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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

IL BERLUSCONIANO "TEMPO" RINGRAZIA DI PIETRO. FINI: "DEMOCRAZIA A RISCHIO".

Il Messaggero

FINI: TUTTO FALSO, DEMOCRAZIA A RISCHIO.

AVVOCATO RIVELA: CASA NON E' DI TULLIANI

Il legale, ex senatore leghista: è un sessantenne che si occupa di finanza. I finiani: in tilt i nostri siti, il video alle 19


Gianfranco Fini (foto Pierpaolo Ferreri - Ansa)

ROMA (25 settembre) - Resta alta la tensione fra i finiani e il premier Silvio Berlusconi, mentre il presidente della Camera annuncia per oggi in un video la sua verità sulla vicenda della casa di Montecarlo, a suo dire «soltanto una manovra per screditarlo». Video del quale anticipa il contenuto in un colloquio con Il Messaggero.

Per il momento i siti dove Fini avrebbe dovuto trasmettere il suo video sono in tilt. «Dalle 10 di questa mattina i siti del Secolo d'Italia, di Farefuturo, di Generazione Italia e di Libertiamo sono bloccati. Stiamo lavorando per verificarne le ragioni e ripristinare la funzionalità», afferma il direttore del Secolo Flavia Perina che aggiunge: «La messa in rete dell'intervento di Gianfranco Fini non potrà comunque avvenire prima del pomeriggio». Successivamente il sito di Generazione Italia ha annunciato che il video sarà messo in onda alle 19.

Intanto l'avvocato vicentino Renato Ellero, ex senatore della Lega Nord, rivela: «La casa di Montecarlo è di un mio cliente, e non di Giancarlo Tulliani. Non è mio cliente l'onorevole Fini, né‚ Elisabetta Tulliani, né il fratello Giancarlo», spiega l'avvocato Ellero ai microfoni di Cnrmedia, che prosegue: «Ho conosciuto il presidente della Camera quando facevo politica, ma non lo vedo da tanti anni. Posso dire che il mio cliente non risiede in Italia» spiega il legale, aggiungendo che si tratta di una persona abbastanza facoltosa da poter comperare «non solo l'appartamento al valore che gli viene attribuito da Libero o Il Giornale, ma tutto il palazzo».

Si tratterebbe di un sessantenne che si occupa di finanza e che ha la residenza in un Paese estero confinante con l'Italia: questo l'identikit del proprietario della casa ex An secondo Ellero. «Ho incontrato il mio cliente mercoledì scorso e nel corso del colloquio mi ha detto, mostrandomi dei documenti, che la proprietà dell'appartamento a Montecarlo è di una società, della quale lui è proprietario. Non abbiamo poi approfondito la vicenda». La decisione di intervenire in modo pubblico è scattata ieri sera dopo le dichiarazioni del ministro di Santa Lucia: «il mio cliente mi ha chiamato mi ha detto “sfido le autorità di Santa Lucia a dire chi è il proprietario perchè quello sono io”. Dandomi mandato di rendere nota questo e di interessarmi per chiarire il rapporti con il governo di Santa Lucia».
(...)
«Stanno accadendo cose gravissime e molto preoccupanti 
che mettono a rischio l'intero sistema democratico. È un momento buio per la democrazia». Sono le parole del presidente della Camera Gianfranco Fini, riportate in un colloquio sul Messaggero, anticipazione del videomessaggio che sarà trasmesso sui siti di Generazione Italia, Secolo d'Italia e Libertiamo, per dire la sua verità sulla vicenda di Montecarlo, a suo dire «soltanto una manovra per screditarlo». «Quella che abbiamo davanti - prosegue - è una sfida all'ok Corral, un combattimento all'ultimo sangue, me ne rendo conto, ma non mi lascerò sconfiggere senza combattere. Anzi - promette - mi batterò con ancor più forza». 

Fini assicura di non aver «nulla da temere» e di sapere che la «storia» legata alla casa di Montecarlo è «tutta una montatura, un falso bello e buono». La magistratura «lo proverà - aggiunge -, basta aspettare». L'ipotesi di rassegnare le dimissioni, se dovesse essere provato che l'intestatario della società off-shore a Santa Lucia è davvero il cognato, Giancarlo Tulliani, non esiste «perchè il fatto non sussiste». Fini non è spaventato nemmeno da un'altra ipotesi, quella del voto anticipato: «Se si dovrà votare - dice - si voterà, ma la responsabilità non sarà certo del gruppo di Futuro e Libertà, semmai di chi ha costruito e alimentato questo clima avvelenato». Altre parole del presidente della Camera sono riportate oggi anche in un retroscena pubblicato su Repubblica: «Dico la verità - ha detto Fini - e non solo non ho commesso alcun reato, ma non ho nemmeno danneggiato nessuno. Il partito non ha perso nulla, ho la coscienza pulita di fronte alla nostra comunità politica. Se avessi voluto arricchirmi o danneggiare qualcuno, vi assicuro che ne avrei avuto la possibilità».

«Posso aver commesso delle ingenuità procedurali - continua -, ci può essere stato qualche errore. Nel qual caso me ne scuso. Ma la verità dei fatti è che la casa non è di mio cognato». Poi l'allarme per il futuro e la 'lezione politicà della vicenda: «Domani resterà una gigantesca operazione di killeraggio mediatico, preparata nei dettagli e portata a compimento con l'intenzione di uccidermi politicamente colpendo la mia famiglia».

Il governo di Santa Lucia intanto conferma. E' autentica la lettera con cui il ministro della Giustizia del paradiso fiscale caraibico, Rudolph Francis, spiega al primo ministro King Stephenson che dietro le società off-shore che hanno comprato il famoso appartamento di Montecarlo ci sarebbe Giancarlo Tulliani, cognato di Gianfranco Fini: lo ha detto ieri lo stesso ministro Francis in una conferenza stampa a Santa Lucia, ribadendo quindi al Fatto Quotidiano quanto anticipato dallo stesso quotidiano. «La lettera è autentica - dice il ministro - Ho deciso di scriverla al primo ministro per informarlo su una vicenda che rischiava di danneggiare l'economia dell'isola. L'attenzione dei giornalisti italiani e - pare - la presenza dei servizi segreti stava danneggiando la reputazione della piccola isola che vive della sua riservatezza sulle vicende fiscali dei clienti. Non so come la lettera che ho scritto al primo ministro sia finita nelle mani dei giornalisti che l'hanno pubblicata» ha concluso Francis davanti ai tre inviati della stampa italiana che adesso, spera il governo, «non avranno più ragioni di restare a Santa Lucia». 

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=120215&sez=HOME_INITALIA&ssez=PRIMOPIANO

Il Tempo - Politica

25/09/2010

Nella sinistra anti-premier
si salva solo Di Pietro

L'ex pm è l'unico dell'opposizione a non compromettersi in una difesa a tutto campo di Gianfranco Fini per festeggiarne l’approdo su posizioni contro il Silvio Berlusconi.

Il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di PietroPeggio ancora di Gianfranco Fini, e dei suoi più fanatici seguaci, dalla vicenda della casa monegasca svenduta al cognato esce l’opposizione. Fatta eccezione, va detto con onestà, per Antonio Di Pietro. Il quale è stato l’unico, da quelle parti, a conservare una certa lucidità da quando è scoppiato il caso e a non compromettersi in una difesa a tutto campo del presidente della Camera per festeggiarne l’approdo su posizioni antiberlusconiane. Egli era stato l’unico, in particolare, a non scambiare per buone e sufficienti le contraddittorie e lacunose spiegazioni fornite da Fini sull’ambiguo percorso che aveva consentito a Giancarlo Tulliani di disporre di una casa tanto generosamente quanto ingenuamente lasciata in eredità dalla vedova Colleoni al partito di destra allora guidato da Fini. Era stato l'unico dalle sue parti, il pur sfascista Tonino di Montenero, ad avvertire puzza di bruciato nei balbettii o nei silenzi di Fini e a reclamare spiegazioni più convincenti, lasciando intendere di sospettare che non ce ne potessero essere.


Ancora ieri i giornali riportavano gli insulti riservati ai critici di Fini da Enrico Letta, il vice segretario che viene generalmente accreditato come uno degli esponenti più moderati e ragionevoli del principale partito d’opposizione. Secondo il quale il presidente della Camera sarebbe stato vittima di un "clima di killeraggio e di dossier", naturalmente alimentato dal solito Berlusconi e dai giornali che lo sostengono, o da quelli di famiglia. Non parliamo poi dei vari Pier Luigi Bersani, Massimo D’Alema, Walter Veltroni, Rosy Bindi, Franco Marini e compagni o amici, che litigano, anzi si sbranano su tutto ma si ritrovano sempre insieme quando ritengono di avere individuato un buon cavallo su cui poter saltare per la solita carica contro il presidente del Consiglio. Agli occhi di tutti costoro Fini è stato per tutta l’estate soltanto l'inviolabile "terza carica dello Stato", da puntellare ad ogni costo. C'è mancato poco che la magistratura non fosse invitata a procedere per attentato al funzionamento dello Stato, o qualcosa di simile, contro chi osava turbare la quiete e i disegni politici del presidente della Camera. 

(...)

Francesco Damato

http://www.iltempo.it/2010/09/25/1203834-nella_sinistra_anti_premier.shtml




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