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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

TECNICHE DI SOPRAVVIVENZA. "DI PIETRO: I MANEGGI PER 'MARITARE' IL PARTITO"... CON GRILLO CHE GLI HA MANGIATO IL PARTITO.

 

14.05.2012 

Di Pietro: i maneggi per "maritare" il partito

Così come il "Pierferdy", anche Di Pietro appare contagiato dalla politica dei due forni. Per conseguenza, vorrebbe dividersi l'Italia che protesta con Beppe Grillo. Vuol fare questo perché solo così potrebbe "salvarsi" dopo la débâcle patita nelle ultime "amministrative", soprattutto nella eventualità che Bersani intenda "involarsi" dalla foto di Vasto. 

Oggi il pallino del bigliardo della politica parrebbe essere ritornato nelle mani del Segretario del Pd, ritrovatosi a guidare il primo partito d'Italia suo malgrado; e, quindi, più che per una crescita reale per l'auto-dissoluzione del Pdl. Sino a poche settimane fa, egli era costretto ad inseguire Casini, cercando di tenere insieme anche Vendola e Di Pietro; ma oggi che il "Terzo polo" ha esaurito la sua spinta, la situazione è mutata al punto che gli giungono offerte (o tempora, o mores!) persino dal Fli (Bocchino preconizza "per il 2013, un'alleanza con i democratici"), da Rutelli e dal leader-Udc. Dall'altra parte, però, sia il "Governatore" pugliese che l'ex-Pm di "Mani pulite" gli tirano la giacchetta perché confermi la vecchia "alleanza dagherrotìpica" di Vasto per ricominciare la campagna elettorale e magari, nel caso avessero a precipitare gli eventi, per essere pronti già ad ottobre. 

Ma, dopo l'analisi del voto, il "teatrino" è cambiato; e, mentre briga con Vendola, Di Pietro ha intrapreso a studiare un piano alternativo. Non con il "Governatore" pugliese (che da solo non sfonda) bensì con Grillo con cui ha trovato assonanza ed interessi. Infatti, a guardare bene, è vero che l'Idv è finita dimezzata dall'ascesa dell' "M5s", ma il fenomeno si è verificato soprattutto al Nord. Tutto sommato, al Sud il partito ha retto, anzi può vantare persino exploits personalistici quali quelli di Napoli (con Luigi De Magistris) e di Palermo (con Leoluca Orlando). Al contrario, i "Grillini" non hanno sfondato proprio da Roma in giù; e, dopo la città partenopea, lo si è visto a Palermo dove il candidato, pur avendo raggranellato 3.000 suffragi, non è riuscito a superare lo sbarramento del 5%. Insomma, nel Meridione il rappresentante degli "indignati" continua ad essere Di Pietro mentre Grillo rimane a presidiare solo il Nord. 

Ed allora ecco che il politico di Montenero di B. vuol fare una proposta al comico: unire le forze, così da cancellare i reciproci punti deboli, tanto più che "M5s" ed Idv non si elidono; anzi, messi insieme, sarebbero in grado di triplicare i suffragi. Ecco perché Tonino ha pensato ad una "Federazione della protesta", nel cui àmbito Grillo abbia ad assumersi la guida del Settentrione ed il "Gabbiano" quella del Meridione, ovviando in tal modo ad eventuali sbarramenti che possano tenerli al di fuori dei giochi. 

Il piano è questo; ma Di Pietro non può illudersi di intercettare i voti del dissenso perché, per tanta gente, rappresenta anch'egli il sistema. Invece, il voto parrebbe avere consacrato Beppe Grillo ed il suo movimento come l'unico vero vincitore; al punto che, se si votasse oggi, secondo gli osservatori, i "pentastelle" potrebbero conseguire quaranta seggi in Parlamento in attesa di prendere piede anche al Sud (come già hanno fatto in Molise) dove i partiti tradizionali mantengono ancora, con gli elettori, rapporti (attenuati ma) diretti tali da non rappresentare solo una forma clientelare quand'anche un riconoscimento reciproco tra il politico e il cittadino. 

Ciò tolto, per il momento Grillo sembrerebbe inarrestabile, avendo dalla sua pure l'effetto emulazione, innescato (ed amplificato) dai media. In sostanza, chi è "incazzato" non voterà mai per chi si sia incistato nel sistema ma solo per chi sia contro di esso; e, a tale proposito, Vendola e Di Pietro sono considerati "potere" anch'essi e non possono pensare di potere essere premiati in una situazione del genere. Ed ecco perché Antonio Di Pietro invita Beppe Grillo ad entrare nella simbolica foto vastese. 

La volata di "M5s" fa paura soprattutto al politico molisano dal momento che essa attira proprio quell'elettorato di protesta a cui ha sempre puntato l'ex-Pm che, dopo gli ultimissimi risultati, rischia di ritrovarsi con un partito dimezzato che, non attirando l'antipolitica, non interessa più al Pd. Ed ecco perché il Monetenerese, dopo di avere duellato sino ad ieri, ora cerca di allearsi con il comico al fine di realizzare un "polo di protesta". Intervistato da "Radio anch'io", Tonino ha precisato:"Non mi sentirete mai pronunciare parole contro Grillo, e soprattutto contro i ‘grillini', perché i mali del Paese non vengono da chi protesta"; ed ha voluto difendere il comico pure sul paragone instaurato a Palermo tra il pizzo della Mafia e le tasse dello Stato, sostenendo che si trattava soltanto di un paradosso. Poi l'ha buttata lì, invitandolo ad entrare in quella foto scolorita di Vasto, spiegando che, "oltre alla contestazione, vogliamo costruire una proposta ed un'alternativa nel rispetto di chi sta protestando e cercando di portare avanti le proprie ragioni". 

E dire che, tra l'ex-Pm ed il comico erano volati stracci dopo l'attacco ai demagoghi mosso dal Presidente Napolitano. Di Pietro aveva preso le distanze dal "Bepy" dicendo che, mentre egli voleva costruire un'alternativa, lanciando un modello riformista e legalitario, Grillo mirava solo a sfasciare. Solo dopo i risultati delle "amministrative", il politico molisano ha capito che, più che distinguersi, conviene collegarsi al Genovese; e la ragione non sta solo dalla parte della crescita di quest'ultimo quant'anche dal vuoto che gli si sta creando intorno. Finito l'antiberlusconismo, la sua ragione sociale andrebbe cambiata; e, con i voti del partito in caduta libera, l'Idv è diventata meno appetibile. Ove si aggiunga che, nei disegni del Pd per le "politiche", c'è l'inglobamento di Nichi Vendola e l'alleanza con Pier Ferdinando Casini (che ha messo il veto su Di Pietro), la sua fine sembrerebbe scritta. 

Ecco perché Tonino ha deciso di virare la rotta verso Grillo mettendogli a disposizione il partito e puntando a lasciarsi fotografare in una nuova posa al fine di creare un "Polo della protesta e dell'intransigenza". E, dalle prime voci raccolte tra i "Grillini" più prossimi al comico, l'interesse ci sarebbe. A patto però che il leader possa fare piazza pulita di tutte quelle figure poco limpide, nate come la gramigna nel campo dipietrista. 

Claudio de Luca



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