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"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
   
News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

ALL'INIZIO FU CRAXI-INTINI, ADESSO E' DI PIETRO-TRAVAGLIO: COPPIE DI "FATTO".




TRAVAGLIO E L'NTERVISTA ALL'AMICO TONINO

Come un'ambulanza del 118, come un nucleo di interposizione Onu, come una pattuglia di pompieri che transenna l'edificio a rischio crollo, Marco Travaglio è sceso in campo sul "Fatto" per aiutare Tonino Di Pietro, vittima del fuoco amico di Luigi De Magistris e Paolo Flores d'Arcais dopo i casi Razzi e Scilipoti. Travaglio stima molto Di Pietro, l'unico politico al quale non ha mai riservato una critica, un buffetto, un rimbrottino, nemmeno quando la cronaca offriva ampio materiale. Ma stavolta il vicedirettore del "Fatto" è proprio incalzante, inflessibile, quasi cattivo.

L'intervista parte subito sul tema chiave, i problemi dell'Idv in Piemonte, al centro di numerosi editoriali anche sulla stampa internazionale. La domanda è aggressiva: «Com'è questa storia del Piemonte?».

Sulla querelle con De Magistris il quesito è veramente scomodo: «Lei ha fatto intendere che De Magistris vuole il suo posto». Dopo un piccolo cedimento («Per un riciclato che respingete ne imbarcate cento»), Travaglio riassume subito il volto inflessibile del Torquemada. A un certo punto dell'intervista ci scappa pure uno spietato «si spieghi meglio».

A Di Pietro non è concesso nulla, nemmeno di sbagliare un proverbio. Quando l'ex pm dice che è «facile cercare il capello nell'uovo e mai la trave che si ficca nell'occhio...», la replica di Travaglio è da giornalista killer: «Il detto non è proprio quello ma rende bene l'idea».

Poi l'implacabile tortura arriva al dunque: i casi Razzi e Scilipoti. Dice Di Pietro per giustificarsi: «Sono andati via perché non gli ho garantito la rielezione». Ma qui a Travaglio succede un incidente. Lui avrebbe proprio voluto ricordare a Tonino l'intervista rilasciata dal leader dell'Italia dei valori al Corriere della sera l'8 dicembre, quando ancora i «Giuda» non avevano saltato il fosso: «Sono orgoglioso di aver portato in Parlamento un operaio come Razzi e lo ricandiderò».

Oh quanto Travaglio avrebbe voluto contestargliela! Però aveva perso la carpetta con le "carte", quelle da cui non si separa mai. Le "carte". I fatti. Travaglio è così: se non ha con sé le "carte" non scrive. E non domanda.


Corriere della Sera.it

8 dicembre 2010

L' INTERVISTA IL LEADER DELL' IDV: HO PARLATO CON TUTTI E TUTTI MI GIURANO FEDELTÀ, MA LA VERITÀ LA SAPREMO IL 14

«Vedremo quanti Giuda ci sono tra i miei»

Guerzoni Monica

Di Pietro: Scilipoti via? Mi fido di lui, mi dà consigli medici. Su Razzi pressioni fortissime. Minacce. Noi non minacciamo nessuno. Sono momenti comprensibili e giustificabili, vista la tensione che c' è nel Paese Carriera. Mi rifiuto di pensare che uno che ha impostato la sua carriera nell' Idv nel giorno decisivo, quello della resa dei conti, si tira indietro. Operaio. Sono orgoglioso di aver portato in Parlamento un operaio come Razzi e lo 

ricandiderò

. Con Antonio ci sentiamo tutti i giorni

ROMA - Il Pdl fa shopping nell' Idv e lei, presidente Antonio Di Pietro, che fa? «Ho parlato con i miei parlamentari, uno ad uno. E mi hanno giurato che non hanno alcuna intenzione di abbandonare la nave sicura dell' Idv per andarsi ad appendere all' albero di Giuda». Ne è sicuro? L' onorevole Scilipoti è più fuori che dentro. «Riconfermo tutta la fiducia in lui. È un valente medico omeopata, un bravo deputato, un movimentista incredibile che si batte come un leone in Parlamento. E ci dà pure un sacco di indicazioni mediche, quando qualcuno di noi ha problemi di salute». E se lo fa soffiare così? «Sono convinto che continuerà a lavorare per il partito». Dice di essere stato minacciato. «Vabbè, ognuno usa le parole che crede». Racconta di telefonate intimidatorie da parte del capogruppo Donadi. Parla di ricatti, denuncia che in accordo col Pd gli volete gettare «fango addosso»... «Il capogruppo gli avrà detto che in questo momento bisogna portare a termine gli impegni presi coi cittadini. È ricattare? Non credo volesse intendere proprio questo. E poi chissà a quali pressioni fortissime, sul piano umano, è stato sottoposto». Dal Pdl o dall' Idv? «Noi non minacciamo nessuno. Sono momenti comprensibili e giustificabili, vista la tensione che c' è nel Paese». Lei ci ha parlato? «L' ho visto a pranzo al ristorante della Camera». E che fa, lascia l' Idv e vota la fiducia? «Mi rifiuto di pensare che uno che ha impostato la sua carriera politica nell' Idv il giorno decisivo, quello della resa dei conti, si tiri indietro. Non sarebbe da lui, non lo riconoscerebbe nemmeno la sua famiglia». Se non vota la sfiducia è fuori, ha detto Donadi. «Non succederà, io gli rinnovo tutta la mia fiducia. Lo abbraccio idealmente sperando di dargli il calore necessario perché trovi la forza di tenere duro». E Antonio Razzi? Anche lui non ha deciso come votare. Non è che dal Pdl gli hanno offerto di nuovo di pagargli il mutuo? «Nel caso in questione le pressioni ricevute sono ancora più forti». Soldi? L' onorevole Massimo Calearo del gruppo misto ha parlato al Riformista di cifre choc, fino a 500 mila euro per un voto. «Non lo so. Io so solo che è una persona che sta soffrendo e non lo voglio tirare per la giacchetta». Quindi il rischio che perdiate pezzi è concreto... «Il 14 dicembre sapremo, riguardo a tutti i nostri, chi manterrà la parola con gli elettori e chi si venderà per trenta denari. E quel giorno, per la loro coscienza, sarà il giorno del giudizio». Quindi è vero, ha paura che diano una mano a Berlusconi. «Non c' è alcuna ragione. Gesù Cristo disse all' ultima cena "uno di noi mi tradirà"... Ma io, che sono solo un povero cristo, non ho motivo di dubitare nella loro parola». Razzi ieri ha giurato che voterà contro il governo, ma dal Pdl si dicono certi che stia con loro. «Parliamo di un signore che è la prima volta che fa politica». Perché l' ha candidato? «Perché è una bravissima persona che con la legge elettorale per l' estero ha ottenuto quel grappolo di voti che gli hanno permesso di rappresentare gli italiani emigrati». Ammetta di avere qualche problema con le sue liste. «Nessun problema. Il 14 è un voto troppo importante per pensare che qualcuno possa comportarsi come Giuda». Davvero non si è pentito di aver portato in Parlamento personaggi poco affidabili? «Sono orgoglioso di aver candidato un operaio come Razzi e lo ricandiderò. Con Antonio ci sentiamo tutti i giorni». Teme brutte sorprese? «No, assolutamente. Abbiamo la responsabilità storica di liberare il Paese e chi perde non potrà dire "io c' ero"». Con voi c' era anche il deputato Americo Porfidia che poi, dopo aver traslocato nel gruppo misto, ha votato la fiducia a Berlusconi... «Porfidia va rispettato. Ha subìto una esclusione per via di alcune nostre regole da forche caudine». 

http://archiviostorico.corriere.it/2010/dicembre/08/Vedremo_quanti_Giuda_sono_tra_co_8_101208019.shtml



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