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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

LA RISPOSTA DI DE MAGISTRIS A TRAVAGLIO

CARO MARCO,

rispondo al tuo articolo di ieri nella speranza di poter contribuire ad una riflessione serena e laica, ma allo stesso tempo con la passione nel cuore e con la forza delle idee e dell’onestà. Ti ringrazio, in primo luogo, non solo per le parole di stima nei miei confronti ma perchè non dimenticherò mai che quando, da magistrato, procedevo nei confronti di un sistema criminale che mi voleva morto, dipingendomi come una scheggia impazzita, tu sei stato uno dei pochi, pur non conoscendomi, a voler capire che cosa succedeva in Calabria. Hai fotografato con professionalità e lucidità quello che accadeva, l’assalto al PM, rendendo un servizio di informazione al Paese raccontando fatti; sei stato uno dei pochi che mi ha consentito di non morire civilmente per l’isolamento in cui mi volevano cacciare. Nel tuo articolo poni una questione seria che merita di essere sviscerata e affrontata. Quella relativa alla mia autosospensione del partito per essere stato rinviato a giudizio. Il fatto per cui sono stato rinviato a giudizio è un’assurdità e lo sai perchè ne abbiamo parlato: per aver interpretato una norma e non aver agito in modo burocratico; mi sono comportato come fanno tanti PM, supportato da tanta dottrina (tra cui Cordero) e sentenze della Corte Costituzionale. L’assurdità di questo rinvio a giudizio rientra nelle cose impensabili che mi circondano da anni. Magistrati sereni e equilibrati non potranno che rendermi giustizia. Mi difenderò, contrariamente ad altri, nel processo. Sono stato denunciato in questi anni – per aver applicato il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, per non essermi girato dall’altra parte e per non aver esercitato il mio lavoro in modo burocratico e conformista – da tante persone, molte di queste potentissime, con soldi, con stuoli di avvocati e ruoli istituzionali di rilevante influenza. Magistrati, politici, imprenditori, mafiosi, faccendieri, cricche, borghesia mafiosa. Roba da piegarti la schiena, caro Marco. Sai bene che sono stato uno dei pochi - ho pagato anche per questo con una sentenza disciplinare assurda e ingiusta - che ha affrontato il tema della questione morale in magistratura, senza distinguere, come dire, tra rossi e neri. Per citare esclusivamente i procedimenti penali nei miei confronti negli ultimi tre anni ne ho contati circa 50. Mi sono difeso sempre nei procedimenti e sinora i miei accusatori sono stati indagati o sono processati per reati gravissimi, tra cui la corruzione in atti giudiziari. Ho sempre detto che è un miracolo che sia vivo e sarà difficile che riesca ad uscire indenne dallo tsunami istituzionale che si è abbattuto su di me. Sai bene della sorte che è toccata ai magistrati di Salerno per aver osato scoprire la strategia di delegittimazione messa in atto ai miei danni: due PM trasferiti per incompatibilità ambientale e funzionale, il procuratore addirittura sospeso. Si coglie lampante l’efficacia dissuasiva, addirittura intimidatoria, nei confronti di chi oserà andare nella stessa direzione. Non ti sarà sfuggito che quasi tutti i responsabili dei procedimenti disciplinari ai miei danni, i quali mi hanno costretto a interrompere le indagini sulla cd. nuova P2 provocando il mio trasferimento, la sottrazione delle funzioni di PM e la censura, sono comparsi nell’inchiesta sulla cd. P3. E’ ormai noto, quindi, che articolazioni di un sistema di potere, in gran parte illegale, sono anche all’interno dell’ordine giudiziario. Allora il rischio di procedimenti penali artatamente confezionati non è un’ipotesi, ma una certezza come dimostrano indagini in cui risulto parte offesa o testimone. Non escludo che potrò essere condannato anche in sede civile e penale. In questi giorni sto rileggendo Elogio dei giudici scritto da un avvocato di Piero Calamandrei e Lettere dal carcere di Antonio Gramsci: quante analogie con l’attualità, è impressionante. Non tutti i giudici sono di Berlino, caro Marco! L’indipendenza della magistratura è uno dei capisaldi della mia lotta politica, in particolare dell’indipendenza dei magistrati prima ancora che dell’ordine giudiziario, proprio per questo non defletto di un centimetro nel denunciare le incrostazioni interne all’ordine giudiziario e gli atteggiamenti pavidi e conformisti che caratterizzano una parte dei miei ex-colleghi, proprio per salvaguardare il lavoro fondamentale dei magistrati onesti e coraggiosi. Oggi da politico, proprio in quanto estraneo al sistema e alla casta e diverso da altri (come auspichi tu), sto conducendo battaglie che mi espongono non poco, immagino non sfugga questo dato non solo a te ma ai cittadini più attenti. Centinaia di dibattiti pubblici, decine di interrogazioni parlamentari, numerose iniziative legislative contro le frodi, la corruzione e le mafie, denunce, esposti, lotta per i diritti, vicinanza al popolo che si è messo in movimento: un percorso oggettivamente rivoluzionario in un Paese dominato da cricche e criminalità organizzata, con una borghesia mafiosa sempre più forte. Puoi immaginare le denunce che sto ricevendo, le intimidazioni, i procedimenti civili e penali. Devo avere paura? Mi devo fermare se trovo un giudice che mi dà torto? Devo arrestare la mia lotta politica se incrocio un giudice pavido o corrotto? La rivoluzione (pacifica, non violenta, dei cuori, della Costituzione) non russa, come scrisse qualcuno tempo fa. In un momento storico in cui l’illegalità è divenuta legale attraverso leggi ad personas, in cui vi sono provvedimenti amministrativi illegali ma formalmente legali, in cui il CSM ha agito come ben sai, in cui la deontologia professionale dei magistrati è valutata da un capo degli ispettori che si chiama Miller (che frequentava Dell’Utri, Carboni e Verdini, oltre che, nel passato, sorvegliati speciali e prostitute), immagini che per far fuori personaggi scomodi utilizzeranno ancora una volta la strategia della tensione, in particolare della carta da bollo e della legalità formale. Nella mia lotta politica e civile che faccio devo stare attento? Devo essere prudente? Devo fare come altri politici? Mettermi al riparo per non rischiare? Non mettermi troppo contro il sistema, ma solo pacatamente? Sbaglio a denunciare le deviazioni di alti esponenti delle istituzioni? Questi mica stanno a guardare e stendono tappeti rossi. Devo essere cauto altrimenti corro il rischio di incontrare un giudice che mi dà torto, magari per paura di ritorsioni? Non intendo retrocedere nella lotta per i diritti e nella resistenza costituzionale. Che faccio se incontro l’ingiustizia del sistema mi debbo sospendere e attendere gli eventi? No, caro Marco, ho già pagato troppo, come pochi nel nostro Paese e tu lo sai perchè ho avuto l’onore di essermi confrontato con te tante volte. La giustizia seguirà il suo corso, anche io, senza arretrare, anzi oggi, con una ferita in più nel cuore e nel corpo, lotto con ancora maggiore forza, passione e entusiasmo. Mi sono già dimesso dalla magistratura, pur non essendone obbligato, rinunciando ad una pensione milionaria. Ho deciso di contribuire con la mia esperienza e le mie forze al cambiamento di questo Paese e lo farò con tutte le energie di cui dispongo, non piegandomi al burocratese. Qualche esempio. Se decido di pubblicare intercettazioni telefoniche - sotto la legge bavaglio - in ossequio alla Costituzione, ma contro una legge illegittima, e dovessi essere rinviato a giudizio che faccio mi sospendo proprio perchè denuncio la casta politica e le illegalità del sistema? Se pratico la disubbidienza civile a fronte di leggi illegali assumendone la responsabilità politica e poi dovessi essere processato che faccio mi fermo? Se lotto con i cittadini contro lo stupro della natura che le cricche stanno operando in questi anni con i soldi di stato e trovo un giudice che mi accusa di essere un sovversivo (come è stato detto per i giudici costituzionali a proposito del Lodo Alfano) che faccio mi sospendo? No di certo! Temo molto le letture burocratiche e formaliste che non hanno nulla a che vedere con la legalità costituzionale e rafforzano proprio il disegno strategico autoritario che punta alla criminalizzazione del dissenso e all’utilizzo di articolazioni interne al sistema per fermare i servitori dello Stato scomodi e le persone oneste che non si piegano e lottano per il cambiamento. Sono le armi che hanno utilizzato per fermarmi da magistrato, questa volta non accadrà perchè cambieremo il Paese con la Politica con la P maiuscola. La mia autosospensione dal partito sarebbe un atto di cedimento nella lotta al cambiamento della stessa politica. La rottura del sistema mafioso e corrotto che ci governa è dura e i rischi sono enormi. La questione morale non può essere ridotta al casellario giudiziario. Se approveranno altre leggi vergogna e la magistratura sarà sempre più attratta nell’orbita dell’esecutivo avremo i mafiosi, i corrotti, gli evasori, i truffatori con il casellario lindo, i servitori dello stato scomodi, gli oppositori del regime, il popolo delle carriole, gli immigrati clandestini con il casellario macchiato. Etica pubblica significa agire nell’interesse della collettività. Alcuni paletti formali vanno messi, nel caso di processi per reati gravi dove anche a fronte di un sempre possibile errore giudiziario bisogna fare un passo indietro; per il resto la politica deve agire con autonomia. Ci possono essere casi in cui un politico sia assolto (magari per un cavillo) ma dai fatti emerge l’opportunità che egli non faccia parte della dirigenza; possono esserci casi di cittadini o politici che sono processati per fatti che non solo non sono in contrasto con l’etica pubblica ma anzi che sono il prezzo per battaglie condotte nell’interesse di tutti. Sono per il primato della politica e della legalità costituzionale, oltre che del diritto naturale, che debbono prevalere su letture burocratiche e formaliste, per certi versi anche pavide. Inoltre, il codice etico va interpretato. Mi viene contestata una vicenda incredibile collegata alla mia attività di magistrato e non di politico. Il problema etico è la lesione all’immagine del partito da parte mia? I fatti provano che sto contribuendo al rafforzamento di questo partito. Ne ho parlato con Di Pietro e abbiamo convenuto che applicare in modo formalista e burocratico il codice etico che si riferisce ad altri contesti e vicende significa proprio fare da sponda a quel sistema che si vuole abbattere. Dobbiamo essere tutti consapevoli che la lotta non è tra politica e magistratura. Le deviazioni non sono solo politiche, ma coinvolgono alti funzionari dello Stato, magistrati, esponenti apicali dei servizi e delle forze dell’ordine. Voliamo alto e cerchiamo di guardare in profondità come tu, caro Marco, hai saputo fare, come pochi, in questi anni. Ho deciso di lottare per un’Italia migliore, per chi ha meno possibilità di me, mettendo in conto anche di subire ingiustizie e illegalità da parte di chi dovrebbe proprio tutelare la legalità. Vado avanti con la forza delle idee, l’onestà e la fierezza di sempre, convinto di contribuire, nel mio piccolo, a spazzar via il puzzo del compromesso morale e a dar voce a chi ha sete di giustizia. Luigi



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