Il Tribuno
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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

ARCHIVIO. IL GRILLO "CHE SFRUTTA I GRILLINI", "JEEP, VILLE E UNA VITA SPERICOLATA". "AMBIENTALISTA? CONSUMA COME UN INTERO PAESE"

I "grillini" si ribellano a Beppe: "Ci sfrutta per avere soldi e voti"

Il primo meet up della provincia di Cuneo chiude e contesta: Grillo parla bene e razzola male,il grillismo è diventato il sinonimo di arrivismo e smania di potere



Roma «Ho un grillo per la testa», è l’ossessionante jingle di Beppe Grillo, il comico aspirante leader dell’opposizione. Più d’uno se, luminoso esempio di fuoco amico, anche i suoi «grillanti» cominciano a ribellarsi al menestrello al pesto. Il primo meetup della provincia di Cuneo, gruppo di tifosi del fustigatore anticasta, infatti, chiude baracca e burattini. E fin qui, nulla di strano, càpita. Il bello è che lo fa rovesciando veleno allo stato puro sul grande guru genovese. In un rovente scritto inviato ai giornali locali e a tutti gli iscritti del gruppo, lo staff dei grillanti accusa: Grillo? Predica bene ma razzola male. Questo il concetto, morbido come una mousse rispetto al tono e al testo della lettera, ruvidi come la carta vetrata. Per una spietata legge del contrappasso ora una fetta di movimento piemontese lo manda a «vaffa... », lui che ha mandato a «vaffa... » mezzo mondo.
«Abbiamo dovuto renderci conto in svariate occasioni che lo stesso Beppe Grillo parla bene e razzola male ed è quindi, crediamo per questo, che il grillismo sia diventato il sinonimo di arrivismo e smania di potere, di ricerca di consensi elettorali per raggiungere i propri interessi personali sfruttando il malcontento, la buona fede e l’ingenuità della gente». Parole come sanpietrini sulla testa del barbuto castigamatti di Savignone. Ma non è finita: «Di questi tempi abbiamo constatato come anche l’utilizzo del malcontento è divenuto un mezzo per ottenere voti e guadagni». E giù a snocciolare le cifre del suo 740: «Basti pensare che da quando Grillo ha iniziato la sua “carriera politica” il suo già elevatissimo reddito è quasi raddoppiato. Erano 2,6 milioni di euro dichiarati nel 2004, poi il 26 gennaio 2005 lancia il blog beppegrillo.it e il fatturato schizza in alto arrivando a oltre 4 milioni nel 2006».
Lungi dall’essere una critica pauperistica il vero schiaffo, tutto morale, arriva poche righe dopo: «Ma la cosa che mai ci saremmo aspettati da chi, come fa lui, si erge a difensore della trasparenza è che ha avuto anche il coraggio di irritarsi quando i suoi redditi sono stati pubblicati e quindi conosciuti dall’opinione pubblica. Insomma lui a parole la esige, ma solo per gli altri».
«Trasparenza», parola con cui Grillo si riempie la bocca, ora gli rimbomba nelle orecchie. «A proposito di trasparenza e di V Day - scrivono i grillanti di Cuneo - un’ennesima forte delusione l’abbiamo avuta quando abbiamo scoperto che, ovviamente dopo aver raccolto le firme per il V Day2 Referendum sull’informazione, grazie a questo nostro lavoro (portato avanti tra l’altro a nostre spese) Grillo e alcuni suoi amici, se il referendum fosse andato a buon fine, avrebbero incassato un sacco di soldi come rimborsi dallo Stato». E non è finita qui. Il giudizio è tossico e tranchant: «Vista la totale mancanza di coerenza con cui imperterrito porta avanti le sue azioni, senza preoccuparsi minimamente di salvare almeno le apparenze, evidentemente ritiene che coloro i quali in lui hanno riposto le loro speranze, siano individui accecati o rincitrulliti, con gli occhi foderati di salsiccia che continueranno a credergli nonostante tutto». Ma ce n’è anche per i suoi incalliti supporter, ancora ignari che il re è nudo: «E forse in parte può aver ragione perché il movimento, oltre ad essere composto e gestito da una folta nomea di arrivisti, annovera tra le sue file ancora qualche ingenuotto (ma sempre di meno) ed anche quel genere di persone un po’ fanatiche che seguono il leader senza nessuno spirito critico e senza mai porsi domande».
La chiusa è al vetriolo: «Ora non ci stupiscono più le notizie che descrivono un Grillo ecologista che ha posseduto anche due Ferrari (classificata tra le auto più inquinanti in commercio), più Porsche, Maserati, Chevrolet Blazer, eccetera e gira su motoscafi altamente inquinanti, che parla di risparmio energetico e nella sua villa ha una fornitura da 20 kilowatt contro i 3 kilowatt medi delle case italiane; personaggio che si erge a moralizzatore del malcostume italiano che tuona contro i condoni e poi, appena si presenta l’occasione, si avvale per ben due volte del cosiddetto condono fiscale tombale oltre che del condono edilizio».

Se il Grillo frinisce, i «grillanti» ruggiscono.



26 aprile 2008

Jeep, ville e guai giudiziari. La vita spericolata di Beppe

Il fustigatore dei pregiudicati fu condannato per aver provocato un incidente nel quale persero la vita due suoi amici e un bimbo. E si salvò da un abuso edilizio con i condoni che adesso critica



Alla fine degli anni Settanta Giuseppe Piero Grillo prende moglie: a Rimini conobbe la proprietaria di una pensioncina, Sonia Toni, e in breve si sposarono. Avranno una figlia, Valentina, e Davide, nato purtroppo con dei problemi motori. Il girovagare di Grillo tra i residence di Roma e Milano, tuttavia, renderà le cose difficili molto presto. Su un importante quotidiano nazionale, pochi anni dopo, la moglie rilascerà un’intervista in cui accuserà il marito di non andarla a trovare praticamente mai e soprattutto di lasciarle sempre pochissimi soldi. Ma oggi i rapporti sono ottimi: anche se si è vista negare, da ex candidata per i verdi a Rimini, il famoso bollino grillesco che suo marito rilascia alle liste civiche. Si è arrabbiata molto. 
Il giorno più nero. Il tardo 1981 e non il 1980, come erroneamente riferito nel suo blog, è l’anno in cui il comico diviene protagonista di un episodio destinato a segnalarlo per sempre. Il 7 dicembre, da Limone Piemonte, decide di partirsene con alcuni amici alla volta di Col di Tenda, un’antica via romana tra la Francia e la Costa ligure: in pratica sono delle strade sterrate militari in alta quota che portano a delle antiche fortificazioni belliche. Con lui ci sono i coniugi Renzo Giberti e Rossana Guastapelle, 45 e 33 anni, col figlio Francesco di 8, oltre a un altro amico che si chiama Alberto Mambretti. Per farla breve: quel viaggio, d’inverno, è una follia. È una strada d’alta quota non asfaltata, e un altro gruppo di amici, nonché un’opportuna segnaletica, sconsigliano vivamente: a esser precisi, la strada è tecnicamente chiusa. Fa niente: Grillo ha uno Chevrolet Blazer, un costoso ed enorme fuoristrada rivestito esternamente di legno e peraltro inquinantissimo. Un quinto amico, Carlo Stanisci, forse si avvede del pericolo e decide di scendere assieme alla fidanzata e al cane. Finisce malissimo: all’altezza di Bec Rouge, alpi francesi, l’auto sbanda su un ruscelletto ghiacciato e scivola verso una scarpata; Grillo riesce a scaraventarsi fuori dall’abitacolo, ma gli altri no, e l’auto rotola nella scarpata per un’ottantina di metri. Mambretti sopravvive non si sa come. I due coniugi muoiono, e ciò che resta del figlio viene trovato sotto la fiancata dell’auto. 
Sconvolto, Grillo si rifugia nella casa di Savignone che divide col fratello. Aspettando il processo, non si ferma: ha appena ultimato «Te la do io l’America», nel 1982 è protagonista di «Cercasi Gesù» diretto da Luigi Comencini e nel 1984 l’attende «Te lo do io il Brasile». E qui c’è un episodio, pure raggelante, raccontato in parte dall’Unità del 21 settembre scorso. Grillo accetta di partecipare alla Festa dell’Unità di Dicomano (nel fiorentino) per un cachet di 35 milioni. La sera dello spettacolo però diluvia, gente pochina e di milioni se ne incassano 15. Flop. I compagni di provincia cercano di ricontrattare il compenso, niente da fare: neppure una lira di sconto. Della segreteria comunista, tutta giovanile, l’unico che ha una busta paga si chiama Franco Innocenti, un 26enne: deve stipulare un mutuo ventennale nonostante abbia la madre invalida al cento per cento.
Poi i citati film. Nell’84 c’è il processo per l’omicidio colposo. Emblematico l’interrogatorio in aula: «Quando si è accorto di essere finito su un lastrone di ghiaccio con la macchina?»; «Ho avuto la sensazione di esserci finito sopra prima ancora di vederlo»; «Allora non guardava la strada». Il 21 marzo, dopo una lunga camera di consiglio, Grillo venne assolto dal tribunale di Cuneo con formula dubitativa, la vecchia insufficienza di prove: questo dopo aver pagato 600 milioni alla piccola Cristina di 9 anni, unica superstite della famiglia Giberti. La metà dei soldi furono pagati dall’assicurazione: «La stampa locale, favorevolissima al comico, gestì con particolare attenzione la fase del risarcimento» racconta il collega Vittorio Sirianni. Il Secolo XIX, quotidiano di Genova, s’infiammò con un lungo editoriale a favore dei giudici e dell’avvocato Pasquale Tonolo, ma l’entusiasmo fu di breve durata: l’accusa propose Appello e venne fuori la verità, ossia le prove: il pericolo era stato prospettato, oltretutto, da una segnaletica che nessun giornalista frattanto era andato a verificare. La strada era chiusa al traffico, fine.
La Corte d’appello di Torino, il 13 marzo 1985, lo condannò a un anno e quattro mesi col beneficio della condizionale, ma col ritiro della patente: «Si può dire dimostrato, al di là di ogni possibile dubbio, che l’imputato risalendo la strada da valle, poteva percepire tempestivamente la presenza del manto di ghiaccio (...). L’esistenza del pericolo era evidente e percepibile da parecchi metri, almeno quattro o cinque, e così non è sostenibile che l’imputato non potesse evitare di finirci sopra», sicché l’imputato «disponeva di tutto lo spazio necessario per arrestarsi senza difficoltà», ma non lo fece, anzi decise «consapevolmente di affrontare il pericolo e di compiere il tentativo di superare il manto ghiacciato. Farlo con quel veicolo costituisce una macroscopica imprudenza che non costituisce oggetto di discussione».
Non andrà meglio in Cassazione, l’8 aprile 1988: pena confermata nonostante gli sforzi dell’avvocato Alfredo Biondi, che nel settembre scorso è stato peraltro inserito da Grillo nella lista dei parlamentari condannati e dunque da epurare: il reato fiscale di Biondi in realtà è stato depenalizzato e sostituito da un’ammenda, tanto che non figura nemmeno del casellario giudiziario, diversamente dal reato di Grillo che perciò, secondo la sua proposta di non candidatura dei condannati, non potrebbe candidare se medesimo.
La villa di Sant’Ilario. Ma la vita continua. Nel 1986, poco in linea con certe sue intransigenze future, fu protagonista di alcuni spot per gli yogurt Yomo: «Ci hanno messo 40 anni per farlo così buono», diceva indossando una felpa con scritto «University of Catanzaro». «Lo yogurt è un prodotto buono», si difese lui. Per quella pubblicità vinse un Telegatto. È il periodo in cui andò a vivere a Sant’Ilario, la Hollywood di Genova: una bellissima villa rosa salmone, affacciata sul Monte di Portofino, con ulivi e palme e i citati frutti e ortaggi di plastica. Non fece scavare una piscina, ma due: cosa che piacque poco ai vicini e soprattutto al dirimpettaio Adriano Sansa, già poco entusiasta del terrazzo di 100 metri quadri che Grillo fece interamente ricoprire inciampando in un clamoroso abuso edilizio cui pose rimedio con uno di quei condoni contro cui è solito scagliarsi. Qualche modesto provincialismo anche all’interno, tipo la foto di lui avvinghiato a Bill Clinton appoggiata sopra il pianoforte.
Poi c’è la telenovela dei pannelli solari, pardon fotovoltaici. L’ex amministratore delegato dell’Enel, Chicco Testa, si è espresso più volte: «Grillo diceva che a casa sua, con il solare, produceva tanta energia da vendere poi quella in eccesso. Ma feci fare una verifica e venne fuori che da solo consumava come un paesino». In effetti si fece mettere 20 kilowatt complessivi contro i 3 kilowatt medi delle case italiane, sicché consumava e consuma come 7 famiglie. L’Enel, dopo varie lagnanze di Grillo, nel 2001 decise di permettere l’allacciamento alla rete degli impianti fotovoltaici (come il suo) e addirittura di rivendere l’elettricità in eccesso all’Enel stessa: quello che lui voleva. Il suo contratto di fornitura, con apposito contatore, fu il primo d’Italia. E da lì parte la leggenda dell’indipendenza energetica di Grillo: in realtà il suo impianto di Grillo è composto da 25 metri quadrati di pannelli e produce al massimo 2 kilowatt, buoni per alimentare il frullatore e poco altro. 
A ogni modo le polemiche ambientaliste di Grillo ebbero a salire proprio in quel periodo: «Anche Chicco Testa dovrebbe essere ecologista, e tutto quello che sa dire è che ci vuole più energia quando il 90 per cento di energia di una lampadina va sprecata. Non si tratta di produrre più energia, ma di risparmiarla». Giusto. Lui però intanto consumava, e consuma, come una discoteca di Riccione.



11 aprile 2008

Grillo ambientalista? Macché, consuma come un intero paese



Un'ecologista con yacht, fuoristrada, Ferrari e una villa che consuma come una discoteca riminese: l'accusano di tutto, Beppe Grillo, e il problema è che è tutto vero. 
Ieri il settimanale Vanity Fair ha reso nota un'intervista di Chicco Testa, ex amministratore Enel di area diessina: «Grillo non mi piace», dice Testa, «e il suo blog è un concentrato di leggende metropolitane e populismo. Ai tempi in cui ero ancora presidente del Consiglio di amministrazione dell'Enel», racconta, «Grillo diceva che a casa sua, con il solare, produceva tanta energia da vendere poi quella in eccesso. Ma feci fare una verifica e venne fuori che da solo consumava come un paesino».
Accidenti. In effetti la villa di Grillo è piuttosto nota per i suoi pannelli solari. Andò a viverci quando si trasferì al quartiere di Sant'Ilario, la Hollywood di Genova, più o meno nella seconda metà degli anni Ottanta. Sono i giorni dei suoi spot pubblicitari per gli yogurt Yomo (poco in linea con certe sue intransigenze future) dove diceva «Ci hanno messo 40 anni per farlo così buono». Indossava la felpa «University of Catanzaro» e per quella pubblicità vinse anche un Telegatto. Comunque sia: non è chiaro se Grillo pagò l'installazione dei pannelli solari (più una centralina fotovoltaica in giardino) oppure se l'aiutarono degli sponsor: sta di fatto che si fece mettere 20 kilowatt contro i 3 kilowatt medi delle case italiane. In altre parole, Grillo consumava e consuma come 7 famiglie. A proposito del solare: quanta energia può produrre un privato?
«Parecchia», disse in un'intervista rilasciata a Beppe Severgnini sul Corriere della Sera, «ma i costi sono fissi e non si può distribuirla agli altri, ci si dovrebbe immettere nel sistema dell'Enel, che non ci sta». Ed ecco che Grillo mise progressivamente nel mirino Chicco Testa, al tempo amministratore dell'Enel, azienda che finanziava Legambiente, Wwf, Fai e altre associazioni ambientaliste. «Lo fanno per coprirsi, per mettersi al riparo», mugugnò Grillo». L'Enel, oltretutto, decise di permettere l'allacciamento alla rete degli impianti fotovoltaici (come il suo) e addirittura di rivendere l'elettricità in eccesso all'Enel stessa. Quello che lui voleva. Il suo contratto di fornitura, con apposito contatore, fu il primo d'Italia: e da lì parte la leggenda dell'indipendenza energetica di Grillo. Il dettaglio è che non è vero. L'impianto di Grillo è composto da 25 metri quadri di pannelli e produce al massimo 2 kilowatt. E lui come visto ne consuma 20. Eppure una parte dell'energia solare Grillo la rivende, stando a lui: «Io in casa ho due contatori», disse il comico al Resto del Carlino nel 2001, «e uno è per l'energia elettrica che compro dall'Enel, l'altro per quella che gli vendo. Produco energia coi pannelli solari, e quella che non uso la vendo all'Enel. Una libidine pazzesca». Misteri della tecnologia, ma probabilmente è ignoranza nostra: se i pannelli coprono un decimo del suo fabbisogno, di che eccessi parla? E perch´ la rivende? Conviene, forse? Qui, appunto, interviene Chicco Testa a scoprire che il solare di Grillo se va bene gli alimenta il frullatore e poco altro.
A ogni modo le polemiche ambientaliste di Grillo salivano di tono proprio in quel periodo: «Anche Chicco Testa dovrebbe essere ecologista, e tutto quello che sa dire è che ci vuole più energia quando il 90 per cento di energia di una lampadina va sprecata. Non si tratta di produrre più energia, ma di risparmiarla».
Hai capito. Grillo parla di risparmio e ha una fornitura da 20 kilowatt.
Altro discorso riguarderebbe il possesso da parte di Grillo di yacht che certo non funzionavano a carbone. Il suo Magnum di 12 metri, peraltro, affondò in Sardegna nel '97, con lui al timone. Anche il discorso delle automobili di Grillo sarebbe interessante: un'inquinantissima Chevrolet Blazer, tra altre, e sicuramente un'utilitaria di nome Ferrari (rossa, ovvio) sempre parcheggiata davanti alla discoteca Davidia di Genova, coperta da apposito telone. Lui dirà che è un'invenzione dei giornalisti corrotti. 
Filippo Facci



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