Il Tribuno
Fondatore: Alberico Giostra RSS Feed
"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
   
News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

PERCHE' DI PIETRO STRILLA IN MOLISE.

Quando Di Pietro "urla" in Molise, lo fa solo perché nasconde critiche situazioni interne

Lo accusano per la gestione del partito e gli rinfacciano il "berlusconismo", il "familismo", il nepotismo e l'"assenza di democrazia" all'interno dell'Idv. Non ritenendosi paghi, hanno preparato un documento vs Di Pietro che ora sta girando l'Italia, al fine di raccogliere tutti i soggetti scontenti. La fronda emiliana è guidata da Domenico Morace (ex coordinatore), da un gruppo di dirigenti (Cinti di Casalecchio, Montebugnoli di S. Lazzaro, Bacci di Imola) e da due consiglieri provinciali (Pagnetti e Tartarini) che hanno abbandonato il partito per aderire al Gruppo misto, costituendo il "Movimento per la federazione democratica".

I contenuti del "manifesto" sono durissimi. Il leader molisano non manterrebbe una posizione responsabile e costruttiva; correrebbe solo spasmodicamente verso elezioni che comporterebbero qualche miglioramenti per gli "amici", senza essere utili al Paese perché effettuate con l'attuale legge elettorale e senza la costruzione di un'alternativa che abbia identificato contenuti, valori e leadership. "Ci siamo dedicati interamente al partito, ma dobbiamo constatare con profonda amarezza l'assoluta mancanza di dialogo interno. Abbiamo partecipato al Congresso nazionale, stranamente convocato prima di quelli territoriali. Speravamo in una svolta democratica e partecipativa che non c'è stata. Abbiamo promosso mozioni tese al rinnovamento di una struttura verticistica e personale. Abbiamo auspicato una diversa selezione della classe dirigente, basata sul merito e sulla competenza, sulle qualità morali e sulle capacità organizzative; ed invece siamo stati spettatori, impotenti, dell'affermazione di privilegi basati sulla rete dei rapporti personali e familiari. E si resta ancora più perplessi davanti a personaggi con storie personali discutibili, reclutati secondo schemi berlusconiani e valorizzati con l'assegnazione di incarichi e vantaggi". Pare quasi che si parli del Cavaliere. Infine, i congiurati rivolgono un appello agli iscritti: non possiamo restare in silenzio perché verremmo meno al mandato elettorale. E questa potrebbe essere una scelta comoda solo per quanti abbiano scambiato il partito per un ufficio di collocamento. "Non possiamo tacere sulla questione morale, attualmente rappresentata dalle condotte di alcuni squallidi personaggi, al Sud come al Nord".

Mura, la cassiera del partito, minimizza; ma Di Pietro, che fa il ganassa nel suo Molise, si sta vedendo crescere addosso una ribellione che potrebbe propagarsi in molte altre regioni. Ufficialmente, rèplica il segretario provinciale felsineo Sandro Mandini. La diàspora sarebbe capitanata da soggetti per motivi di carriera; gente che utilizzerebbe il partito come un taxi. Però, nel novembre scorso, tràmite Facebook, proprio nel capoluogo felsineo, si autoconvocarono 1.200 idivvini. Proiettarono un clip in cui Francesca Tomasini, consigliere comunale di Gorizia, si confessava:"Non tolleravo più il bassissimo livello di democrazia interna, la poca trasparenza, l'assenza di meritocrazia e di regole, lo sfruttamento fine a se stesso e l'ipocrisia che ho visto imperversare sempre di più". Le diede ragione Lucia Fiadino, candidata alla Camera:"Sono troppo onesta e troppo libera di pensiero e di spirito per continuare a condividere un percorso politico con Di Pietro. Nell'Idv non ho trovato quelle aspettative che mi avevano condotto a partecipare, la trasparenza politica, l'onestà morale ed intellettuale. Tutte qualità di cui la nostra società ha fame e sete". Insomma, Di Pietro deve grattarsi tante rogne; e, prima o poi, potrebbe diventare un politico condannati a restare da solo.

Quando buttò la toga alle ortiche, tutti lo volevano per sé. Su Berlusconi e su Fini, la spuntò D'Alema, regalandogli un collegio sicuro nel Mugello. Quella volta i compagni (che già sapevano sbagliare) preferirono votare per l'uomo-nuovo di Montenero anziché per Curzi, un rosso antico. Più tardi, Prodi se lo portò al Governo, confermando che Tonino era un globe-trotter in attesa di una collocazione definitiva. Quest'ultima arrivò quando il Molisano, prima di esaurire la rendita di posizione di "Mani Pulite", decise di mettersi in proprio. Prese ad infoltire le fila dei suoi compagni, raccattando gli scontenti dei partiti. Ma, una volta diventato concorrente all'interno del Sistema, gli altri comprimari iniziarono a snobbarlo, al punto che poté essere accettato soltanto dall'Ulivo. Lentamente, riuscì a mettere assieme un'autentica Armata Brancaleone composta per lo più di arnesi vecchi e nuovi. Cercava voti al Nord, ma sapeva che il partito doveva mantenersi forte al Sud, soprattutto in quelle regioni dove la gente si ritiene esclusa dalla politica. Chiamato ad una seconda esperienza di governo con Prodi, divenne più combattivo; ma sarebbe continuato a rimanere nei ranghi se, a seguito dell'ultima ascesa di Berlusconi, il centro-sinistra non avesse deciso che era giunta l'ora della soluzione finale. Fu allora che Di Pietro giocò sul velluto. Le marce giustizialiste gli permisero di svolgere il ruolo di mosca-cocchiera dei manettari; l'Idv si gonfiò ancora di più ed ammise personaggi di ogni genere. Con Franceschini, il Nostro inaugura la sua età dell'oro, grazie alla foga giustizialista che trova riscontri in una certa opinione pubblica. Il voto europeo gli porta in dote Luigi De Magistris, inserito nei media quanto basta e reso popolare grazie ad inchieste reboanti, finite senza imputati.

All'interno dell'Idv, l'ex-Pm non è il solo a "martellarlo"; c'è pure Paolo Flores D'Arcais. Risultato, Tonino comincia a scambiare i guantoni con i brancaleonidi di ogni regione infilati a suo tempo nel partito. Lo fa nel peggiore dei modi, lanciando altri intrusi assieme a leaderini ambiziosi. La "questione morale", sempre agitata contro gli avversari (e che, sino ad allora, aveva fatto da coagulante tra i sodali), si fa bolla elettorale all'interno dello schieramento dipietresco, rendendo evidente quel che già si sapeva e mettendo in discussione la gestione padronale (e da caserma) dell'Idv. Il fatto è che, mentre a suo tempo avevano preso a sfollare i Veltri, i Chiesa, gli Occhetto e gli Orlando (gente che, tra l'altro, non aveva mai gradito che i beni del partito venissero detenuti soltanto dall'ex-magistrato e da Silvana Mura), ora - assieme ai Peppe Astore, alla Gatti, ai Romano - hanno preso ad andar via pure i pesci piccoli di paese. E pure nella 20.a regione si domandano:"Se è questa la politica trasparente annunciata da Di Pietro, cosa ci sarebbe di nuovo nel rimasticare i riciclati provenienti da vecchie esperienze, spesso persino negative?". E' un po' come dire: se il Bertoldo di Montenero fa come Iorio a Campobasso, perché i suoi amici dovrebbero continuare a restare all'interno di uno schieramento che si richiama a valori che non vengono più praticati? 
Claudio de Luca



>


Bacheca
"ORLANDO NON SLOGGIA DALLA CAMERA" LA LETTERA DI PROTESTA DI VATINNO, IL SUO SUCCESSORE, USCITO DALL'IDV.
SONIA ALFANO NON E' PIU' UN'EUROPARLAMENTARE DEL'IDV.
IDV REGGIO. I PADRONI DEL PARTITO RIFIUTANO LE ISCRIZIONI DELLA SOCIETA' CIVILE E CHIEDONO RISARCIMENTI A MATTEO RIVA.
"LA MIA SQUALLIDA, NAUSEANTE, MORTIFICANTE ESPERIENZA IN IDV"

 

Il Tribuno   Home | Politica | Politica locale | Editoriali | Interviste | Contact | Leggi e codici | Dizionario sinonimi | Ricette | News | Commenti | P.IVA: ftcrfl65m69f839j