gruppo originario. 

Ecco perché, pur condividendo il rituale referendum annunciato dal parlamentare molisano per l'abolizione del rimborso elettorale ai Partiti, non si può non rimanere perplessi nel rilevare che, a protestare in questa materia, sia proprio un "tipetto" come il Nostro. 

Claudio de Luca



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