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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

1931 "GIURAMENTO DI FEDELTA' AL FASCISMO". 2010 "GIURAMENTO DI FEDELTA'" IN IDV

Il Tribuno
"ENTRO DOMANI ALLE 21 DEVI FIRMARE QUESTO DOCUMENTO". SCONCERTANTE INIZIATIVA DI STAMPO KHOMEINISTA DELL'IDV DI BOLOGNA, CHE IMPONE AD ELETTI E NOMINATI NEGLI ENTI LOCALI DI SOTTOSCRIVERE UN GIURAMENTO DI FEDELTA'.

Bologna, 23/09/10

 

Gli eletti e nominati della Provincia di Bologna riunitisi in data sopra riportata, confermano il loro sostegno alle iniziative ed alla linea politica intrapresa a livello nazionale dal Presidente Antonio Di Pietro e a livello regionale dalla Coordinatrice Silvana Mura.

Contestualmente condannano in maniera chiara e coesa il comportamento dei Consiglieri provinciali e comunali eletti nelle liste del partito e fuoriusciti  per motivazioni politicamente non condivisibili, i quali non solo hanno tradito la fiducia riposta in loro al momento della proposta di candidatura, ma quella degli elettori gettando discredito all’Italia dei Valori a mezzo stampa e non solo, cercando di creare il maggior danno d’immagine possibile alla forza politica di cui siamo orgogliosi di far parte.

Gli eletti e nominati, coscienti di esser classe dirigente dell’IDV,  si impegnano a rispettare le regole etiche e morali che devono contraddistinguere ogni aderente al partito, dando esempio di appartenenza ed attivismo per rispetto in primis di tutti quei militanti che svolgono intensa attività politica senza ricoprire alcuna carica.

Essendo l’attività di partito a livello provinciale sostenuta in modo significativo dal contributo degli stessi, ritengono inoltre doveroso impegnarsi, al regolare versamento delle quote previste dal partito come riportato espressamente dall’art.4 dello Statuto Nazionale 2009.

 

                                                      In Fede



Corriere della Sera

RISPONDE SERGIO ROMANO

1931: i professori giurano fedeltà al fascismo

(...)
La formula fu questa: «Giuro di essere fedele al re, ai suoi reali successori e al Regime fascista, di osservare lealmente lo statuto e le altre leggi dello Stato, di esercitare l' ufficio di insegnante e adempire tutti i doveri accademici col proposito di formare cittadini operosi, probi e devoti alla patria e al Regime fascista. Giuro che non appartengo e non apparterrò ad associazioni o partiti la cui attività non si concilii con i doveri del mio ufficio». 

I professori chiamati a sottoscrivere queste parole furono più di 1200 e il numero dei docenti che rifiutarono fu probabilmente una dozzina. Vi è una certa incertezza perché qualche professore, come Vittorio Emanuele Orlando, preferì chiedere di essere collocato a riposo, e altri, come Giuseppe Antonio Borgese e Piero Sraffa, erano all' estero. Il dissenso, secondo la sprezzante formula di un giornale fascista dell' epoca, rappresentò quindi l' 1 per mille. Sappiamo che qualcuno firmò per non abbandonare i propri studenti, come Alessandro Levi a Torino. Sappiamo che altri firmarono per ragioni economiche. E sappiamo infine che Pio XI, Palmiro Togliatti e Benedetto Croce dettero ai loro fedeli o amici, paradossalmente, lo stesso consiglio. Come ricorda Simonetta Fiori in un articolo apparso sulla Repubblica nell' aprile del 2000, il Papa fece sapere che i professori cattolici avrebbero potuto firmare «con riserva mentale». Togliatti sostenne che sarebbero stati più utili al partito se fossero rimasti nelle università. Croce li esortò a non interrompere il loro insegnamento liberale. Rimasero in cattedra così, insieme a molti professori cattolici, personalità come Piero Calamadrei, Guido Calogero, Luigi Einaudi, Adolfo Omodeo, Concetto Marchesi, vale a dire uomini che avrebbero avuto posizioni di grande rilievo nella vita pubblica italiana dopo la fine della Seconda guerra mondiale. 
(...)
14 febbraio 2006



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