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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

SANDRO TRENTO (IDV): "ASSURDO ANDARE DALLA FIOM, DI PIETRO SBAGLIA TUTTO". VIA DALL'IDV?

mercoledì, 5 gennaio 2011


PRIMA PAGINA

«Di Pietro sbaglia tutto, pronto a lasciare l’Idv»

di Tonia Mastrobuoni

intervista /2. Sandro Trento, ex centro studi di Bankitalia, responsabile Economia del partito dell’ex pm: «Assurdo appiattirsi sulla linea Fiom e intollerabile un rapporto incestuoso tra partiti e sindacato».

Sandro Trento, responsabile economico dell’Italia dei Valori, minaccia di abbandonare il suo partito. L’economista cresciuto in Banca d’Italia ed ex chief economist di Confindustria, denuncia in quest’intervista la «pericolosa deriva» del suo partito. Trento non ha alcun timore di fare nomi e cognomi: da liberale, deplora la tendenza a cavalcare le frange più radicali delle vertenze come nell’attuale caso dell’appoggio alla Fiom. Un trend imputabile, per lo studioso, all’influsso di Maurizio Zipponi e Luigi De Magistris. In questo senso, il gesto di Di Pietro di martedì di andare nella sede Fiom è stato «del tutto assurdo» secondo il professore di Economia dell’università di Trento. Perché «rafforza l’impressione che sia il sindacato a dettare la linea al partito, e non viceversa».

Trento, cosa pensa della scelta del suo partito di appoggiare la Fiom nella complicata vertenza Fiat?
Il ruolo dei partiti va tenuto distinto da quello dei sindacati. È sufficiente ricordare il referendum perso dal Pci contro l’accordo di San Valentino che abolì finalmente la sciagurata scala mobile o le critiche a Berlinguer quando difese gli operai durante il lunghissimo sciopero in Fiat del 1980 che sfociò nella marcia dei Quarantamila per capire quanto possa essere disastroso un rapporto troppo incestuoso tra sindacati e partiti.

Ma Di Pietro sembra essere andato un po’ oltre Berlinguer: martedì è andato nella sede romana della Fiom a parlare con Maurizio Landini. Un fatto senza precedenti, nella storia del sindacato dei metalmeccanici. Lei condivide questa iniziativa?
No, la trovo del tutto assurda, in parte per i motivi che ho appena detto. Ma il fatto che Di Pietro sia andato lì, nella sede Fiom, rende ovviamente le cose ancora più gravi. Rafforza l’impressione che sia il sindacato a dettare la linea al partito, e non viceversa, come poteva accadere ed è accaduto in passato. Infine, c’è un aspetto che riguarda il partito è che dal mio punto di vista è l’aspetto più grave di tutta la vicenda.

Quale?
Nessun organismo dell’Italia dei valori ha preso quella decisione: Di Pietro ha agito da solo. Così si rischia la spaccatura. Oltretutto, su una vicenda che va valutata con attenzione. Non c’è nulla di incostituzionale in quello che chiede Marchionne. È vero, come ha anche rilevato il presidente della Repubblica, Napolitano, che se Fiat ha un problema di produttività non è solo responsabilità dei lavoratori. Serve una diversa organizzazione della produzione e servono investimenti. Ma in ogni caso, se la Fiom ha invocato spesso in passato il referendum sugli accordi, perché stavolta, su Pomigliano o su Mirafiori, non ne vuole riconoscere il risultato?

Torniamo all’Idv: perché è scoppiato questo caos sul caso Fiat?
Perché al momento ci sono due anime nell’Idv. Una si riconosce nello statuto, nella dichiarata natura post-ideologica dell’Italia dei valori: il mio è un partito che dovrebbe avere un anima riformatrice e che è iscritto, del resto, al gruppo dei liberali europei. L’altra anima è venuta fuori ultimamente. Rivela una tendenza preoccupante, a cercare le scorciatoie, a scegliere sempre e comunque la via della protesta.

Chi è responsabile di questa deriva protestataria dell’Idv?
Secondo me l’ingresso di persone provenienti ad esempio dalla stessa Fiom ha sicuramente contribuito a questa pericolosa deriva, ha introdotto degli elementi che prima non c’erano, nel partito.

Si riferisce a Maurizio Zipponi?
Certo, ma non solo. Per certi versi, questo discorso vale anche per De Magistris. Non si rendono conto che così ci appiattiamo solamente sulla sinistra radicale, su Sinistra e libertà, sulla Federazione della sinistra, snaturiamo il partito. L’ambiguità di questi giorni va sciolta in fretta.

Altrimenti?
Altrimenti molti esponenti di ispirazione liberale potrebbero decidere di andarsene altrove.

Anche lei?
Anche io, certo. Mi faccia dire una cosa in conclusione, sul merito della vertenza Fiat. Per usare uno slogan, noi non dobbiamo stare né con Marchionne, né con la Fiom, ma con le sorti di questo paese e della sua economia. E per mettere ordine nell’attuale caos dovremmo cominciare a discutere seriamente la riforma della rappresentanza. Dovremmo accogliere, in questo senso, il duplice appello di Federmeccanica e di Susanna Camusso. Per fare chiarezza occorre ripartire dalle regole.




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