Il Tribuno
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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

BERSANI: "SE NECESSARIO ALLEATI ANCHE CON FINI". DI PIETRO: "TERZO POLO E' TRADIMENTO... DEGLI ELETTORI"


14/11/2010
Bersani: "Al voto con Fini?
Non è escluso"
Il segretario Pd: resta difficile, ma se Berlusconi imbocca una deriva autoritaria bisognerà far qualcosa
CARLO BERTINI
ROMA
Una premessa la fa subito, «certo è difficile...», poi però Pierluigi Bersani aggiunge una postilla che fa capire come in questa fase nella plancia di comando del Pd non si esclude nulla, neanche un’alleanza da Fini a Vendola, insomma con tutti quelli del nascituro Terzo Polo che non vogliono rischiare di veder tornare al governo Berlusconi e Bossi. Un’alleanza improbabile e allo stato non nelle disponibilità del leader del Pd, visto che tale opzione, esclusa da Vendola, non rientra nel novero di quelle per ora prese in considerazione dal leader del Fli. Senza contare che al momento Casini sembra intenzionato in caso di voto ad andare da solo dentro il terzo polo insieme a Fini.

Certo, la prima opzione sul campo è quella di un governo di transizione, senza Pdl e Lega, che cambi la legge elettorale e vari due misure su fisco e occupazione, per poi tornare a votare. Ma se le cose andassero diversamente, il Pd potrebbe uscire allo scoperto e caldeggiare quella “Santa alleanza” invisa a Veltroni ma evocata a Cortona da Dario Franceschini e rilanciata proprio ieri dal capogruppo Pd nella sua intervista al Corriere. Ecco la postilla buttata lì dal segretario prima di prendere l’aereo per Milano al termine del suo «primo vero Porta a Porta» insieme a Nicola Zingaretti nella borgata romana di Pietralata: «Dario ha rilanciato un’alleanza con tutti dentro, da Fini a Vendola? Beh sì, bisogna lanciare pure quei messaggi lì... Certo sarebbe difficile. Però attenzione, bisogna vedere cosa fa Berlusconi. Se lui rilancia sui temi costituzionali...», cioè, prefigurando una deriva autoritaria e chiedendo più potere per lui in caso di vittoria, ecco «in quel caso bisogna valutare pure questa cosa». 

Insomma, se come dice un alto dirigente del Pd, «finiamo in quel clima da guerra civile annunciato dal Cavaliere, e quando tenteremo di formare un governo tecnico ci finiremo di sicuro, diventerà più credibile un’alleanza di emergenza per evitare che lui vinca». E che il tema sia spinoso lo dimostra la strana frase pronunciata dal leader Pd dal palchetto improvvisato in mezzo ai casermoni di Pietralata: «Noi traguardiamo», dice proprio così Bersani alludendo al traguardo elettorale, «ad un’alternativa basata sulle forze di centrosinistra che si prendono una responsabilità seria di governo, perchè l’Unione non la facciamo più. Un’alternativa che si rivolge anche alle forze di opposizione che si dichiarano di centro», cioè il terzo polo di Fini, Casini e Rutelli, guarda caso riuniti insieme a convegno in una sala romana con gli ex diniani.

E l’hanno capito pure i «compagni» della sezione di Pietralata, che non fanno tante distinzioni tra governo tecnico e alleanza elettorale. «Annamo con Fini? Ma vaffa...!», si fa scappare un’anziana comunista tra scoppi di risate, soffocate da un giovane compagno che le tappa la boccca con la mano prima che esca la parolaccia: «Stai bona, che famo diventà comunista pure lui!». «Magara, magara!», ribatte l’ottuagenaria. E uno scambio di battute sul filo dell’ironia svela pure quanto il popolo del Pd ad una vittoria in campo da soli non faccia troppo affidamento: Bersani scambia due chiacchiere in casa di una coppia di precari senza lavoro, per dare un minimo di iconografia mediatica al «porta a porta». Vi ha convinto?, chiede il videomaker Zoro, celebre per le sue incursioni su RaiTre. «Noi semo già convinti, ma semo come la Roma, non vinciamo mai!».

E anche l’applauso più sentito dei duecento borgatari assiepati sotto il palchetto arriva quando il leader urla «Berlusconi vada a casa, la più lontana delle 15 che ha!». Per sfoderare subito una prova di orgoglio personale nel dire «a quelli che ci fanno le prediche su come si fa l’opposizione» che «se siamo arrivati a questo punto è perché noi abbiamo lavorato sulle contraddizioni del centrodestra». E con un intercalare emiliano nel cuore di Pietralata, l’altro punto d‘orgoglio è che «io il mio nome nel simbolo non lo voglio mica, nè! E non abbiamo paura del voto, di niente nè, solo di dover stare un altro giro con questi qui». Da qui l’avvertimento, «guardate che senza il Pd l’alternativa non si fa e ci teniamo Berlusconi». 

Applausi, autografi ai bambini e prima di salire in auto, Bersani si concede pure un giro di liscio con le vecchiette del centro anziani che se lo contendono sulle note di Romagna mia...

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201011articoli/60419girata.asp


Si schiera il Terzo Polo "E saremo il primo"Repubblica.it: il quotidiano online con tutte le notizie in tempo reale.

14 novembre 2010

Si schiera il Terzo Polo
"E saremo il primo"

Fini con Casini e Rutelli per un "patto per la Nazione". Accomunati dall'antileghismo, e dalla convinzione che Berlusconi debba dimettersi. Il leader Udc: "Ci sarà una nostra mozione anti-governo"

di ALESSANDRA LONGOROMA - Eccoli insieme, da sinistra a destra, solo rispetto alla platea: Francesco Rutelli, Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini. Flash di fotografi, ronzio di telecamere in una sala romana noleggiata dai liberaldemocratici per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia. Prove di terzo polo all'insegna del Risorgimento. "Lo chiamate terzo polo?  -  scherza Casini  -  direi piuttosto primo polo, non metteteci già in fondo alla classifica!". Clima di ammiccamenti, persino di baciamano (Rutelli omaggia così l'avvenente Daniela Melchiorre, già diniana, presidente di Ld), voglia di dialogo, di riflessione comune. "Non vedo perché la ricerca di ciò che unisce debba essere considerata un tradimento di chissà quale messianico mandato ricevuto dagli elettori", mette le mani avanti Fini, avvisato dell'ultima, velenosa battuta di Di Pietro.
 Immagine plastica di una cosa che forse nasce, forse no. Intanto fa parlare. Rutelli (Api), il più entusiasta, parla di "un'area che si sta formando, di un incontro tra uomini politici che sono stati parte di schieramenti diversi e adesso hanno sempre più punti importanti in comune. E' tempo di unire coloro che erano lontani". Casini evoca solennemente, stante la "crisi etica gravissima", la necessità di un "Patto per la Nazione", di "una fase nuova": "E' finita un'epoca, è finito un governo". Berlusconi si dimetta, incalza il leader Udc, "dia il suo contributo con senso di responsabilità". 

Parole che ricalcano, si sovrappongono, a quelle di Fini alla convention umbra di Futuro e Libertà. Terzo polo, o quel che sarà, se sarà, per salvare l'Italia dalla "malattia del separatismo", avverte Casini, denunciando la classe dirigente: "Stanno scherzando con il fuoco". Rutelli gli fa da controcanto, e sollecita la platea: "Ma vi pare normale che il presidente della Repubblica debba ogni settimana evocare il rischio di una frattura?". Va da sé, la mozione di sfiducia, a chiusura dell'epopea berlusconiana, ci sarà: "La presenteremo  -  assicura Casini  -  non importa quando e con quante firme. Prima va approvata la finanziaria, spero senza irresponsabili meline".

 C'è allarme, ma Fini ruba il veltroniano "Yes we can", ce la possiamo fare: "L'Italia può farcela, qui non siamo declinisti di professione". Occorre uscire dal tunnel, "dalla logica schmittiana dello scontro, del nemico. Il ping-pong è colpa tua/no è colpa tua ha stancato gli italiani. Il Paese ha bisogno di una stagione di riforme". Casini, Fini, Rutelli: come Garibaldi, Mazzini, Ricasoli... Italo Tanoni, coordinatore nazionale dei Lib-dem, che non ha mai visto tante telecamere tutte assieme, si esalta: "Dobbiamo proseguire il cammino iniziato da Cavour! In questa sala, oggi, ci sono i massimi esponenti moderati del Terzo Millennio". Applaudono educati i Lib-dem arrivati con le bandiere di partito che, timidamente, lasciano arrotolate (non c'è mai l'occasione), orgogliosi comunque di assistere all'evento politico del giorno. 

Eccoli i tre leader, accomunati dall'anti-leghismo, convinti che Berlusconi se ne debba andare, promotori di una nuova unità di popolo", come la chiama Fini che, però, vola più prudente degli altri: "Parlo da presidente della Camera e cittadino impegnato in politica". Il leader di Futuro e Libertà ascolta i colleghi ma mantiene i suoi distinguo sul bipolarismo. Così Casini: "Dopo 16 anni, il bipolarismo non ha risolto un solo problema e ha rivelato la sua natura primitiva dando spazio alla Lega e a Di Pietro". E Rutelli, divorziato dal Pd: "Il bipolarismo non è mai stato la stagione dell'oro, ha indebolito e fatto arretrare il nostro cammino unitario". Fini scuote la testa, non può smentirsi: "Il problema non è il bipolarismo ma il modo con cui è stato articolato...".

Si trova un po' a disagio, sul palco, il professor Mario Belardinelli, chiamato a fare una relazione da storico che dottamente non tralascia nulla, nemmeno "i moti pisacaniani". La sala è più interessata a quel che accadrà la prossima settimana, nel futuro. Fini ironizza sui "giovanotti" chiamati a salvare la patria. In altri Paesi lui, Casini e Rutelli, sarebbero pronti per la pensione ma "qui il compito di pensare all'Italia di domani è affidato a chi, di anni, ne ha più di 50...". Berlusconi, l'anziano, che non se ne vuole andare. Daniela Melchiorre, in camicetta di raso dorato, delizia l'uditorio: "Vi parlerò di donne, non di bunga-bunga". Per perorare il genere comincia da lontano, da Anita Garibaldi e Cristina di Belgiojoso.

http://www.repubblica.it/politica/2010/11/14/news/terzo_polo-9088378/?ref=HREC1-3



Governo: Di Pietro, terzo polo sarebbe tradire volonta’ elettori

13 novembre 2010

Vicenza, 13 nov. – (Adnkronos) – ”Per IdV prima finisce l’era Berlusconi prima puo’ ricominciare la credibilita’ delle istituzioni. La nostra idea e’ quella di rimettere in mano agli elettori le decisioni. Che siano loro a decidere chi va al governo”.Lo ha detto il leader dell’Italia dei Valori, Antonio di Pietro, oggi a Vicenza. ”In caso di governo tecnico, noi concederemo al massimo il tempo per fare la nuova legge elettorale, ma senza entrarci. Ma per un tempo massimo di 90 giorni, poi si deve andare alle urne – ha aggiunto Di Pietro – E stando attenti che i soliti noti, con la scusa del governo tecnico, tentino di stare attaccati alla poltrona per 3 anni ancora. Altrimenti fra 3 anni staranno ancora la’ e faranno credere che Berlusconi e’ una vittima, quando invece non e’ altro che l’autore del complotto”. 

E sull’ipotesi di un’accordo con Fli Di Pietro ha spiegato “per il tempo di un’eclisse, giusto il tempo per votare la mozione di sfiducia a Berlusconi, poi ognuno per la sua strada. Noi non riserviamo la nostra attenzione ai giochi di palazzo, bensi’ per i bisogni delle persone che soffrono, colpite dalla crisi. 

IdV con il centro? Noi crediamo in un sistema bipolare, vogliamo potenziare l’area riformista, assieme con Pd e Sel. Creare un terzo polo – ha concluso Di Pietro – sarebbe tradire la volonta’ degli elettori, sarebbe un modo per comprare consenso”.



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