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News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

REFERENDUM SULL'ACQUA: DI PIETRO BOCCIATO ANCHE IN DIRITTO.

Il Tribuno
VITTORIA AMARA PER DI PIETRO. LA CONSULTA AMMETTE DUE DEI TRE REFERENDUM DELL'IDV MA BOCCIA QUELLO SULL'ACQUA.
I GIUDICI DELLA CORTE COSTITUZIONALE HANNO AMMESSO I QUESITI DELL'IDV SUL LEGITTIMO IMPEDIMENTO E SUL NUCLEARE MA HANNO BOCCIATO QUELLO SULL'ACQUA. PASSANO INVECE DUE DEI TRE REFERENDUM PROPOSTI DAL FORUM SULL'ACQUA E SARANNO QUELLI DECISIVI PERCHE' RENDERANNO POSSIBILE IL RAGGIUNGIMENTO DEL QUORUM.
"Di Pietro ha fatto solo confusione", ha dichiarato il costituzionalista Alberto Lucarelli. E pensare che la propaganda dipietrista accusava proprio i quesiti del Forum di essere a rischio ammissibilità.


AgoraVox Italia
5 maggio 2010

Alberto Lucarelli: "Quello dell’IDV non è unreferendum per l’acqua pubblica"


G. E: Mi piacerebbe che mi aiutasse a capire, in veste anche di ex candidato indipendente dell’Italia dei valori per le scorse europee, la diatriba tra l’IDV e il Forum dei movimenti per l’acqua sulla presentazione dei quesiti referendari. L’IDV ha depositato un altro quesito sull’acqua pubblica oppure ha depositato in forma corretta un quesito già depositato in Cassazione dal partito il 17/12/2010, come ha dichiarato l’IDV Molise? Soprattutto che senso ha tutto ciò e quale referendum dobbiamo firmare?

referendum presentati dal Forum dei movimenti per l’acqua non hanno niente a che vedere con quello presentato dall’Idv, che attacca solo e unicamente il decreto Ronchi e tende a riportarci alla situazione precedente in cui già era stata introdotta la privatizzazione delle risorse idriche: non si può affermare assolutamente che quello dell’IDV sia un referendum per l’acqua pubblica perché lascerebbe in maniera pressocchè invariata la possibilità alle società, ancorché pubbliche, di sottostare al diritto societario e cioè di non essere sottoposte al controllo della Corte dei Conti e ancora, in quanto Spa, di essere orientate ai profitti potendo anche delocalizzare e differenziare i prodotti. Le società per azioni, come ovvio, non rientrerebbero nella logica del diritto pubblico ma in quella di diritto privato. L’obiettivo chiaro del referendum per l’acqua pubblica è invece quello di gestire il servizio idrico attraverso il diritto pubblico con aziende municipalizzate o aziende speciali, soggette comunque al Comune.
 
G.E: Ma perché riproporre adesso il quesito da parte dell’IDV? Non si rischia cosi di far fallire il referendum o di strumentalizzarlo?
 
A.L.: Evidentemente l’IDV vuole salvaguardare le spa pubbliche, lasciando trapelare cosi una volontà non veramente pubblicistica. Poi c’è un problema di visibilità: l’Idv nel referendum promosso dal Forum dei movimenti per l’acqua non avrebbe potuto far parte del comitato promotore ma solo di quello dei sostenitori (dove adesso ci sono Verdi, Rifondazione, Sinistra e Libertà etc). Non da ultima la questione economica: presentandosi nel comitato promotore e raggiungendo 500.000, al di là del risultato del referendum, si incassano un sacco di soldi pubblici.



Corriere della Sera
10 aprile 2010

BATTAGLIA DOPPIA L' EX PM PRESENTA «SUOI» QUESITI

Referendum sull' acqua Sinistra (e De Magistris) criticano Di Pietro

Martirano Dino

ROMA - «Antonio Di Pietro nello stanzone del comitato acqua pubblica di Aprilia non ha mai messo piede», puntualizza il quotidiano comunista Il manifesto che, dopo aver raccontato la lotta vittoriosa dei cittadini laziali contro la società «Acqua Latina», non risparmia una stoccata al leader dell' Idv, che ha appena presentato i «suoi» referendum: «Di Pietro forza la mano e rompe con il Forum dei movimenti per l' acqua». I dipietristi stanno «cannibalizzando», per usare le parole del verde Angelo Bonelli, la lotta di decine di agguerriti comitati popolari sparpagliati in tutta Italia e da mesi impegnati contro la privatizzazione dei servizi idrici che il 22 aprile daranno il via alla raccolta delle firme per il referendum abrogativo della cosiddetta legge Ronchi. L' affollamento referendario - con l' aggravante che non si raggiunge il quorum ormai dal 1990 - ora rischia di scatenare una mezza rissa a sinistra. Prima c' era il Forum Uniti per l' acqua pubblica - supportato da Verdi, Rifondazione e Sinistra e libertà - che per primo ha messo il cappello sullo sdegno popolare contro la privatizzazione dei servizi idrici depositando i quesiti referendari per abrogare in parte il decreto Ronchi. Ma ora si è fatto formalmente avanti anche l' Idv, che ha voluto presentare i suoi quesiti sull' acqua con inizio della raccolta delle firme il 1° maggio. Il «doppione» manda su tutte le furie Paolo Ferrero (Rifondazione) che parla di «scippo» Di Pietro. E il verde Bonelli accusa apertamente l' Idv di invasione di campo: «Ve lo ricordate Di Pietro che quando era al governo votò una prima bozza del decreto Lanzillotta che prevedeva l' affidamento ai privati della gestione dell' acqua?». In realtà un compromesso era stato tentato quando il cartello Sinistra e libertà-Verdi-Prc aveva proposto a Leoluca Orlando (Idv) di fare tutti insieme un passo indietro. Da una parte il comitato promosso dalle associazioni (Acli, Wwf, Mani tese, Cobas, Federazione delle chiese evangeliche, Pax Christi, Jesuit social network). Dall' altra, i partiti da inserire in un comitato esterno. In ogni caso questo modulo prevedeva un solo pacchetto di quesiti referendari per rendere chiara e limpida agli elettori la questione dell' acqua privatizzata. Nell' Idv, tuttavia, l' offerta è stata raccolta solo dall' ex pm Luigi De Magistris sempre più deciso a non rompere con il cartello Sl-Verdi-Prc che poi, però, è stato contraddetto dal suo segretario. Di Pietro infatti ha deciso di «forzare la mano», secondo il manifesto. «Ora si rischia di scatenare forti tensioni a causa di questa scelta dell' Idv», avverte Bonelli. E lo stesso De Magistris, che nell' Idv ha un peso, lancia un allarme: «Dobbiamo scongiurare di procedere divisi». Ma è Paolo Brutti, ex Ds responsabile Ambiente dell' Idv, a dare la linea e a puntare oltre che sulla protesta per salvare l' acqua pubblica - 200 mila persone in piazza Roma il 20 marzo - anche sul fronte antinucleare. L' Idv ha infatti bruciato i tempi e ha già presentato i quesiti referendari anche sulla legge del 16 agosto 2009 e sul decreto legislativo che introduce i criteri per la costruzione delle nuove centrali nucleari. Il verde Bonelli commenta con una frecciata al veleno: «Non vorrei che dietro questa operazione di frammentazione ci fosse il tentativo di far fallire i referendum». Ma la questione acqua agita anche i pariti maggiori: «Presto ci saranno novità con una proposta dell' Anci», annuncia Gianni Alemanno (Pdl). Mentre il presidente della stessa associazione dei Comuni, Sergio Chiamparino (Pd), spiazza i movimenti: «Credo che il decreto Ronchi-Fitto vada nella direzione giusta. L' acqua è un bene pubblico ma questo non vuol dire che la gestione debba essere monopolistica»

http://archiviostorico.corriere.it/2010/aprile/10/Referendum_sull_acqua_Sinistra_Magistris_co_8_100410010.shtml



aprile 11, 2010

Il Fronte dell’Acqua Pubblica si spacca sul referendum. Italia dei Valori corre da sola con il proprio quesito referendario. La rottura con il Fronte dell’acuqa pubblica si è consumata negli ultimi giorni, a fronte però di un semestre di ambiguità da parte di IDV.
Nei giorni seguenti l’approvazione del decreto Ronchi, sia Di Pietro che Bonelli (Verdi), che Rosario Trefiletti (Federconsumatori), annunciano referendum. Viene creato il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua pubblica, il quale indice chiama a raccolta tutti i soggetti interessati a presentare e ad appoggiare il refrendum anti-decreto Ronchi. Risposta affermativa dei Verdi e di Ferderconsumatori, ma IDv comincia la sua tacchica di attesa. Leoluca Orlando frena e IDV ritarda a dare risposta. A sorpresa, IDV, presenta un quesito referendario proprio, in data 19 dicembre 2009, senza coinvolgere i movimenti. Orlando rassicura, IDV non vuol cavalcare il tema dell’acqua pubblica, non ci sono fughe in avanti.
Il 9 Gennaio scorso, il Forum decide per tre quesiti con i seguenti criteri:

  • distinzione fra comitato promotore (reti associative) e comitato di sostegno (partiti);
  • inizio raccolta firme dopo le elezioni regionali.

Leoluca Orlando, a questo punto della storia, sostiene il metodo deciso a Napoli e afferma che IDV congelerà il proprio quesito. Seguono altre due riunioni del Forum nazionale, del 26 e del 30 Gennaio, in cui IDV non smentisce l’impianto dei tre questiti referendari fin qui proprosto. La svolta avviene con il Congresso IDV del 5-6 Febbraio: Paolo Brutti contatta i responsabili del Forum (Corrado Oddi, Vittorio Lovera, Paolo Carsetti e Marco Bersani) per informarli che esiste un problema riguardo i quesiti referendari. “IDV vuole stare a pieno titolo nel Comitato promotore. Dice anche che chi ha partecipato alle riunioni – Leoluca Orlando – ha negato di aver dato il consenso alle proposte del Forum italiano dei movimenti per l’acqua” (Tutto quello che avreste voluto sapere su il referendum e l’IdV e non avete mai osato chiedere). Si consuma una prima rottura fra IDV e il Forum Acqua Pubblica. Rottura che diventa concreta il 12 Marzo, quando il Forum incontra IDV nelle persone di Luigi De Magistris, Paolo Brutti e Antonio Di Pietro: Di Pietro non accetta la distinzione fra reti associative e forze politiche proposta dal Comitato promotore. E’ questo il problema fondamentale per lui. Non si tratta di rilievi a carico dei quesiti refrendari, ma del posto che IDv dovrebbe occupare all’interno del Comitato promotore. Di Pietro vuole il referendum per sé. Poi è il silenzio elettorale a posticipare la resa dei conti, che avviene fra una puntata di ‘Porta a Porta’ e una lettera dai toni glaciali, dice Il Manifesto:

  • 29 marzo 2010 : Antonio Di Pietro a “Porta a porta” annuncia intenzione di depositare quesiti referendari entro metà aprile e di iniziare la raccolta di firme il 1 maggio.
  • 31 marzo 2010 : il Comitato promotore deposita i tre quesiti referendari, lancia la campagna con conferenza stampa, stabilisce l’avvio della campagna raccolta firme per il 24 aprile e chiede incontro formale all’IDV.
  • Inizio aprile 2010 : proseguono tutti i contatti possibili con Leoluca Orlando (irreperibile), Luigi De Magistris e Paolo Brutti per tentare di scongiurare l’iniziativa autonoma dell’IdV. Il Forum italiano dei movimenti per l’acqua attua una incisiva email-bombing su tutti i parlamentari e gli eurodeputati dell’IdV. Nessuna risposta alla richiesta di incontro.
  • 7 aprile 2010 : Escono prese di posizione di Luigi De Magistris e di Sonia Alfano affinché si arrivi ad un accordo unitario. Dentro i comitati territoriali si registra l’imbarazzo degli attivisti dell’IdV che, totalmente all’oscuro delle decisioni maturate ai vertici del partito, non capiscono perché l’IdV voglia procedere in questo modo.
  • 7 aprile 2010 : Di Pietro scrive al Forum italiano dei movimenti per l’acqua, annunciando il deposito del suo quesito e producendosi in una serie logica di passaggi del tipo: vado da solo perché non mi avete voluto, anzi, vado da solo perché non sono d’accordo con voi, anzi vado da solo perché i vostri quesiti sono giuridicamente sbagliati, ma comunque sono con voi (che non mi volete, che scrivete quesiti che non condivido, che scrivete quesiti giuridicamente sbagliati) e raccoglierò le firme anche per voi. Saremo noi e voi separati ma insieme, quanto ad incontrarvi non ho nessuna intenzione di farlo (Tutto quello che avreste voluto sapere su il referendum e l’IdV e non avete mai osato chiedere).

Per Paolo Ferrero (Rifondazione) si tratta di un vero e proprio scippo. Increduli i Verdi. De Magistris e Sonia Alfano manifestano una posizione di dissenso verso il proprio Presidente attraverso una dichiarazione pubblica.

È il senatore Paolo Brutti, responsabile ambiente dell’Italia dei Valori, a spiegare qual è il vero senso dell’iniziativa referendaria proposta da Di Pietro: «È vero, la nostra proposta è vicina a quella del Pd – racconta – perché per noi è prioritario respingere il decreto Ronchi». Ovvero l’obiettivo sembra essere più la politica anti Berlusconi che l’acqua pubblica. «Vogliamo riportare lo stato delle cose a prima del decreto Ronchi, lasciando scegliere i comuni tra le tre forme di gestione, quella pubblica, quella mista e quella privata, come aveva già stabilito il governo Prodi» (IL MANIFESTO).

Insomma, un vero guazzabuglio in cui IDV ne esce a pezzi. Non è chiaro quale sia l’obiettivo di Di Pietro: avere visibilità politica mettendo il cappello sul refrendum, oppure non scontentare il PD, nel quale comunque prevalgono posizioni di differenziazione rispetto alla politica del Forum Nazionale per l’Acqua Pubblica, ovvero vuole mantenere la distinzione fra acqua come bene comune e gestione del bene comune, che può anche esser affidata ai privati secondo logiche societarie miste, a capitale pubblico e privato. La divisione è nota, e ricalca più o meno quella che si profilò nel governo Prodi nel 2006, quando si attuò una prima liberalizzazione nei servizi di gestione dell’acqua, con l’opposizione dei partiti di sinistra e dei verdi. Pare che Di Pietro voglia muoversi in senso monopolistico sul tema dell’acqua, forse per non far riprender fiato ai moribondi partiti di sinistra, Rifondazione e PdCI in testa, suoi diretti concorrenti nel mercato elettorale.

Per partecipare alla raccolta firme del Forum Nazionale Acqua Pubblica:http://www.acquabenecomune.org/index.php

Questo il manifesto per l’acqua pubblica, pubblicato da Il Manifesto, giornale comunista:

    • Privatizzare l’acqua vuol dire in primo luogo farla costare di più per farla «rendere».
      Questa prospettiva basterebbe da sola per mettere sull’avviso i cittadini, perché si entrerebbe in una logica diversa da quella che regola i beni di tutti: il nuovo possessore potrebbe venderla, cederla a chi può pagare di più
    • La tendenza dell’acqua (e della sua proprietà) scorrerebbe sempre, come l’acqua del fiume, dal piccolo al grande: ad esempio, in un periodo di siccità potrebbe avvenire che l’acqua disponibile non venga più ripartita tra tutti in modo equo, secondo un metodo democratico e civile, ma seguendo altri principi, quelli del potere economico.
    • Nell’intento di guadagnare, il venditore privato dell’acqua tenderà a venderne il più possibile per aumentare il fatturato e i profitti. L’idea del risparmio, di un uso cauto dell’acqua, per evitare gli sprechi eccessivi e non intaccare le scorte dei bacini sotterranei, non alterare lo scorrere dei fiumi lo stato dei laghi, sarebbe del tutto estranea agli investitori che devono rendere conto a soci e fondi d’investimento, al cosiddetto mercato e quindi pensano di avere una ragione fortissima per vendere il massimo quantitativo di acqua disponibile
    • L’opportunità di conoscere con precisione la risorsa idrica (dalle fonti al sistema dei consumi) è essenziale per i cittadini, ma non lo è nello stesso modo e senso dai gestori privati che hanno  tutto l’interesse a tenere per sé alcune informazioni che potrebbero «turbare» il pubblico dei consumatori e diffonderne invece altre che spingano verso consumi innaturali.
    • La conoscenza dei problemi e per contro dei costi e dei benefici orienta in modo assai diverso gli investimenti e le tariffe dell’acqua: le priorità e quindi le spese che il pubblico è disposto o ritiene di dover fare non coincidono con quelle dei padroni dell’acqua.
    • Il meccanismo decisionale che ne scaturisce può quindi essere il risultato di undibattito democratico con le conseguenti scelte esperte ed equanimi, oppure l’esito di un confronto tra i soci la cui priorità non è il bene comune ma il profitto aziendale, la soddisfazione dei soci e un dividendo più solido: ragioni forti ma che non hanno niente a che fare con la sete delle persone e la necessità di non sprecare l’acqua, il bene più prezioso che abbiamo.



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