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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

LA 'FATWA' DI GRILLO. "LO STAFF CHIEDA SCUSA" DEL CONSIGLIERE REGIONALE. IL RITORNO DELL'ESPULSO: GUERRA CIVILE A 5 SATELLE.

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24 maggio 201

Fedelissimi, pragmatici e movimentisti
ma nel M5S cresce la fronda "eretica"

Sul blog di Beppe Grillo seconda "fatwa" contro il ferrarese Valentino Tavolazzi. E stavolta scoppia la bagarre. Interviene anche Favia: "Lo staff chieda scusa e si informi prima"
di MATTEO PUCCIARELLI
ROMA - "Figli piccoli, problemi piccoli. Figli grandi, grandi problemi". Il vecchio adagio va bene anche per i partiti politici, 5 Stelle compreso. Se ne starà accorgendo Beppe Grillo, proprietario - come prevede il "non statuto" - del marchio M5S (unico caso al mondo). L'elezione di Pizzarotti a sindaco di Parma, subito dopo la festa, rischia di riportare a galla i malumori diffusi nella parte del MoVimento che, più o meno velatamente, chiede maggiore democrazia interna. 

Oggi in un post 1 il comico (anzi, il politico) genovese scrive: "La Rete non deve lasciare soli i nostri sindaci. Tutto è avvenuto molto in fretta e c'è la necessità di ricoprire ruoli operativi. A Parma abbiamo bisogno di aiuto. Cerchiamo una persona con esperienza della gestione della macchina comunale per la carica di direttore generale al più presto. Incensurata, non legata ai partiti, di provata competenza". Fin qui, insomma, tutto ok. Ma dopo arriva la bordata: "Ho saputo soltanto ieri sera della auto candidatura (appoggiata da un consigliere del M5S dell'Emilia Romagna) di Valentino Tavolazzi di Progetto per Ferrara a cui è stato inibito l'uso congiunto del suo simbolo con quello del M5S qualche mese fa. Ovviamente è una scelta impossibile, incompatibile e ingestibile politicamente. Mi meraviglio che Tavolazzi si ripresenti ancora sulla scena per spaccare il M5S e che trovi pure il consenso di un consigliere". È sale su una ferita mai rimarginata: l'espulsione di Tavolazzi, stimato volto storico grillino dell'Emilia Romagna, espulso mesi fa senza troppe spiegazioni perché "colpevole" di aver partecipato (i maligni dicono "organizzato") un meeting a Rimini in cui si proponeva una strutturazione più "partitica" del M5S. Al momento eterodiretto dal tandem Grillo-Casaleggio.

L'ala "pragmatica". Due consiglieri regionali e un neo-sindaco di capoluogo di provincia. Gli emiliani sono il motore dell'avanzata del M5S. Giovanni Favia è uno dei volti più noti, ha 31 anni, è vicino a Grillo ma talvolta esprime posizioni autonome. Sempre oggi è durissimo il suo commento al post di Grillo: "Prego chi ha fornito questa falsa informazione allo staff del blog (l'autocandidatura di Tavolazzi, ndr) di dichiararsi e chiedere scusa. Ed allo staff di verificare prima le informazioni che pubblica". E quando Tavolazzi venne espulso Favia dichiarò: "Grillo ha il suo blog e lì esprime le sue opinioni. Non sempre lo leggo, penso a lavorare in Consiglio. E comunque stimo molto Tavolazzi". Secondo altre voci, l'incontro di Rimini doveva servire a rendere possibile un piano: Favia candidato premier nel 2013. Chiacchiere, certo. Ma che Favia sia un grillino "in carriera" è il segreto di Pulcinella. 

Andrea Defranceschi, capogruppo in Consiglio, è sì collega di Favia, ma è soprattutto un suo amico. Nelle settimane scorse Grillo lo redarguì pubblicamente, accusandolo di aver chiesto alla giunta di Vasco Errani di impegnarsi nel salvataggio del dorso bolognese dell'Unità. "Se qualche esponente del MoVimento la pensa diversamente non è un problema. Il Pdmenoelle lo accoglierà subito tra le sue braccia". E amen.

Fresco di nomina, Federico Pizzarotti ha scatenato il putiferio 2 quando intervistato da Repubblica ha detto che "i cittadini di Parma hanno votato me, non Grillo". Naturalmente ribadendo allo stesso tempo il ruolo centrale dell'ex-comico genovese all'interno del MoVimento. Ma è stato sempre il neo-sindaco, infine,ad aver offerto 3 il posto di direttore generale (o un assessorato) a Tavolazzi. "Con Grillo - mette però le mani avanti Pizzarotti - non ci sono spaccature e non ci sono mai state".

I "fedelissimi". In Piemonte c'è Davide Bono, medico di 32 anni, consigliere regionale. Rappresenta un po' l'ortodossia grillina. Duro e puro, Beppe ha sempre ragione, zero compromessi anche solo di immagine con i colleghi di altri partiti, il web come panacea di tutti i mali. "A me nessuno, né Grillo né la Casaleggio ha mai detto come devo comportarmi e come devo votare". Pare che non abbia un grandissimo rapporto col collega grillino in Consiglio Fabrizio Biolè. Quest'ultimo "colpevole" di aver sottoscritto la reversibilità del vitalizio alla moglie. Su Facebook Biolè si giustificò così: "È stato un mero errore formale di sottoscrizione della reversibilità".

Sulla linea-Bono anche il capogruppo al comune di Bologna Massimo Bugani, il quale attaccò Favia e Defranceschi per la "poca trasparenza" nei conti e per la rinuncia di una parte dello stipendio promesso alle elezioni - che finisce su un altro conto corrente intestato agli stessi consiglieri. "Secondo me - disse - è necessario e prioritario che quei soldi non restino sul conto degli eletti".

Non che tra i puristi del verbo grillino ("né destra né sinistra, oltre") non esistano divergenze. Perché - ad esempio - il capogruppo al consiglio comunale di Torino, Vittorio Bertola, nel settembre dello scorso anno criticò pubblicamente la partecipazione di Bono allo sciopero generale della Cgil. E sempre Bono rispose: "Non accetto il troppo facile populismo di alcuni per cui tutti i sindacati fanno i loro porci comodi per accumulare più potere".

I "movimentisti". E poi c'è la Liguria, anzi Genova. Dove Paolo Putti, educatore di 42 anni, ha sfiorato il ballottaggio contro Marco Doria. È uno dei pochi che si definisce, almeno idealmente, "di sinistra". A differenza della maggioranza dei compagni di "partito", preferisce le assemblee in carne e ossa a quelle telematiche ("Le identità esclusivamente virtuali sono un po' pericolose", spiega). Seppur sconsigliato dallo staff di Grillo, si confrontò lo stesso in dibattiti pubblici con gli altri candidati a sindaco.

Infine, c'è proprio Valentino Tavolazzi. Lui si considera ancora dentro il M5S, per Grillo è fuori. Si è adoperato molto anche in queste amministrative, e la vittoria di Comacchio è in parte sua. Oggi dice cose pesantissime. "Adesso basta con gli attacchi personali infondati e le scomuniche di migliaia di persone. Il MoVimento è nostro, non di Casaleggio". E ancora: "La rete non può essere lo strumento per diffamare le persone. Questo accade nei partiti. Basta anche ai messaggi subliminali, alle insinuazioni, alle accuse senza nome. Non è la trasparenza che predichiamo. Non è il MoVimento che vogliamo". Come finirà? Difficile saperlo. Di sicuro Tavolazzi non si arrende: "Le amministrative sono finite, ora dobbiamo tornare a parlare di quella mia espulsione ingiustificata, a cui se ne sono aggiunte le altre di chi con me chiedeva spiegazioni. Non si può predicare la democrazia diretta se poi al nostro interno non ce n'è". 

Di certo Tavolazzi ora può contare sul pieno appoggio, un appoggio pubblico, del M5S di Parma: "Il Comune ha bisogno di poter contare su persone che abbiano già dato prova di grande professionalità in ambito amministrativo. Riconosciamo a Grillo il grande merito di non aver mai interferito nella selezione dei candidati e nelle scelte politiche. Siamo certi quindi che avremo il suo pieno sostegno nell'autonomia di una decisione di carattere strettamente tecnico". Un modo soft per invitare il 'caro leader' e la Casaleggio a non intromettersi. 

Su Facebook, alla fin fine, Federico commenta così tutta la faccenda: "Occhio che anche voi siete un partito oramai. Certamente non tradizionale e per molti versi originale, ma sempre un partito siete. Attenzione poi a fare quelli che fanno la lista dei buoni e dei cattivi, non l'ha fatta neanche Gesù quando si è fatto uomo".







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