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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

GRILLO OVVERO UN REPERTORIO VECCHIO DI 25 ANNI: "SONO 25 ANNI CHE PARLO DI QUESTE COSE"... DIGLI DI SMETTERE, INQUINA ANCHE TE.

 
26/4/2012

Il repertorio-Grillo
e l'arte (comica)
della ripetizione
Il comico è rimasto comico, affinando un mestiere e un canovaccio. E' la politica che cerca di imitarlo, fra battute e slogan da comizio: ma lui è più bravo
Sono 25 anni che parlo di queste cose, bastava vedere i miei spettacoli».

Amato o odiato come demagogo, celebrato o detestato come «re dell’antipolitica». Lui ieri rispondeva «il mio non è populismo, è politica, e non la faccio nemmeno io, la fa chi si candida». Un fatto però sembra innegabile, studiando un po’ i suoi comizi: contrariamente alla retorica sulla sua seconda vita, Grillo è rimasto Grillo. Un comico che fa il comico, e fa innanzitutto ridere dai palchi; che poi i suoi discorsi si applichino ormai soprattutto alla politica, dipende dallo stato della politica; e non da oggi.

Da quando un imprenditore «scese in campo» con canovaccio pre-registrato e una calza sulla telecamera, un po’ tutti i politici, anche gli avversari, hanno preso sempre più a parlar per battute, slogan, frasi ripetute identiche, a uso e consumo di un ideale comizio permanente. Solo che in questo Grillo è più bravo. Se prendete la battuta di D’Alema («Grillo è un incrocio tra il primo Bossi e il Gabibbo»), ne coglierete subito l’altezzosità; le battute di Grillo, anche le più scurrili, puntano invece alla risata complice, liberatoria. E così Alfano è «il Castoro della libertà». Bersani è «Bersanetto che non ha più niente da dire, e allora parla D’Alema». Renzi è «l’ebetino». D’Alema «è uno che si è finto di sinistra essendo di destra». Il nuovo «partito liquido» annunciato dal Pdl è «il partito diarrea». Casini è un «Anthony Perkins per vecchie m...», e l’Udc è «Unione dei carcerati»... Le ultime due sono nuove. È un’eccezione, però.

Perché Grillo, ecco il punto, non improvvisa. Semmai ripete incessantemente, lima, al limite aggiorna, un repertorio, in questo come il Berlusconi delle origini. Sulla collocazione del movimento cinque stelle dice allo sfinimento «non siamo di destra né di sinistra. Non siamo il terzo o quarto partito ma il primo movimento di cittadini d’Italia» (l’ha detto a Genova, Cremona, Monza, Cesano Maderno, Piacenza, Arese). Sul governo non dice mai «il governo» ma sempre «i bocconiani del governo». Su Monti si attiene fedelmente a questo testo: «Rigor Montis fa il contabile, l’esorcista, che fa uno più uno uguale a due e smantella lo stato sociale» (a Marcon, Conegliano, Cesano Maderno, Arese). I segretari dei partiti, A-B-C, «non sono grandi leader, sono dementi, dilettanti allo sbaraglio» (intervista a Chi). Sono «ologrammi», «ma perché anche lei parla ancora di loro, che non esistono?».

Anche sui temi, come negli spettacoli dell’altra vita da comico, c’è sempre una frase-chiave. L’Imu, per esempio, «per cercare di calcolarla il mio commercialista è stato costretto ad andare in analisi». Oppure le tasse: «Se pagassimo tutti le tasse non cambierebbe nulla perché ruberebbero il doppio» (a Cesano Maderno il 16, ad Agorà su Raitre, a Piacenza il 21). Non è un caso che la proposta più discussa («uscire dall’euro») sia stata avanzata fuori repertorio: rispondendo al cronista di Piazzapulita. Non significa che altre proposte non ci siano; semplicemente, non sono da comizio.

Ecco perché di norma Grilo evita i talk show, perché li considera «morti, e le rivooluzioni non le faranno le tv di m...». Alcune locuzioni gli piacciono tantissimo, quella «odio sociale» la applica a molte cose diverse: al governo che «sta creando odio sociale» (ad Arese il 17). Ai leader politici che «creano odio sociale. È giusto pagare le tasse ma io voglio sapere la destinazione d’uso delle mie tasse» (a Piacenza il 21). Ai controlli della Guardia di finanza che sono «un modo per instillare l’odio sociale» (a Conegliano il 22).

Per disinnescare il software bisognerebbe capire da dove trae origine il codice sorgente. Certo, è truculento come le pasquinate (se non fosse che lui è ligure). Ma le frasi truculente definire Giuliano Ferrara «un contenitore di m...» - di solito sono studiate, pronunciate nel momento in cui sta calando la tensione nell’uditorio: è successo in tre dei comizi di questa settimana. Ferrara, lungi dal risentirsi, è l’unico che sul Foglio abbia capito, non giudicato, il meccanismo geniale del comico-comiziante, e perché stia stregando l’Italia.

twitter @jacopo_iacoboni

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=14&ID_articolo=776&ID_sezione=6


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