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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

LA RESISTIBILE ASCESA DI DON FELICE BELISARIO

Entrato alla Provincia di Potenza non per elezione, ma per designazione del partito, consigliere regionale della Basilicata grazie al listino, deputato blindato eletto in Sicilia grazie alla “legge porcata”, infine senatore grazie ai voti di Michele Radice, Felice Belisario rappresenta in Lucania la quintessenza del dipietrismo con tutto il suo carico di contraddizioni e tutta la sua passione per la propaganda sterile e roboante. Se non si temesse di scontrarsi ancora una volta con la comprovata incoerenza di Di Pietro, ci sarebbe forse da rallegrarsi per la più o meno imminente “dipartita” del senatore il quale non dovrebbe più essere candidato nemmeno continuando a persistere l’attuale legge elettorale. Stando a ciò che dichiarava il Presidente dell’Italia dei Valori nei tempi in cui amava cavalcare gli ippogrifi di Beppe Grillo, infatti,  la politica non deve“diventare una professione, una occasione per pensare alla propria sistemazione” e quindi “gli incarichi elettivi” devono “essere temporanei, non oltre due legislature”; ciò significa che Belisario, con la buona compagnia di ben quindici altri parlamentari IdV,  dovrebbe cedere il passo in nome di quella “competizione positiva” con cui a chiacchiere Di Pietro fa la guerra alle “ cariatidi della vecchia Repubblica”. A chiacchiere, appunto, visto che nelle file del partito più smemorato d’Italia c’è qualcuno come l’on. Evangelisti che è già, addirittura, alla sua quinta legislatura.

Belisario, dicevamo, anche per questo è un dipietrista d.o.c. visto che, vuoi per faccia bronzea, vuoi per memoria corta, riesce a contraddire anche se stesso con una disinvoltura che ha dell’eccezionale. Il recente suo faccia a faccia  a Francavilla in Sinni con il governatore De Filippo, ad esempio, è stato uno sconcertante tripudio di amore ed odio del quale è rimasto come unico dato comprensibile la  volontà italvaloriale -in vista di elezioni non si sa quanto vicine- di cadere sempre in piedi, di essere governo ( e conservare la poltrona) ed opposizione ( e accaparrarsi i voti degli scontenti) contemporaneamente. D’altro canto se non fosse per questa sorta di omozigosi, non si capirebbe il perché Di Pietro considera il senatore lucano una specie di suo fratello siamese; se ne avesse valutato l’acume politico, infatti, il Tonino nazionale se ne sarebbe dovuto disfare quanto prima possibile, dal momento che più volte Belisario, a giudicare dai suoi numerosi retro front, non ha capito granché di quello che andava a fare. Gli esempi, remoti e prossimi, si sprecano; basti pensare ai suoi tanti pupilli ( Prospero De Franchi, Nino Carelli, Roberto Galante) prima presentati agli elettori come vessilli di virtù e di buona politica e poi “vituperati”;  basti pensare alla questione sanità e al balletto dei consiglieri regionali sostenuti o avversati a turno dal senatore dei senatori a seconda dell’opportunità; basti pensare ancora alla vicenda che ha coinvolto Michele Radice oggi indicato come colui che nel partito “non ha mai creduto fino in fondo”, solo ieri, invece, presentato come candidato principe dell’Idv lucana alle elezioni europee (persino a danno di personalità come quelle di De Magistris, Vulpio, Alfano ecc…), sempre difeso ed elogiato per il suo “buon lavoro sul territorio” anche quando qualcuno nell’interno del partito esprimeva dubbi sul suo operato.

Le interviste a 360 gradi rilasciate dal senatore sono pertanto le uniche capaci di garantirgli quella circolarità necessaria a ritrovarsi sempre vergine al punto di partenza; se si provasse una diversa focalizzazione, forse il senatore sarebbe obbligato a spiegare meglio il perché di tante contraddizioni e magari anche a dirci perché Vendola, con tutti i consensi che è stato capace di ottenere, dovrebbe accontentarsi di essere Governatore in Puglia quando lui, con un risibile bagaglio di voti, non si è accontentato nemmeno di essere stato omaggiato del seggio alla Camera. Se non ce lo spiega, si rischia infatti di pensare a male e di capire che la volontà dipietrista è quella di far vincere il partito e non il Paese; Bersani, infatti, ottimo politico privo però di appeal, consentirebbe di certo a Di Pietro di fare incetta di voti e a Berlusconi di tornare a vincere. Non lo stesso vale per Vendola che sarebbe capace di attrarre molti di quei consensi che finora l’IdV ha rosicchiato al Pd e darebbe speranza al Paese di uscire da questo tunnel. A pensar male si fa peccato, è vero, ma la colpa è dei 360 gradi.

 

                                                     Anna R. G. Rivelli

da IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA del 25/09/2010




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