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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

DE LUCA LA PRESCRIZIONE, DI PIETRO L'IMMUNITA'. (aggiornamento)

13 ottobre 2010

LA POLEMICA L'EX PM AVEVA DETTO AL CORRIERE: «È UN PINOCCHIO DELLA POLITICA»

De Luca querela De Magistris
e prepara i nomi per le amministrative

di Felice Naddeo

«Perfetto esempio di come non si fa il pm». Mollati 
i partiti, il sindaco ha pronti i candidati delle liste

De Luca

De Luca

SALERNO — Chiusa la partita con Antonio Di Pietro e l’Idv, querelato l’eurodeputato Luigi De Magistris che l’ha definito «Pinocchio della politica», Vincenzo De Luca lancia un ultimo affondo all’ex pm napoletano — «Lui è un perfetto esempio di che cosa non deve fare assolutamente un magistrato» — e intanto già stila la lista dei candidati alle amministrative del capoluogo. «Auspico che da oggi in poi si possa ritornare a parlare delle cose che veramente interessano alla gente — ha evidenziato De Luca — senza perdere ulteriore tempo con le beghe interne all’Italia dei Valori di Di Pietro». Ma il sindaco deve fare i conti anche con la lunga fila di candidati in pectore. Soprattutto nella lista dei Progressisti. Che presenterà la batteria di consiglieri e assessori uscenti. Ad eccezione, però, del capogruppo Giannicola Bonadies — che sosterrà il genero-assessore Enzo Maraio — e di Nicola Landolfi impegnato nella segreteria del Pd. Le civiche, senza simboli di partito, saranno tre: Progressisti, Salerno dei Giovani e Salerno Libera. Forse addirittura quattro.

IL NODO LISTE - Ma qui il problema diventa politico. Perchè la nuova lista, teoricamente di area Api-Rutelli, è stata proposta a De Luca dall’ex assessore comunale Nello Fiore. E vedrebbe quale capolista l’attuale consigliere Mimmo Ventura. Al momento il sindaco non ha sciolto la riserva. Fatto sta che, però, negli ambienti progressisti il nuovo schieramento non è visto di buon occhio. Intanto è partito il totocandidati. Che vede quali possibili new entry tra le fila deluchiane Angelo Caramanno, Giancarlo Memoli, il cardiologo Gerardo Capparelli e il medico (ed ex consigliere comunale) Angelo Gerbasio. Ed ancora, oltre al ritorno di Pasquale Stanzione, tra i nomi nuovi potrebbero esserci quelli di Ginetto Bernabò, Carmine Vitale, Massimiliano Natella, il sindacalista della Cgil Aldo Romano oltre — e sarebbe questa una sorpresa politica — l’ex di An Filomeno Di Popolo. Per la lista dei giovani, invece, sarà folta la rappresentanza di trentenni-quarantenni del mondo delle professioni.

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/politica/2010/13-ottobre-2010/de-luca-querela-de-magistrise-prepara-nomi-le-amministrative-1703940743652.shtml



12 ottobre 2010

De Magistris: «De Luca? 
Un Pinocchio della politica»

L’ex pm e la prescrizione «accettata» dal sindaco: 
«Lui, De Gregorio, Porfidia: quanti errori nell’Idv»

ROMA — Luigi De Magistris, europarlamentare dell’Idv. Ha letto? Antonio Di Pietro scarica il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca... «Be’, io m’ero sfilato molto prima». E s’è ritrovato contro un intero partito. «Diciamo che in quel congresso che acclamò l’appoggio a De Luca rimasi decisamente isolato». E adesso? «Adesso mi fa piacere constatare che la pensino come me. E bene, benissimo ha fatto Antonio Di Pietro a riconoscere che fu un errore. Il problema è non farne più, di questi errori. Ché qui con De Gregorio, De Luca ePorfidia ne sono stati già commessi troppi».

DI PIETRO E DE LUCA - Roma, 6 febbraio 2010, un sabato, hotel Marriott, sala Michelangelo. I delegati dell’Italia dei Valori tributano una standing ovation a Vincenzo De Luca: è il via libera ad Antonio Di Pietro, che De Luca lo vuole sostenere nella corsa a governatore della Campania. Luigi De Magistris, invece, abbandona la platea ed esce fuori: «Io quello non lo voglio, ci ha raccontato solo favolette». Motivo: l’Idv, a sentire l’ex pm, non è partito che si può permettere «di candidare gli inquisiti». E De Luca «è sotto processo». Sono i giorni delle tensioni tra capo e delfino, quelli che porteranno lo stesso Di Pietro a confessare in un’intervista a Luca Telese ( Il Fatto, 18 febbraio): «De Luca ha accettato di rinunciare alla prescrizione per il processo sullo stoccaggio dei rifiuti».

IL DIETROFRONT - Quella prescrizione, invece, è arrivata. E due giorni fa Di Pietro ha annunciato: «Il sindaco non è stato uomo d’onore, nessuno s’aspetti che lo appoggeremo alle amministrative. Ha ingannato noi e il Pd». Ieri, sul Corriere della Sera, sono poi arrivate le prime autocritiche anche dai vertici dei democrats.

Luigi De Magistris, lei è stato l’unico a non crederci. Dica la verità: se l’aspettava che De Luca non manteneva la parola? 
«Quel sindaco è un Pinocchio della politica». Lui per la verità dice che avete fatto un gran baccano per nulla, che la corte d’appello ha dichiarato la prescrizione «pur di fronte a una richiesta di proscioglimento». Che altro doveva fare? «Rinunciare alla prescrizione».

Guardi che dice di aver chiesto un’assoluzione nel merito. 
«Appunto. Se la corte d’appello avesse rilevato la completa innocenza di De Luca, l’avrebbe assolto. E invece ha dichiarato la prescrizione».

Insisto. Lui cosa doveva fare? 
«Rinunciarci, come promise a Di Pietro. Lo poteva fare. E, evidentemente, non l’ha fatto».

E lei, otto mesi dopo quell’«isolamento», può prendersi la sua bella rivincita. 
«Mai cercata. Ma quella è stata una scelta che ha fatto pagare all’Idv un prezzo politico troppo alto, e non solo in Campania».

Capirà, un candidato sotto processo nel partito di Di Pietro e De Magistris... 
«Le implicazioni giudiziarie, gravi, sono solo uno degli aspetti della vicenda».

Anche perché il sindaco dice che gravi non sono... 
«Lo so, parla di reati a fin di bene. Mah...».

Che fa, non gli crede? 
«Io sono un ex pm, so che imagistrati possono sbagliare, e ne conosco tanti che hanno sbagliato. Così mi sono andato a leggere gli atti».

E cos’ha scoperto in questa sua «inchiesta»? 
«Che la vicenda non è affatto tranquillizzante. Attenzione, lui è innocente fino a prova contraria, e non dico certo che sarà condannato, però...».

Però? 
«Emergono, da quegli atti, fatti gravi e inquietanti, un intreccio tra politica, imprenditoria e criminalità».

Allora vede che è così? Lei non voleva candidarlo solo perché è sottoposto a un processo? 
«No, la verità è che, oltre a quelle di carattere penale, c’erano ragioni più squisitamente politiche».

Ne cita almeno una? 
«Due. De Luca non rappresentava un segnale di discontinuità. E poi, se proprio vuol saperlo, per me quel sindaco ha tratti tipicamente berlusconiani. E anche questa vicenda l’ha dimostrato».

Quindi questa volta lei e Di Pietro siete d’accordo: nessun appoggio alla sua candidatura a sindaco di Salerno? 
«Ma per carità».

Correrete da soli? 
«Spero in un candidato unitario. Se poi il Pd ci dovesse dire che De Luca è una scelta obbligata, a quel punto sceglieremo altre strade. L’importante è comprendere che sostenerlo è stato un errore. E in Campania ne sono stati commessi già troppi».

E gli altri quali sono? 
«De Gregorio, De Luca, Porfidia. Sono errori gravi. E li paghiamo: sull’Idv convergono grandi aspettative, e quando vanno deluse la critica è serrata».

Vuol vedere che i partiti sono tutti uguali?
«No. Queste scelte sono state condizionate dalla classe dirigente campana del partito. E oggi noto una dicotomia: io e Di Pietro lanciamo un certo messaggio al Paese, ma non sempre a livello locale c’è corrispondenza con questo messaggio».

Avessero dato retta a lei sul caso De Luca? 
«Non avrei incontrato tanti militanti delusi».

Anche l’Idv sbaglia? 
«Noi i nostri errori non li nascondiamo sotto il tappeto: ne discutiamo pubblicamente, come deve fare un grande partito pluralista».

E Antonio Di Pietro?
«S’è comportato da grande leader».

Ora che l’ex pm di Mani Pulite ha sollevato il caso, qualcuno nel Pd dice che il problema c’è. 
«Meno male che se n’è accorto».

Qualcuno invece dice di no. 
«Peccato che non se ne sia accorto».

Sarà che temono il giustizialismo? 
«Ma quale giustizialismo, qui nessuno ha capito che l’unica linea da seguire è quella che dettò Paolo Borsellino: la politica arrivi prima della magistratura».

Oggi arriva dopo? 
«La questione morale non può essere ridotta al casellario giudiziario pulito, anche perché fra poco andrà a finire che i boss saranno incensurati, e i precedenti penali li avranno i giornalisti o il popolo delle carriole».

Vede che ragiona ancora da pm? 
«No. Ragiono da uno che vive in uno Stato dove qualche giorno fa hanno dovuto approvare una legge per vietare ai sorvegliati speciali di andare in Parlamento. Una legge hanno dovuto fare. Dico, in un Paese normale ce ne sarebbe stato bisogno?».

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/politica/2010/12-ottobre-2010/de-magistris-de-luca-pinocchio-politica--1703932628707.shtml


L’immunità di Tonino? Non lo salva dai suoi

Di questo passo somiglierà sempre più all’imitazione che ne fa Neri Marcorè: dice una cosa, fa il suo contrario. È cronaca dell’altro giorno. Di Pietro si è fatto proteggere dall’immunità di eurodeputato per una causa civile di diffamazione, dopo aver pubblicamente detto che avrebbe rinunciato alle garanzie da eurodeputato (Ansa, 11 febbraio 2009), dopo aver detto che l’articolo 68 della Costituzione, per l’appunto l’immunità, va cancellato perché «aveva senso quando fu scritto, dopo la fine del fascismo. Ho sempre detto che l’articolo 68 andrebbe abrogato» (Ansa, 23 luglio 2007).
Si protegge con l’immunità, ancora, dopo aver fatto sfoggio di eticità sulla pelle del senatore Luigi Grillo, Pdl, raggiunto da rinvio a giudizio nel maggio 2008: «Ora chiederà di non avvalersi dell’immunità parlamentare per farsi giudicare, come responsabilità istituzionale vorrebbe?», disse Di Pietro.
Chiede e ottiene la tutela parlamentare, dopo aver sfidato pubblicamente Silvio Berlusconi sul medesimo punto: «Se vuole querelarmi rinunci all’impunità» (Ansa, 12 aprile 2008); dopo aver tuonato pubblicamente, lo stesso giorno della sua immunità, contro quella del premier, che sarebbe invece segno di «paraculaggine». Qualcosa non torna. Se ne sono accorti pure i suoi elettori, che non nascondono un forte imbarazzo, sfociato persino sul blog del loro leader (insieme, segnaliamo, ad una sfilza impressionante di violenti attacchi e insulti al Giornale e al suo direttore).
Domanda garbatamente la signorina Claudia sul blog antoniodipietro.com: «...ma che ne dite dell’immunità richiesta dal nostro leader nella causa intentata dal giudice Verde? È vero quello che si legge sul Giornale?... prego smentire...». Gentile Claudia, spiacenti, non c’è nulla da smentire. Sul blog del leader che non può essere processato per diffamazione perché fa parte della Casta, sotto il suo post contro Berlusconi che ricorre al lodo Alfano (dal titolo: «Diffamatore impunito»), il dipietrista medio fa due più due, e domanda pacatamente: «On. Di Pietro, è vera questa notizia dell’immunità parlamentare per sfuggire alla causa di diffamazione? Ci può dare qualche spiegazione?». Proviamo noi, signor Marco Gitti. Stesse domande arrossite sul blog di Beppe Grillo, rivolte questa volta non a Tonino ma a Luigi De Magistris, ospite del comico per presentare la sua candidatura europea. Sì, grazie De Magistris, la votiamo, però ecco, prima dica un po’: «Da lei vorrei sapere cosa pensa di Antonio Di Pietro che si trincera dietro l’immunità parlamentare per non essere condannato in una causa per diffamazione», domanda l’utente Perdindirindina. Un presumibile simpatizzante conia un’espressione azzeccata per l’immunità del leader dei valori, il «lodino Alfanino»: «L’immunità parlamentare, italiana o europea che sia, equivale ad un piccolo Lodo Alfano, diciamo un Lodino Alfanino. Antonio Di Pietro non è migliore di altri, è solo un po’ meno peggio», scrive sul sito Aldo Solimena.
Insomma brutto risveglio per la base Idv. Per chi conosce Di Pietro però l’effetto sorpresa c’è molto meno. Ne sa qualcosa Giulietto Chiesa (vedi intervista a fianco), eletto all’europarlamento con una lista civica collegata all’Idv, idillio finito subito, a colpi di querele. Perché se è lui a querelare, Di Pietro va in tribunale volentieri, se invece gli tocca la parte del querelato, ricorre all’immunità. E non per una causa penale, ma civile, dove di mezzo c’erano solo dei soldi (150mila euro la richiesta del querelante).

A suo tempo, quando la causa non era ancora arrivata a Bruxelles ma era ancora nella mani del giudice di Roma, Di Pietro avrebbe potuto rinunciare al privilegio. Ma non l’ha fatto. Il suo legale ha invece sollevato l’eccezione dell’art. 68 della Costituzione, cioè l’immunità. Poi, scoperta la faccenda dal Giornale, Di Pietro disse che avrebbe rinunciato e che la rinuncia sarebbe stata pubblicata sul blog, di lì a pochi giorni. Mai fatto, mai scritto. E infatti il Parlamento Ue ha votato l’immunità. Però diamo una notizia ai dipietristi turbati dai privilegi del leader-antiprivilegi. Tonino è ancora in tempo a rinunciare. «Se Di Pietro revoca l’eccezione sollevata in sede civile - spiega Walter Segna, legale del magistrato Filippo Verde -, il processo si fa. Il Parlamento Ue ha solo deliberato sull’applicabilità dell’immunità nel caso specifico. Ma Di Pietro, se vuole, è ancora in tempo a rinunciare a quel privilegio, come ha sempre sbandierato». Se vuole.

http://www.ilgiornale.it/interni/limmunita_tonino_non_salva_suoi/24-04-2009/articolo-id=346057-page=1-comments=1

RELAZIONE     
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1 aprile 2009

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