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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

ARCHIVIO. QUANDO (2006) DI PIETRO SI ACCORDAVA CON DE GREGORIO: LISTE COMUNI ALL'ESTERO, DIRETTORE EDITORIALE DEL GIORNALE DI PARTITO ED ELETTO AL SENATO IN IDV.

MAESTRI DI LAVITOLA - LA VOCE NE SCRIVEVA A OTTOBRE 2011 
di Rita Pennarola [ 17/04/2012


RIPUBBLICHIAMO L'INCHIESTA SU DE GREGORIO E LAVITOLA USCITA SU LA VOCE DELLE VOCI DI OTTOBRE 2011

* * *
E' berlusconiano fino al midollo, Valter Lavitola. Eppure, a sdoganare “lo suo maestro”, Sergio De Gregorio, era stato il tandem di vertice dell'Italia dei Valori Di Pietro-Formisano. Con quest'ultimo nei panni del massone, proprio come l'editore dell'Avanti. Ecco la vera storia dei Lavitola alla turbolenta corte di De Gregorio. Dove incontriamo, fra gli altri, personaggi coinvolti in inchieste sui mercenari anti-terrorismo, protagonisti della P4 e un Centro studi massonico sulla guerra.

«Ora non perde occasione per sparargli addosso, un giorno si' e l'altro pure. Ma la verita' e' che a sdoganare i Lavitola e' stato proprio lui, il giustizialista e dispensatore di norme morali Antonio Di Pietro». Il commento - colto al volo fra le battute di alcuni peones durante la kermesse di Vasto, proprio mentre il “tribuno” Di Pietro sul pulpito cavalca l'onda montante del giustizialismo nel Paese - piu' che uno sfogo di pancia, sembra il racconto di fatti realmente accaduti.
E' precisamente l'11 ottobre del 2005 quando la srl Editrice Mediterranea viene iscritta al Registro imprese della Camera di Commercio di Roma con il numero 241367. Il capitale sociale, costituito dai canonici 10mila euro, e' suddiviso fra Antonio Lavitola (classe 1967, cugino di Valter Lavitola ed amministratore unico della societa'), l'aversano Tommaso D'Alesio e il giovanissimo Marco Capasso. Una terna di stretto entourage del giornalista napoletano Sergio De Gregorio, all'epoca gia' noto per le sue scorribande editoriali, ma non per questo meno deciso a fare il grande salto verso il Parlamento, i cui portoni gli erano appena stati chiusi in faccia da Silvio Berlusconi in persona («non voglio grane a Napoli», aveva detto il premier ai suoi fedelissimi in occasione delle regionali di quello stesso anno, il 2005, quando la candidatura di De Gregorio in Forza Italia era sfumata all'ultimo momento, con i manifesti gia' affissi in tutta la Campania). 
Ma come si dice, per una porta che si chiude, qualche volta si spalanca un portone. E cosi' De Gregorio, mentre fa l'accordo con la Democrazia Cristiana di Gianfranco Rotondi in area centro-destra, il giorno dopo flirta con l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, mettendo sul piatto un consistente pacchetto di voti (era stato tra i piu' votati con la Dc di Rotondi alle Regionali, benche' poi non eletto) e, per l'appunto, un quotidiano di partito nuovo di zecca, pronto ad intercettare le provvidenze pubbliche. Edito, why not?, dalla societa' made in Lavitola, direttori editoriali lo stesso De Gregorio e il senatore Idv Nello Formisano, con il figlio di quest'ultimo, Antonio Formisano, in prima fila tra i redattori.
Le tarantelle cominciano quasi subito. Claudio Velardi, allora direttore del Riformista, scrive che sara' proprio Valter Lavitola, direttore dell'Avanti, ad incanalare il progetto editoriale dei dipietristi verso il sospirato finanziamento pubblico. Valter smentisce (giammai un craxiano purosangue come lui potrebbe aver da fare con il persecutore in toga Antonio Di Pietro), ma Velardi ribadisce, poi la cosa sembra finire li'. Fatto sta che l'idillio fra De Gregorio e il Tonino nazionale dura lo spazio d'un mattino, quanto basta per proiettare sugli scranni di Palazzo Madama il giornalista napoletano: nemmeno il tempo di arrivare, ed ecco che si fa eleggere alla presidenza della Commissione Difesa coi voti della Casa delle Liberta'. 
De Gregorio, via Di Pietro, sbarca alla corte di Berlusconi, ma restano nelle sue mani il quotidiano “Italia dei Valori” e l'editrice capitanata da Lavitola. Ancora a febbraio 2007 (vedi foto di apertura) in prima pagina spicca l'editoriale firmato da Antonio Di Pietro. 
La questione torna in ballo nel 2010 quando scoppiano gli scandali dell'inchiesta sui grandi appalti per il G8 della Maddalena. Perche' salta fuori che l'appartamento di Via della Vite 3 a Roma, sede della Editrice Mediterranea, era stato dato in affitto a Lavitola dall'uomo di punta della “cricca”, Angelo Balducci. Ed era precisamente in quella sede che aveva la sua redazione il quotidiano di Italia dei Valori. Lo conferma lo stesso Di Pietro sul suo blog, nel tentativo di replicare alle verbalizzazioni dell'architetto Angelo Zampolini ai magistrati di Perugia.

ODOR DI CLAN
La biografia ufficiale del senatore De Gregorio (ormai si considerano ufficiali quelle che appaiono su Wikipedia) riporta le tre grane giudiziarie che lo hanno visto indagato negli ultimi anni. Tutto a posto per l'inchiesta sui presunti collegamenti con la ‘ndrangheta, archiviata nel 2009 dal gip di Reggio Calabria. 
Peccato solo che pochi mesi dopo, a febbraio 2010, uno tra gli artefici della degregoriana “Fondazione Italiani nel Mondo”, Nicola Di Girolamo, sia stato arrestato per rapporti con le ‘ndrine. Per lui l'accusa parlava chiaro: violazione della legge elettorale con l'aggravante mafiosa. Secondo la procura, Di Girolamo sarebbe stato eletto all'estero con i voti della malavita organizzata, come dimostra tra l'altro una foto che lo ritrae insieme al boss della ‘ndrangheta Franco Pugliese. 
Strano: e' proprio nel corso di questa inchiesta su Di Girolamo che per la prima volta, lo scorso anno, si apre uno squarcio su quegli stessi, foschi scenari all'interno di Finmeccanica che rappresentano oggi il piatto forte delle indagini su Lavitola. 
Non meno incandescenti, intanto, le indagini della Dda di Napoli scaturite da una perquisizione delle Fiamme gialle in casa di tal “Caprariello”, al secolo Rocco Cafiero. Considerato elemento di spicco del clan Nuvoletta, Caprariello custodiva una serie di assegni firmati o girati da De Gregorio. 
L'archiviazione disposta dal gip non e' pero' riuscita a sgombrare il campo da quell'ombra di sospetto che fin dagli esordi della sua carriera circonda, negli ambienti del giornalismo napoletano, Sergio De Gregorio. Almeno da quando, negli anni ‘80, mette su il periodico in giallo e nero Dossier Magazine, considerato vicino ad un imprenditore del settore delle pulizie, Luigi Romano, poi condannato per collegamenti col clan camorristico dei Nuvoletta. Sempre loro.
Passano i decenni ma la scena (giudiziaria) resta quanto meno turbolenta. Perche' socio di De Gregorio nella corazzata Italiani nel Mondo Channel, spa da 2 miliardi e passa di capitale, e' stato l'imprenditore di abiti da sposa dei Camaldoli Giuseppe Giordano, oggi alla guida di Italiamia, network televisivo neomelodico in salsa napoletan-casertana. Quando nel 2008 Giordano, la moglie ed una sfilza di parenti vengono arrestati nell'ambito dell'operazione Onde Rotte con l'accusa, fra l'altro, di false fatturazioni, viene alla luce che molti giornalisti delle sue tv iscritti nel registro dei praticanti provevivano proprio da due scuderie di De Gregorio: Dossier Magazine e l'Avanti. Una, fra loro, si chiamava Maria Lavitola. Ed era - ed e' - la sorella di Valterino. 
Del resto, anche nella famiglia di quest'ultimo le frequentazioni “pericolose” non sono mancate. Scrive Corrado De Rosa nel libro “I medici della camorra”, uscito lo scorso anno: «Sebbene tutti associno Cutolo (il boss della Nco Raffaele Cutolo, ndr) ad Aldo Semerari, il primo piu' volte indica come suo perito di fiducia il professor Giuseppe Lavitola (padre di Valter, ndr), esponente della Democrazia Cristiana campana per la quale ha coperto incarichi politici, e che svolge un ruolo di mediazione tra Cutolo stesso e gli ambienti politici anche durante il sequestro Cirillo». «Lavitola - aggiunge De Rosa - negli anni successivi certifica l'incapacita' di intendere e di volere per ragioni di natura psichica a Vincenzo De Falco, e diagnostica una grave anoressia a Nunzio, che serve ad accertarne la sua incompatibilita' con il carcere». De Falco non e' uno qualsiasi, ma «un personaggio centrale della storia del clan dei Casalesi. Arrestato nei dintorni di Casal di Principe il 21 giugno 1990, non e' mai rimasto molto in carcere proprio per via delle decisioni giudiziarie a lui favorevoli ottenute sfruttando le perizie psichiatriche, e gia' al suo primo processo di rilievo viene considerato non imputabile e ricoverato per tre anni in Ospedale psichiatrico giudiziario a Montelupo Fiorentino». Tanto che negli ambienti lo definiscono ‘o fuggiasco.
Quanto a Nunzio De Falco, detto ‘o lupo, e' invece il mandante dell'omicidio di don Peppe Diana. Scrive ancora De Rosa che De Falco «nel processo che ne consegue e' difeso dall'avvocato Gaetano Pecorella, all'epoca presidente della Commissione Giustizia della Camera dei deputati. L'anoressia che viene diagnosticata al boss dal professor Lavitola, in realta', e' una diagnosi malposta. Nel suo caso sarebbe piu' giusto parlare di dimagrimento indotto, che il boss si procura consapevolmente. 'O lupo, infatti, fa entrare clandestinamente in carcere un farmaco chiamato fendimetrazina. Si tratta di una sostanza che serve per dimagrire, che viene utilizzata proprio per far perdere peso al boss velocemente, e che lo fa deperire fino ai limiti della sopravvivenza».

GUERRE e GUERRE
Dura la vita, eh? Meno male che c'e' chi per combattere le guerre continua ad attrezzarsi. Con ogni mezzo. Percio', avvolto in una tanto prudente quanto volontaria cortina di silenzio mediatico da circa un anno (in particolare, da quando Di Girolamo aveva vuotato il sacco sui finanziamenti in contanti a Italiani nel Mondo), Sergio De Gregorio si dedica ora anima e corpo a presiedere l'Assemblea Parlamentare della Nato, dividendosi senza sosta fra i cinque continenti. E volando volando, ecco spuntare il suo nome in una inedita storia che riporta alle milizie mercenarie o, come preferiscono chiamarli loro, general contractors in funzione anti-terrorismo mondiale. Cominciamo dall'inizio. 
Gia' perche', preso com'e' dalle sue missioni di alto livello internazionale, De Gregorio ha forse dimenticato che nell'estate del 2008 un gruppetto di imprenditori partenopei decide di riportare nelle edicole il quotidiano La Notte. In prima fila ci sono i fratelli Giuseppe e Vincenzo Catapano da San Gennaro Vesuviano, «a un tiro di schioppo da Ottaviano - scrive la stampa locale - che controllano una galassia di societa' attive nei settori degli immobili, del credito (con quattro finanziarie) e dell'editoria». Direttore della testata e', guarda caso, un fedelissimo di De Gregorio, Andrea Viscardi, praticantato alle emittenti di Giuseppe Giordano ed a lungo alla guida della redazione di Italiani nel Mondo. 
Vatti a fidare. A maggio di quest'anno per Giuseppe Catapano che, abbandonata l'avventura editoriale, si era trapiantato nel Veneto, scattano le manette ai polsi. Con lui finiscono in galera una quindicina di collaboratori, quasi tutti provenienti dal napoletano o dal casertano. Il gioco, secondo gli inquirenti, era semplice: dar vita ad una “rete finanziaria di assistenza” per le aziende in difficolta', che invece venivano regolarmente spolpate con operazioni fittizie sull'estero e gettate sul lastrico. Pochi giorni fa, il 26 settembre scorso, il gup di Padova Lara Fortuna ha condannato in primo grado Giuseppe Catapano alla pena di 4 anni e 5 mesi di reclusione.
Prima di essere arrestato, Catapano aveva fatto in tempo a fondare il cosiddetto Osservatorio Parlamentare Europeo, finito ben presto nel mirino di due procure della repubblica, Benevento e Milano, nell'ambito delle indagini su una loggia massonica coperta del capoluogo sannita, denominata “Colonna Traiana”. Fra gli scopi dell'Osservatorio, quello di arruolare mercenari per la “liberazione” del Cabinda - uno fra i territori africani piu' ricchi di petrolio - dai “comunisti”. 
Al fianco di Catapano nel promuovere le sorti dell'iniziativa, ecco il “cavalier” Gennaro Ruggiero da Casoria (per lui il gip di Milano non aveva convalidato l'arresto richiesto dai pm) col quale, non a caso, oggi collabora a tutto campo il giornalista di origini degregoriane Viscardi nella web tv denominata Progetto Italia.
Ovvio che il senatore, impegnato in ben altri incarichi, non abbia tempo da perdere con un milieu tanto pletorico, benche' chi lo frequenta continui a giurare che sono tuttora esistenti i rapporti col duo Viscardi-Ruggiero. Quest'ultimo, fra l'altro, come la Voce ha documentato nell'inchiesta di maggio 2011, si e' dato un gran da fare anche in veste di press agent, entrando e uscendo da Palazzo Chigi con Papi girl al seguito. Una sorta di Tarantini in stile afragolese?

CAMPUS DELLE MIE BRAME
Ben piu' altisonanti sono invece altre compagini attualmente destinatarie delle attenzioni del senatore De Gregorio. E parliamo in particolare di quel Campus Universitario di Malta tanto caro anche al sottosegretario agli Esteri Enzo Scotti, napoletano e, fin dagli anni del dopoterremoto, uno fra i principali riferimenti politici dello stesso De Gregorio.
Il piu' recente atto parlamentare presentato in Senato a sua firma si occupa proprio di appoggiare incondizionatamente le sorti dell'ateneo maltese. Porta la data del 13 settembre 2011 e chiede perentoriamente che al Link Campus venga riconosciuto lo status di Universita' al pari di quelle italiane, con titoli di studio parimenti validi a tutti gli effetti. Certo, e' da una vita che l'onorevole Vincenzo Scotti si dedica a presiedere la sezione romana del Link Campus. Che ha, in particolare, una spiccata vocazione a formare esperti nel contrasto al terrorismo internazionale.
Paestum, ottobre 2008. Il Centro Congressi Ariston ospita la due giorni su “Intelligence e Security”, con esperti di tutta Italia a confronto. Accanto a Scotti, organizzatore dell'incontro come presidente dell'universita' maltese, ci sono, fra gli altri, il senatore campano Giuseppe Esposito, tuttora vicepresidente del Copasir, nonche' il deputato Pdl Alfonso Papa e l'ex europarlamentare Giuseppe Gargani. Gli ultimi due, com'e' noto, sono rimasti coinvolti, a diverso titolo, nelle indagini sulla cosidetta P4 (mentre scriviamo, Papa e' ancora recluso a Poggioreale). Ma c'e' anche, al tavolo dei relatori, il professor Carlo Maria Polidori. Torinese, di professione avvocato, Polidori e' fondatore del Cesdis, Centro Studi per la Difesa e la Sicurezza. E poi e', forse non a caso, presente negli elenchi dei massoni iscritti al Grande Oriente d'Italia. 
A proposito. Fra le numerose onorificenze vantate nel suo curriculum da Gennaro Ruggiero - oltre a quelle di «Cavaliere Templare» e di «socio della Niaf», altra sigla italoamericana fondata da Sergio De Gregorio - spicca anche la qualifica di «membro del Cesdis». E il cerchio si chiude.

VIENI AVANTI, LAVITOLA!
Mentre i suoi amici e maestri di sempre preparano l'arte della guerra, lui, Valterino, se la ride dall'esilio dorato panamense (o brasiliano che dir si voglia). Nell'isola caraibica si era rifugiato da lungo tempo. Questo, almeno, aveva fatto credere esternando da laggiu'. Prima di venir pizzicato dall'infallibile penna al vetriolo di Napolispia, alias il giornalista Carlo Tarallo, che a settembre lancia lo scoop: Valter ha trascorso felicemente l'estate in quel di Procida, notato anche a una serata di tango per principianti. «Era la' - conferma a Dagospia Luigi Muro, storico sindaco dell'isola - sicuramente fra il 15 e 20 agosto, ci siamo pure incontrati».
Ma e' proprio sotto Ferragosto che Giacomo Amadori di Panorama comincia ad aggirarsi per Napoli. Rituale fuga di notizie dalla procura del Centro direzionale, e il botto e' fatto: con una settimana di anticipo rispetto all'ordinanza di custodia cautelare, il settimanale pubblica in esclusiva le prime anticipazioni dell'inchiesta dei pm partenopei Enzo Piscitelli e John Woodcock sulla presunta estorsione ai danni di Berlusconi. Per Giampaolo Tarantini e sua moglie Angela Devenuto scattano le manette. Valterino? Uccel di bosco.
I messaggi, pero', non ce li fa mancare. Basta andare sulla sua pagina Facebook, inaugurata, a quanto pare, proprio nell'ultimo periodo di “esilio forzato”. «Mi trovo in Bulgaria per contatti con potenziali distributori di pesce congelato» (2 settembre). «Adesso sono all'estero perche' devo fare la selezione di modelle per la Fininvest» (4 settembre). Ne' ci risparmia i suoi proverbiali sberleffi: «Ragazzi, che devo fare, torno e chiarisco tutto?» (9 settembre). Il 15 settembre si icrive al gruppo “Aiutare una famiglia in difficolta' con 20.000 euro al mese”. Il 16 settembre tiene a precisare: «io comunque adesso sono a Panama, eh».
Biglietto da visita per presentarsi ad amici e fan di Facebook e', naturalmente, la testata affidatagli da Sergio De Gregorio. «Sono l'editore e direttore dell'Avanti!, attualmente all'estero per lavoro», proclama Valter sul suo profilo, evocando la testata che di soldi ne ha incassati tanti: oltre 2 milioni e mezzo l'anno come contributo dello Stato, nonostante l'infuocata battaglia tuttora in atto con gli eredi naturali dello storico quotidiano. 
Scrive il segretario Psi Riccardo Nencini nell'appello lanciato per sottrarre la testata dalle grinfie di Lavitola-De Gregorio: «Paghiamo colpe che non sono di nessuno dei nostri padri ma di un millantatore che ha pensato, mettendo una ‘L' ed un apostrofo, di entrare nel pantheon dei direttori del piu' antico giornale della sinistra italiana». Come ha fatto? Ricostruisce Nencini: «Nel 1996 Lavitola, nelle vesti di editore (direttore Sergio De Gregorio), col sostegno politico di alcuni esponenti dell'ex Psi finiti nel centrodestra, si presenta con una testata graficamente identica a quella del Psi, ma con una differenza che sorprendentemente gli consente di registrarla presso l'apposito ufficio del Tribunale, senza opposizione». «La sua testata - continua il j'accuse - si chiama “L'Avanti!”, con l'articolo determinativo e l'apostrofo. Vi chiederete: ma se Caio si presentasse in Tribunale a registrare la testata de “Il Corriere della Sera”, con l'articolo davanti e tutto il resto identico, ci riuscirebbe? No, crediamo proprio di no, ma per l'Avanti! e' successo...».
All'epoca dello “scippo” Lavitola, che compiva i suoi primi trent'anni, altro non era se non l'intestatario di fiducia del giornalista partenopeo De Gregorio, alla cui corte, come abbiamo visto, ruotavano anche la sorella Maria e il cugino Antonio.
Oggi pero' fa l'ingrato e prova a prendere le distanze dal suo maestro. Il 5 luglio scorso Valter telefona ad Elena, un'addetta ai pagamenti di Finmeccanica. I due discutono di un versamento sull'estero che deve essere fatto in favore di Lavitola. Mancano alcuni documenti, ma Valter non si scoraggia. «La verita' vera - dice alla sua interlocutrice - e' quella che diceva De Gregorio, che quando ci stanno i casini io mi diverto... tu non hai idea che casini sto combinando, non ne hai proprio idea».
Un'idea, su Lavitola, per fortuna se la sono fatta i pubblici ministeri di Napoli e il gip Amelia Primavera (benche' i fascicoli siano ora stati trasferiti a Roma). Il punto, pero', e' ancora un altro: ha avuto un ruolo, il padre putativo di Lavitola e berlusconiano doc Sergio De Gregorio, in tutta questa vicenda? Di certo, chi a Napoli conosce le gesta della “coppia”, se lo sta domandando da un pezzo. «Ora Valter - dice un giornalista partenopeo di lungo corso - ne parla al passato, quasi fosse una storia in naftalina. Ma qui lo sappiamo tutti che lui non era nessuno. Ed e' cresciuto a pane e De Gregorio. Possibile che ora il senatore se ne stia nell'ombra, al riparo da tutto?». Ah, saperlo..., direbbe Dagospia.



Napoli, 10 maggio 2006

Chi è Sergio De Gregorio

ITALIANI NEL FONDO

Un percorso politico un po' troppo disinvolto

Il fondo, da milioni di euro, è la dotazione finanziaria di due sigle impegnate da qualche anno a gestire i business collegati alla comunicazione con i nostri connazionali nel mondo. Fanno capo ad un neo parlamentare dell’Unione, quello stesso Sergio De Gregorio che, dopo il repentino passaggio da Forza Italia a Di Pietro, è risultato decisivo per l’elezione dei senatori esteri.

Rita Pennarola

(..) GLI ALTOLÀ SUL SIMBOLO

La sensazione che quei milioni di neo-elettori potessero avere un peso determinante era stata alla base, fin dal mese di gennaio, della contesa avvenuta in casa Unione, quando il leader dell’Italia del Valori Antonio Di Pietro arrivò a scrivere, tramite i suoi avvocati, una lettera agli uomini di Romano Prodi per ribadire la «tutela giuridica del marchio “Italiani nel Mondo”», invitandoli «ad evitare atti di pirateria». Fu proprio in quella occasione che l’ex pm rese pubblica la sua intesa con l'associazione denominata appunto Italiani nel mondo, creatura del giornalista partenopeo Sergio De Gregorio, «che ne detiene “il marchio” a livello mondiale già da dieci anni». «Il simbolo da noi prescelto - dichiarò Di Pietro - è la fusione tra il nostro dell’Idv e quello di De Gregorio. Noi avevamo chiesto all’Unione di lavorare insieme ma loro preferiscono fare da sé». «Dopo aver atteso invano una vostra apertura ad una concreta e fattiva partecipazione dell'Italia dei Valori all'esperienza comune delle elezioni per gli italiani all'estero - rincarano la dose i rappresentanti di Di Pietro nella missiva rivolta all’Unione - attesa vostra indisponibilità a riconoscere il giusto peso e ruolo che IdV ha tra i cittadini italiani all'estero, abbiamo il dovere di informarVi che in data di ieri, 30 gennaio 2006, Italia dei Valori e Italiani del Mondo, un movimento politico, oltre che un'Associazione Internazionale con propri delegati, sedi e strutture stabili in tutto il mondo, hanno concluso un accordo per la presentazione di proprie liste comuni alle elezioni politiche del 9 aprile p.v. nelle circoscrizioni estere».

Di Pietro, in pratica, cerca di far valere nei confronti degli alleati quel “valore aggiunto” che gli deriva dall’accordo con De Gregorio. In caso contrario, «Vi segnaliamo che la tutela giuridica del marchio verrà esercitata nelle sedi opportune, invocando un provvedimento interdittivo di qualsivoglia utilizzo “pirata” con procedura d'urgenza. Pertanto Vi diffidiamo ufficialmente dall'utilizzo di detto simbolo che appartiene legalmente al Movimento Politico Italiani nel Mondo e al suo Presidente dott. Sergio De Gregorio».



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"ORLANDO NON SLOGGIA DALLA CAMERA" LA LETTERA DI PROTESTA DI VATINNO, IL SUO SUCCESSORE, USCITO DALL'IDV.
SONIA ALFANO NON E' PIU' UN'EUROPARLAMENTARE DEL'IDV.
IDV REGGIO. I PADRONI DEL PARTITO RIFIUTANO LE ISCRIZIONI DELLA SOCIETA' CIVILE E CHIEDONO RISARCIMENTI A MATTEO RIVA.
"LA MIA SQUALLIDA, NAUSEANTE, MORTIFICANTE ESPERIENZA IN IDV"

 

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