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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

"DE MAGISTRIS/DI PIETRO: "DAL CEPPO IDV NON PUO' ARRIVARE NULLA DI BUONO".

lunedì, 27 dicembre 2010

C’è di peggio alle spalle di Tonino

di Stefano Cappellini

Antonio Di Pietro ha infine incontrato la prima vera opposizione nel suo partito personale, l’Italia dei valori. Un’organizzazione cesarista al cospetto della quale persino il Pdl appare una formidabile macchina di pluralismo...


Antonio Di Pietro ha infine incontrato la prima vera opposizione nel suo partito personale, l’Italia dei valori. Un’organizzazione cesarista al cospetto della quale persino il Pdl appare una formidabile macchina di pluralismo e democrazia interna. 

Luigi De Magistris e Sonia Alfano - soprattutto il primo, che alle europee del 2009 ha superato in preferenze il capo - hanno argomenti e popolarità per insidiare realmente la leadership di Di Pietro, anche se è chiaro come andrà a finire se inisteranno nell’organizzare la fronda: si arriverà a una scissione, perché l’Idv, come tutti i partiti del suo genere, non è un soggetto scalabile. 

Chi - come il Riformista - coltiva una profonda disistima politica di Di Pietro può essere facilmente tentato da un moto di soddisfazione nel vedere il tribuno “Tonino” in difficoltà sul suo stesso terreno.
Un sentimento da coltivare con moderazione. E a una precisa condizione: non illudersi che i suoi oppositori siano migliori di lui. Bisognerebbe infatti aver chiaro, specie quanti hanno ancora a cuore la possibilità che il centrosinistra torni a darsi un assetto credibile per puntare al governo, che non è vero che non c’è peggior alleato di Di Pietro. Ci sono Alfano e De Magistris, appunto. Con loro l’Idv non migliorerebbe. Anzi, compirebbe un ulteriore passo verso il giustizialismo più sbracato, verso la più vieta e insulsa demagogia grillina e approderebbe a un definitivo qualunquismo privo di qualsiasi aggancio ai concetti - forse desueti ma ancora cari a molti - di sinistra e di destra.

Il problema non è il tasso di anti-berlusconismo (bisognerebbe rottamare questo dibattito ormai vetusto: l’Italia è l’unico paese al mondo dove si consiglia all’opposizione di non essere troppo “contro” il capo del governo...). Il problema è che con Alfano e De Magistris sparisce definitivamente ogni traccia di politica e resta solo il penale, nel senso di codice (inteso come programma) e fedina (intesa come unico curriculum degno). 

I capi della fronda nell’Idv sono l’ultima stazione del nuovismo, delle giaculatorie sul partito degli onesti e sul governo dei giudici, del vilipendio allo Stato di diritto, che i loro sostenitori considerano un fastidioso ostacolo sulla via della Verità (maiuscola, naturalmente). Sono i protagonisti della notte della politica, una notte in cui tutte le vacche sono nere. Sia chiaro, questo non è un buon motivo per tifare o tenersi Di Pietro. 

Meglio sarebbe rendersi conto che dal ceppo Idv non puo' arrivare nulla di buono, ne' dalla maggioranza fedele a Tonino ne' dalla minoranza che lo contesta strizzando l'occhio ora a Grillo ora a Vendola.

La differenza tra Di Pietro e De Magistris è che il primo è un trasformista capace di interpretare, e bene, qualunque copione il momento preveda. 

Il secondo recita su un copione unico dove tutto è mischiato e confuso. L’ex pm di Mani pulite è questurino legge e ordine se si parla di giustizia, «uomo del fare» se c’è da occupare un ministero, operaista che flirta con la Fiom se si apre un buco a sinistra. 

L’ex pm di Why not, la cui popolarità è inversamente proporzionale al numero di processi portati a buon fine, è semplicemente il totem di se stesso e di chi pensa che la sua inchiesta catanzarese fosse un solenne atto di opposizione al Potere (maiuscolo pure questo). 

Di Pietro è uno capace di fare oggi Berlinguer e domani Almirante: dipende da cosa tira di più sul mercato politico. De Magistris, invece, è uno che ti spiega che gli uomini politici che ha più stimato in giovinezza sono Berlinguer e Almirante, convinto di offrire all’opinione pubblica un tratto di originalità anziché una gigantesca castroneria.

Molto bipartisan, almeno in questo, è anche la sua sodale Sonia Alfano, così aperta al nuovo da presenziare come relatrice a un convegno di Forza nuova su mafia e massoneria. Le foto dell’evento circolano da tempo sul web e sono dispiaciute a qualche fan, ma la maggior parte ha difeso l’eurodeputata a spada tratta. Agli alfanisti non interessa che i forzanovisti siano fascisti. L’importante è che siano incensurati.




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