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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

"UN PUGNO DI SOCIETA' CONTROLLANO IL MONDO FINANZIARIO".

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23 APRILE 2012


La finanza mondiale
in mano a 147 imprese

 La finanza mondiale  in mano a 147 imprese

L'Istituto federale svizzero di tecnologia di Zurigo ha pubblicato uno studio su New Scientist. Secondo "La rete globale del controllo societario", un piccolo gruppo di banche e aziende nel mondo sono in grado di controllare il 40% di tutto il potere finanziario. Ne parla Stefano Battiston, autore della ricerca  


''Un pugno di società controllano il mondo finanziario''

"Una cravatta il cui nodo è costituito da un nucleo piccolo ma solido di aziende. Queste dettano le regole, strozzano la concorrenza e gli Stati. Una rete di controllo di banche e multinazionali che tiene sotto scacco i mercati influenzandone la stabilità". L'Istituto federale svizzero di tecnologia di Zurigo ha pubblicato uno studio su New Scientist. Secondo "La rete globale del controllo societario", 147 imprese nel mondo sono in grado di controllare il 40% di tutto il potere finanziario. Ne parla Stefano Battiston, autore, con Stefania Vitali e James B. Gattfelder, della ricerca del Politecnico di Zurigo

Servizio di Livia Ermini 

Video di Alberto Mascia



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Gravità Zero


IL WEB SPIEGA PERCHÈ 147 IMPRESE CONTROLLANO IL MONDO



In un articolo dal titolo "la rete societaria che controlla il mondo" abbiamo illustrato lo studio di un gruppo di ricercatori che dimostra come 147 imprese siano in grado di controllare il 40 per cento di tutto il potere finanziario del mondo.


Qualcuno ha parlato di "effetto papillon", in quanto l'immagine per rappresentare i cluster interessati dalla ricerca ricorda in effetti le ali una farfalla.

(nella foto l'immagine presentata nellaricerca)



Cerchiamo di capire come nasce questo modello.

Il modello si rifà a uno studio di Albert-László Barabási, uno scienziato ungherese, celebre per aver contribuito con le sue intuizioni sulle teoria delle reti.
Barabási in diverse pubblicazioni ha spiegato come una rete complessa si autoorganizza.

Per farlo ha scelto il Web come strumento di analisi, usando gli strumenti digitali per verificare come si distribuissero le informazioni e i centri di controllo più attivi sulla rete.


A sua volta Barabási utilizza un modello di Andrei Broder e altri dal titolo "la struttura grafica del Web"

Il Web può secondo questo modello essere diviso in quattro diversi continenti:

Il Central Core (SCC) che contiene un quarto di tutti i siti web, dà una casa a tutti i siti web indicizzati ed è facilmente navigabile.
Questo non significa che c'è un legame effettivo tra tutti i nodi, ma i percorsi sono definiti e permette di navigare tra di essi.

Poi ci sono i continenti IN e OUT: questi continenti sono altrettanto grandi come il nucleo centrale, ma sono molto più difficili da navigare. Dal continente IN si può facilmente raggiungere l'SCC, ma non esiste un percorso che vi porterà indietro al continente IN.

Al contrario, il continente OUT può essere facilmente raggiungibile dalla SCC, ma ha collegamenti per tornare al nucleo (dove avvengono le cose più interessanti nello studio di queste reti).

Il continente OUT è in gran parte popolato da siti web aziendali che possono essere facilmente raggiungibili dall'esterno, ma una volta dentro, non c'è via d'uscita.

Il quarto continente è fatto di viticci e Isole scollegati, sono gruppi collegati che sono irraggiungibili dalla SCC e non hanno legami di nuovo esso. Questi siti web possono contenere migliaia di documenti. La posizione di questi siti non hanno nulla a che fare con il contenuto, ma in relazione ad altri documenti.

Cosa ci dice questo modello? Che questi quattro continenti limitare la navigabilità della rete a cui appartengono. Dove possiamo andare, dipende dal continente da cui partiamo.

Per quanti sforzi faccia, chi è nel nucleo centrale non ha alcun modo di può raggiungere il continente IN o le isole che la circondano.

Sostuite le parole "web", "nodi", "link" con "economia", "corporation" e "controllo finanziario" e avrete uno specchio della mappa della rete dell'economia mondiale che si comporta come una qualsiasi rete complessa.

Si tratta di studi che iniziano nel 1999, grazie al World Wide Web, che portarono studiosi come Barabási e Broder a concludere che reti come Internet non erano network “connessi casualmente” e a formulare la teoria delle reti a invarianza di scala, ovvero reti che hanno al loro interno una struttura regolata da leggi di potenza (es. i nodi più collegati vincono e soprattutto quelli che aumentano i nodi nel tempo più breve).

Perché si usa il web per studiare la complessità di questi fenomeni? Semplice: perché il web è come un immenso laboratorio: è possibile inserire delle variabili (es. inviare una informazione in rete) e misurare come queste si propagano. In sintesi il Web fornisce strumenti utili ai fisici statistici per misurare la fitness di un nodo, di una pagina web, di un virus, di un messaggio. E permette di prevedere il comportamento futuro.

Questi studi si avventurano a spiegare come funziona la mobilità umana, come ad esempio la possibilità di prevedere rotte e spostamenti grazie alle tracce lasciate da telefonini e altri device tecnologici. Ma anche come le reti a invarianza di scala si applicano anche ai sistemi metabolici e cellulari, per esempio nella previsione di virus pandemici, come si fa all'ISI Foundation di Torino, che recentemente con la Fondazione CRT ha assegnato un premio annuale di 50.000 € a chi studia la complessità tra cui l’economista W. Brian Arthur del Santa Fe Institute (Usa) e il matematico Yakov G. Sinai nel 2008, al fisico Giorgio Parisi nel 2009,
al bioingegnere James J. Collins, e per finire allo stesso Albert László Barabàsi(2011).



Per approfondire
Su www.barabasilab.com, tutti gli studi, le ricerce e le pubblicazioni, con centinaia di esempi e immagini raccolte dallo scienziato ungherese.
In “La dinamica dei sistemi complessi e il World Wide Web” illustra le dinamiche della Rete e come gli studi di Barabasi siano stati decisivi alla sua comprensione.
La fisica del Web” approfondisce gli aspetti legati all’emergenza dei sistemi complessi.
Nel magico potere dei link” alcune applicazioni degli studi di Barabasi al World Wide Web.
In “The Emergence of the creative Enterprise” ci si domanda se siano le invenzioni geniali di pochi singoli illuminati a fare progredire la scienza o l’intelligenza collettiva di molti individui che lavorano in gruppo.
Antonio Scalari in Facebook, le epidemi e i paradossi dell'amicizia spiega il collegamento tra Facebook e l'influenza: sono entrambe reti a invariata di scala.



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