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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

SCILIPIETRO/GRILLO: "LUI MIRA A SFASCIARE TUTTO E BASTA". "ALL'AMICO GRILLO AVRANNO RIFERITO MALE, PAROLE FUORI LUOGO NEI MIEI CONFRONTI"

Il Messaggero

Venerdì 27 Aprile


Di Pietro contro Beppe Grillo:
baruffa tra fustigatori


di Mario Ajello

ROMA - Che cos’è, una baruffa tra fustigatori? Una gara della purezza, e c’è sempre uno più puro che ti epura? Tra Antonio Di Pietro e Beppe Grillo, che alle elezioni amministrative si contendono il medesimo elettorato con il coltello nei denti ma finora si sono sforzati di non farlo vedere, non poteva durare ancora il bluff della non belligeranza e addirittura la finzione dell’amore. 

Grillo protesta a vuoto, è l’accusa dell’ex pm. Ovvero: «La differenza tra me e lui, è una sola» (o una sòla?, ndr). Io critico ma voglio costruire un’alternativa, lui mira a sfasciare tutto e basta». Ecco, Grillo sfascista. E Di Pietro in cambio si prende un «vaffa», tipico dell’eloquio del comico barbuto? Quasi. «Le parole di Di Pietro mi lasciano sbigottito - risponde Grillo - e spero che sia stato un lapsus. Da lui, proprio da lui, non me lo aspettavo». 

Da Pierluigi Bersani, invece, qualcosa doveva aspettarsi e anche da Pier Ferdinando Casini. Dopo le ingiurie di Grillo a Napolitano - «una salma», uno che «fa discorsi anti-costituzionali e dovrebbe essere super-partes» - il leader del Pd sembra avere perso la pazienza. «Ringrazio il presidente della Repubblica - dice Bersani che ha apprezzato le parole del Colle contro l’anti-politica e la demagogia - e Grillo ci spieghi perché non è personalmente candidabile, mentre Napolitano lo è anche domani mattina. Ci spieghi bene la sua non candidabilità, invece di sparare insulti». A che cosa allude il segretario democrat? Forse al fatto che, secondo lo statuto del movimento Cinque stelle, nessun condannato o inquisito può essere messo in lista. 

Quindi Grillo non può candidarsi, in quanto condannato a un anno e tre mesi per omicidio colposo. Il 7 dicembre del 1981, alla guida del suo suv, travolse su una strada ghiacciata di Limone Piemonte un’auto con dentro tre persone che morirono: i coniugi Renzo Giberti e Rossana Guastapelle e il loro figlioletto Francesco (7 anni). 

Al netto di questa triste vicenda giudiziaria, Casini fa un altro tipo di discorso: «Grillo? Meglio dentro che fuori dal Parlamento. Così passa dalle chiacchiere ai fatti e fa i conti con la realtà». Per Bersani, Grillo - che «si permette perfino di parlare dei partigiani i quali, se tornassero, si leverebbero il cappello davanti a Napolitano che lui invece insulta» - comincia a fare proposte da uomo qualunque, degne di Berlusconi». Per D’Alema, il comico che vuole allestire «un tribunale di Norimberga contro tutti i politici», è un mix tra il Gabibbo e il Bossi di vent’anni fa. 

Ma la sfida più appassionante è tra i due fustigatori - Tonino Robespierre e Beppe Savonarola - che inseguono gli stessi elettori e ricorrono ai reciproci sgambetti. Salvo poi, o contemporaneamente, chiedersi una mezza scusa. Come ha fatto Di Pietro dopo che il concorrente ha reagito alle sue accuse: «Forse all’amico Beppe hanno riferito male ciò che avevo detto. Altrimenti, non avrebbe usato certe parole fuori luogo nei miei confronti. Non ho mai indicato Grillo tra i mali dell’Italia. Non cada nel trabocchetto di chi vuole metterci l’uno contro l’altro». 

Grillo però, più volte, ha dichiarato che «nel partito di Di Pietro ci sono personaggi equivoci». Competition is competition. E siccome nello stesso campo di gioco si muove Vendola, Nichi ha detto di Grillo che «interpreta un populismo incapace di dare prospettive al Paese» e Beppe dice del rivale che è «un busone» (a Bologna significa gay). Se questa fosse la nuova politica, somiglia tanto - e perfino in peggio - a quella paleolitica delle liti tra le comari sul ballatoio. 


http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=192897&sez=HOME_INITALIA



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