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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

LA FINE DELLA 1° REPUBBLICA FU UNA TRAGEDIA, LA 2° UNA FARSA. LIBERARSI DAI PARTITI-NON-PARTITI.


Giudizio Universale

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08 aprile 2012

La fine della seconda Repubblica
scritta nell'epilogo della prima

di NADIA URBINATI
La Prima repubblica è finita nei tribunali. La seconda anche. La prima volta fu una tragedia, la seconda una farsa. Una farsa nata dal ventre di quella tragedia, da "uomini nuovi" che seppero approfittare della condizione di vulnerabilità del paese, catapultato in pochi mesi tra i paesi più corrotti del mondo insieme alla Nigeria; che forgiarono un'ideologia populista utile a mettere in sella in quattro e quattr'otto una nuova classe politica, venuta dal nulla, ovvero dalla società civile e quindi, si giurava, onesta. Un segno distintivo di onestà era, non va dimenticato, la pratica dell'evasione fiscale, nobilitata come "disobbedienza fiscale" contro Roma ladrona. Nata contro la legge e in violazione della legge che venne furbescamente identificata con i governanti allora inquisiti, un argomento facile da capire per i laboriosi italiani del Nord-Est. Nella gestazione dei partiti che hanno dominato la scena in questi ultimi tre lustri, era scritta la storia che oggi raccontiamo. Non vi è nulla di che stupirsi poiché, per usare una massima socratica, si diventa quel che si è. 
E non si tratta di determinismo, ma di una considerazione che si ricava qualora ci si interroghi sull'identità dei protagonisti. 

Due sono gli argomenti che propongo a sostegno di questa interpretazione: il primo pertiene alla natura del partito politico e il secondo, conseguente al primo, alla natura dell'interesse generale. I partiti politici si sono imposti insieme al governo rappresentativo, alla designazione dei governanti per selezione competitiva ed elettorale. Il primo scoglio che hanno dovuto superare è stato quello di dimostrare di non essere identici alle fazioni, organizzazioni di gruppi di cittadini messi in piedi allo scopo di fare le leggi a loro favore, di usare lo Stato per sè. Scoglio mai superato una volta per tutte perché quel che sta succedendo oggi è un segno chiaro che non è sempre agevole distinguere il partito politico dalla fazione, la "buona" partigianeria dalla "cattiva". 
Diceva Bolingbroke, il leader inglese che all'inizio del Settecento legittimò la "divisione" partitica tra i cittadini, che ci sono tre forme di partigianeria che possono nascere in un governo rappresentativo: quella di chi è critico del governo ma sostenitore della costituzione; quella di chi è nemico sia del governo che della costituzione; e quella di chi cerca protezione o favori contro la costituzione e la legge. La prima "divisione" soltanto è legittima. Le altre due sono un cancro per il bene pubblico. 

I partiti nati approffittando di Mani pulite sono del secondo e del terzo tipo. Nati contro la costituzione italiana, contro lo Stato, nel caso della Lega attaccando la Nazione stessa e la maggioranza dei suoi cittadini. Pronta a usare il potere per fare gli interessi della sua parte, godere di privilegi nel nome di un interesse dichiarato superiore (quello della Padania immaginaria). La Lega Nord sopra la legge. Come anche il partito-azienda suo alleato di governo. Nessuno dei due è rubricabile tra le "divisioni" di parte buone. Sono fazioni. Hanno nella loro gestazione il gene dell'interesse particolare da soddisfare prima e sopra tutto -  sia esso quello di una parte di territorio nazionale o quello di un magnate dell'informazione e dei suoi fedeli.

E veniamo quindi al secondo argomento: il partito politico non è alternativo all'interesse generale, cioè alla legge e alla costituzione. E' divisione partigiana rispetto all'azione della maggioranza che governa. Un partito politico è identificabile dall'interpretazione che dà del patto comune e rispetto alla quale si distingue da altre interpretazioni: destra e sinistra, ci ricordava Norberto Bobbio, sono in ragione di come si interpreta la libertà e l'eguaglianza, i due capisaldi della costituzione democratica. E arrivo alla conclusione. Si parla quotidianamente di crisi e bancarotta della politica, soprattutto a partire dalla vittoria elettorale di Forza Italia e Lega Nord del 2008.  Ma non è corretto. Ad essere in crisi sono le due fazioni nate dal ventre di mani pulite per approfittare del vuoto di leadership: due gruppi di potere che hanno ancora la maggioranza parlamentare, ostili a proposte di riforma e nuove regole tese a eliminare privilegi, a punire i corrotti, a cambiare la legge sul finanziamento dei partiti.  E' assurdo pensare che l'Italia possa essere liberata da chi l'opprime, dai partiti anti-Stato. Anche per questa ragione le elezioni sono importanti; per ridare ossigeno alla politica, liberandola da questo macigno delle fazioni, dai partiti non-partiti. 




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