Il Tribuno
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"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
   
News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

MOLISE: "DI PIETRO, ADDIO"..., CHI LO CONOSCE LO EVITA O SE NE VA.






Fuga dall'Idv, Di Pietro su Ottaviano: 'L'ho invitato io ad andarsene'
2011-01-17 05:37:37
 
Era uno dei suoi "prediletti". Candidato al parlamento e poi alla regione, eletto consigliere regionale, poi capogruppo dell'Idv, Nicandro Ottaviano con Antonio Di Pietro sembrava avere un feeling davvero speciale.
 

Tanto che l'ex pm, divenuto ministro della Repubblica con delega alle infrastrutture, aveva chiamato a Roma, come sua collaboratrice, la moglie di Ottaviano. Un amore durato solo sei anni. Di Pietro e Ottaviano non sono riusciti ad arrivare nemmeno alla classica crisi del settimo anno. Il matrimonio politico è finito prima. E, come accade spesso nelle separazioni, ora volano gli stracci. Nicandro Ottaviano, ad un quotidiano locale, aveva spiegato le ragioni della sua decisione di lasciare l'Idv per approdare al centrodestra. "Decisione sofferta la mia - ha spiegato il consigliere regionale di Venafro -, maturata dopo un lungo periodo di riflessione che mi ha portato gradualmente a prendere le distanze da un partito nel quale non riesco più a riconoscermi: demolire senza proporre un’alternativa realmente perseguibile non si confà al mio modo di essere e di pensare. La politica deve essere finalizzata al “per” e non sistematicamente al “contro”."  Insomma per Ottaviano il partito di Di Pietro non propone nulla, fa solo chiacchiere e non costruisce niente per il Molise. Perciò se n'è andato. Ma le cose, secondo Antonio Di Pietro, non stanno proprio così. "Ottaviano l'ho invitato io ad andarsene", ha dichiarato Tonino all'Agi. "Lui - ha aggiunto il leader dell'Idv - dice di aver abbandonato perché l'Idv fa solo opposizione. Ottaviano e la sua famiglia dovrebbero ricordare bene che da ministro ho imposto il passo alla politica del fare proprio per il Molise: autostrada, terremoto, e tanto altro". Il riferimento alla famiglia, a quanto pare, non è proprio casuale. Ma secondo Di Pietro le reali motivazioni della fuoriuscita di Ottaviano sono fin troppo chiare.  "In realtà - ha detto Di Pietro - Ottaviano ha dovuto lasciare dopo aver ricevuto da me ben tre lettere, con le quali lo pregavo di non sfruttare il partito rimanendo iscritto al gruppo per beneficiare dei privilegi e di non operare per l'Idv. Mi dispiace sul piano personale - ha concluso l'ex pm -, su quello politico gli è stato chiesto perché non intendevamo più offrirgli luoghi per sistemare se stesso". Un affondo chiaro e definitivo da parte di Di Pietro che, intervenendo in Molise ad una iniziativa di partito per promuovere la class action per la recente emergenza idrica in basso Molise, ha anche ironizzato: "Da tempo Ottaviano lo definivano 'silente', nessuno si è accorto della sua uscita". Ora, a pochi mesi dalle elezioni, l'Idv non ha più rappresentanti in Consiglio regionale. Dopo l'uscita dal partito di Massimo Romano, anche Ottaviano è fuori dal partito dipietrista. Che in questi giorni ha perso altri pezzi: prima il dirigente dell'Idv Giovani, Luca Garofalo, poi la nipote di Di Pietro, Valentina Bozzelli, quindi i consiglieri provinciali di Campobasso Giovanni Varra, Vincenzo Mucci e Maurizio Tiberio, adesso Nicandro Ottaviano.

E potrebbero non essere gli ultimi


http://www.primapaginamolise.com/detail.php?news_ID=38749&goback_link=index.php




Dall'Italia dei valori "fugge" persino la nipotina molisana di Dì Pietro

Claudio de Luca

Le cronache più recenti hanno rivelato che, dopo Luca Garofalo, Di Pietro è stato abbandonato pure da Valentina Bozzelli e da Antonio Di Cesare, due avvocati che hanno accusato il leader di Montenero di avere praticato per il Partito scelte autoritarie (peraltro errate), senza mai averne voluto illustrare le ragioni. Insomma, le fughe dall'Idv cominciano a rivelarsi di un certo peso pure nel Molise, da sempre feudo elettorale per antonomàsia dell'ex-Pm. Come si ricorderà, in precedenza avevano già dato forfait il sen. Giuseppe Astore, Erminia Gatti e Massimo Romano.



La circostanza curiosa è quella per cui la Bozzelli (che ha ritenuto di non potere più condividere certi comportamenti del capataz) è addirittura la nipote del Tonino nazionale. Assieme a Di Cesare, si era autosospesa sin dal mese di ottobre del 2010 per uno "strappo" evidentemente mai ricucito, visto che poi i due sono pervenuti poi ad una scelta tanto traumatica. Secondo i due legali, "l'Idv Molise, dopo di avere creato tante aspettative nella società civile, nei giovani e nella gente perbene, oggi appare appiattito sulle esigenze politico-elettorali di un triumvirato che ha reso possibile il formarsi di un'oligarchia". Purtroppo Di Pietro, lungi dal rendersene conto e dall'adottare i provvedimenti necessari, navigherebbe in acque sempre più pericolose, nell'attesa che persone di suo riferimento abbiano a candidarsi a Presidente della Provincia di Campobasso, "bypassando le primarie volute dai cittadini e dalla base del Centrosinistra".



Insomma, l'Idv avrebbe deluso ogni aspettativa, facendosi "partito dai valori sostanzialmente male intesi e perciò rimasti inattuati". Ed ecco perché, secondo la nipote di Dì Pietro ed il suo collega, "assistiamo da mesi ad abbandoni motivati dalle consuete ragioni. Prima fra tutte quella secondo cui questo schieramento ha rappresentato per molti una sorta di grande illusione". Di qui l'abbandono della Bozzelli e del Di Cesare che vanno verso la promozione "di un movimento aperto, dalla forte connotazione civica e territoriale, attento alle esigenze ed alle problematiche quotidiane dei cittadini, con un manifesto programmatico di idee fattibili e concretizzabili per la regione Molise". L'atto costitutivo vedrà la luce entro la fine di gennaio.

Se in Molise succede questo, non è che nel resto della Penisola vada meglio per l'Idv. Per Antonio Di Pietro il 2010 si è concluso in modo orribile a Matera dove numerosi dissidenti, lasciati fuori dal teatro in cui doveva tenere un comizio, l'hanno fischiato e reso destinatario di un fitto lancio di monetine. Persino la Stampa era stata evitata, perché - dopo i casi Scilipoti-Razzi - sarebbe stato poco opportuno dovere rispondere a domande indiscrete sul reclutamento degli eletti. L'arrivo del leader era previsto per le 15.30; in piazza lo aspettavano una cinquantina di cronisti, fotografi e cine-operatori locali. L'ospite illustre giunse con quasi due ore di ritardo, senza degnare di uno sguardo i giornalisti semi congelati. Dopo di che, un gruppetto di contestatori prese a lanciargli monetine come fu fatto con Bettino Craxi dinanzi all'hotel "Raphael". Ed è stato allora che si è perfezionato, nei confronti del giustizialista, una sorta di contrappasso dantesco.

Questo l'epilogo incredibile di un anno che Tonino vorrebbe dimenticare soprattutto per l'emorragia di parlamentari (uno ogni 4 mesi) che ha portato l'Idv da 29 a 22 deputati in due anni e mezzo sino a portare lo schieramento alla figuraccia di dover vedere i propri onorevoli salvare il Governo dell'odiato Berlusconi. Non parliamo poi della fine del rapporto con l'ala movimentista-grillina, rappresentata da Luigi De Magistris, da Sonia Alfano e dal consigliere lombardo Giulio Cavalli, ormai in rotta di collisione profonda con Di Pietro. Di recente, i tre hanno sottoscritto una lettera aperta in cui accusano l'ex-Pm di avere originato, con le sue scelte, "una spinosa e scottante questione morale, da affrontare con ogni urgenza, e prima che abbia a travolgere il partito, i suoi rappresentanti ed i rappresentati". Il terzetto si chiede "chi ha portato questi personaggi nel Partito? Chi vi ha chiamato i signori delle tessere, i transfughi e gli impresentabili che addirittura oggi si sono rifatti una verginità politica?". Tonino ha risposto, naturalmente a modo suo, utilizzando il trito argomento delle "mele marce" ed accusando a sua volta. Dopo di avere sempre simulato fratellanza e sintonia con De Magistris, gli ha sibilato sul blog:"Non sempre chi critica ha ragione. Può darsi pure che parli per essere interessato a prendere il posto di chi viene criticato".

Ma il 2010 non è finito qui, anche perché - a 2011 inoltrato - Paolo Flores D'Arcais ha bastonato Di Pietro su "Micromega", accusandolo di stare portando il partito al suicidio e lanciando un sondaggio on line sulla questione morale. La prima pugnalata pugnalata in un anno che è appena cominciato.

Claudio de Luca

Le cronache più recenti hanno rivelato che, dopo Luca Garofalo, Di Pietro è stato abbandonato pure da Valentina Bozzelli e da Antonio Di Cesare, due avvocati che hanno accusato il leader di Montenero di avere praticato per il Partito scelte autoritarie (peraltro errate), senza mai averne voluto illustrare le ragioni. Insomma, le fughe dall'Idv cominciano a rivelarsi di un certo peso pure nel Molise, da sempre feudo elettorale per antonomàsia dell'ex-Pm. Come si ricorderà, in precedenza avevano già dato forfait il sen. Giuseppe Astore, Erminia Gatti e Massimo Romano.



La circostanza curiosa è quella per cui la Bozzelli (che ha ritenuto di non potere più condividere certi comportamenti del capataz) è addirittura la nipote del Tonino nazionale. Assieme a Di Cesare, si era autosospesa sin dal mese di ottobre del 2010 per uno "strappo" evidentemente mai ricucito, visto che poi i due sono pervenuti poi ad una scelta tanto traumatica. Secondo i due legali, "l'Idv Molise, dopo di avere creato tante aspettative nella società civile, nei giovani e nella gente perbene, oggi appare appiattito sulle esigenze politico-elettorali di un triumvirato che ha reso possibile il formarsi di un'oligarchia". Purtroppo Di Pietro, lungi dal rendersene conto e dall'adottare i provvedimenti necessari, navigherebbe in acque sempre più pericolose, nell'attesa che persone di suo riferimento abbiano a candidarsi a Presidente della Provincia di Campobasso, "bypassando le primarie volute dai cittadini e dalla base del Centrosinistra".



Insomma, l'Idv avrebbe deluso ogni aspettativa, facendosi "partito dai valori sostanzialmente male intesi e perciò rimasti inattuati". Ed ecco perché, secondo la nipote di Dì Pietro ed il suo collega, "assistiamo da mesi ad abbandoni motivati dalle consuete ragioni. Prima fra tutte quella secondo cui questo schieramento ha rappresentato per molti una sorta di grande illusione". Di qui l'abbandono della Bozzelli e del Di Cesare che vanno verso la promozione "di un movimento aperto, dalla forte connotazione civica e territoriale, attento alle esigenze ed alle problematiche quotidiane dei cittadini, con un manifesto programmatico di idee fattibili e concretizzabili per la regione Molise". L'atto costitutivo vedrà la luce entro la fine di gennaio.

Se in Molise succede questo, non è che nel resto della Penisola vada meglio per l'Idv. Per Antonio Di Pietro il 2010 si è concluso in modo orribile a Matera dove numerosi dissidenti, lasciati fuori dal teatro in cui doveva tenere un comizio, l'hanno fischiato e reso destinatario di un fitto lancio di monetine. Persino la Stampa era stata evitata, perché - dopo i casi Scilipoti-Razzi - sarebbe stato poco opportuno dovere rispondere a domande indiscrete sul reclutamento degli eletti. L'arrivo del leader era previsto per le 15.30; in piazza lo aspettavano una cinquantina di cronisti, fotografi e cine-operatori locali. L'ospite illustre giunse con quasi due ore di ritardo, senza degnare di uno sguardo i giornalisti semi congelati. Dopo di che, un gruppetto di contestatori prese a lanciargli monetine come fu fatto con Bettino Craxi dinanzi all'hotel "Raphael". Ed è stato allora che si è perfezionato, nei confronti del giustizialista, una sorta di contrappasso dantesco.

Questo l'epilogo incredibile di un anno che Tonino vorrebbe dimenticare soprattutto per l'emorragia di parlamentari (uno ogni 4 mesi) che ha portato l'Idv da 29 a 22 deputati in due anni e mezzo sino a portare lo schieramento alla figuraccia di dover vedere i propri onorevoli salvare il Governo dell'odiato Berlusconi. Non parliamo poi della fine del rapporto con l'ala movimentista-grillina, rappresentata da Luigi De Magistris, da Sonia Alfano e dal consigliere lombardo Giulio Cavalli, ormai in rotta di collisione profonda con Di Pietro. Di recente, i tre hanno sottoscritto una lettera aperta in cui accusano l'ex-Pm di avere originato, con le sue scelte, "una spinosa e scottante questione morale, da affrontare con ogni urgenza, e prima che abbia a travolgere il partito, i suoi rappresentanti ed i rappresentati". Il terzetto si chiede "chi ha portato questi personaggi nel Partito? Chi vi ha chiamato i signori delle tessere, i transfughi e gli impresentabili che addirittura oggi si sono rifatti una verginità politica?". Tonino ha risposto, naturalmente a modo suo, utilizzando il trito argomento delle "mele marce" ed accusando a sua volta. Dopo di avere sempre simulato fratellanza e sintonia con De Magistris, gli ha sibilato sul blog:"Non sempre chi critica ha ragione. Può darsi pure che parli per essere interessato a prendere il posto di chi viene criticato".

Ma il 2010 non è finito qui, anche perché - a 2011 inoltrato - Paolo Flores D'Arcais ha bastonato Di Pietro su "Micromega", accusandolo di stare portando il partito al suicidio e lanciando un sondaggio on line sulla questione morale. La prima pugnalata pugnalata in un anno che è appena cominciato.

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