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"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
   
News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

VELTRONI "PARTE DAL LINGOTTO" E SCARICA IL "POPULISMO DI SINISTRA", DI PIETRO E' AVVISATO...

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LA MANIFESTAZIONE

Pd, Veltroni riparte dal Lingotto
"Ecco come tornare a vincere"

A Torino la convention della minoranza Modem. "In Italia una coalizione di sinistra non vince. Adesso non diamo risposte al Paese".  Poi il rilancio della vocazione maggioritaria. L'appello: "Non si ripetano mai più le divisoni del 1994 che fecero vincere il Cavaliere". Il segretario nazionale: "Con Walter non vedo distanze. Siamo pronti alla battaglia"










(...)  Il futuro del Pd. "Il nostro obiettivo è quello di far diventare il Pd il primo partito italiano" dice Veltroni, che però non nasconde quanto "il calo di fiducia nei confronti di Berlusconi non abbia portato un aumento dei consensi nei confronti del Pd. Non abbiamo conquistato questa fiducia che Berlusconi non ha più. Per farlo abbiamo bisogno di un progetto credibile di governo". Davanti a questa sfida, però, non  servono "coalizioni eterogenee che siano soltanto contro qualcuno. Dobbiamo affrancarci da questa illusione frontista. Dobbiamo proporre invece ai cittadini coalizioni coese che siano poi in grado di governare". E si arriva così a quello che l'ex segretario immagina debba essere il cuore dell'agire dei democratici. Anzitutto la premessa: "In Italia può vincere un'alleanza di centrosinistra, è molto più difficile che possa farlo un'intesa solo di sinistra". Poi tre condizioni. La prima: "Liberarsi dalla tentazione di un populismo di sinistra", perché "il populismo di Berlusconi si batte con il riformismo". La seconda: "Dobbiamo affrancarci dall'illusione frontista, dalla coazione a ripetere, a costruire schieramenti eterogenei solo contro gli avversari che poi non capaci di reggere la prova del governo. Non si vince senza una credibile coalizione". La terza: "Bisogna avere il coraggio dell'innovazione. Il motto dei democratici deve essere non difendere ma cambiare. Il Pd deve orientare il cambiamento". Senza perdere di vista "la vocazione maggioritaria e il bipolarismo".  "Se saremo questo allora anche le alleanze verranno - assicura l'ex segretario -. Verranno da sé. Sarà la forza delle nostre proposte, del nostro programma, ad attrarre chi diventerà nostro alleato. Non saremo noi a rincorrere chi magari, poi, alla fine, ci direbbe no".


Vendola.
 "
Ogni riedizione dell'Unione sarebbe un suicidio politico", dice Veltroni a Nichi Vendola. Che vede una coalizione "di sinistra" destinata alla sconfitta elettorale. "Seguo con rispetto ed interesse la sua sfida, lo dico come si fa tra chi vuole sinceramente andare verso un incontro ma ad una condizione che si costruisca questo incontro per rispondere davvero ad un bisogno di stabilità e di cambiamento" continua l'ex segretario.


Economia.  Il 10% degli italiani, coloro che sono i più ricchi, diano un contributo straordinario per fare scendere il debito pubblico. Veltroni lancia la proposta a metà discorso. Definendo il debito pubblico "un cancro che divora il paese". Per questo, secondo il leader della minoranza Pd, serve uno sforzo straordinario. Come l'eurotassa di passata memoria: "In quel caso tutti compresero che era necessaria, doverosa e utile".

Fiat. 
Tocca alla Fiat e la lacerante referndum su Mirafiori. "A quei lavoratori, al loro sì contrastato e sofferto pensiamo debba andare il rispetto, l'ammirazione, la gratitudine di tutti gli italiani così come occorre comprendere le ragioni del no e con esse dialogare" scandisce Veltroni. Sottolineando che "il successo dell'operazione Fiat-Chrysler è di importanza strategica per il futuro del paese", Veltroni ricorda che "senza gli accordi non ci sarebbe stato l'investimento: Napoli, Torino, l'Italia avrebbero visto ridimensionata una presenza industriale che deve invece essere confermata e rilanciata. Con gli accordi Fiat ora è chiamata a confermare ed estendere il suo radicamento in Italia ed è chiamata a mostrare la sua forza inventando prodotti competitivi e sui mercati. Con gli accordi -ha concluso- per i sindacati, la cui unità non dobbiamo mai smettere di cercare e promuovere, per le imprese e per la politica, sia è aperta una fase nuova una stagione paragonabile a quella in cui si affermò una nuova legislazione del lavoro ormai decine di anni fa". Poi un messaggio a Marchionne: "Il suo contratto sia legato al successo di lungo periodo del piano Fabbrica Italia. Basta con esagerate stock option ed esagerati premi milionari per i manager".




Casini apre a Vendola: "Lo stimo e lo rispetto"

Così il leader Udc intervistato a SkyTG24. Duro attacco a Grillo e Di Pietro: "Quel populismo che essi rappresentano è alternativo all'idea di un qualsiasi governo serio". IL VIDEO

16 ottobre, 2010


"Io faccio una distinzione tra Vendola e Di Pietro, detto con molta franchezza". Così risponde il leader centrista, Pier Ferdinando Casini, intervistato da SkyTG24 in merito a possibili alleanze. 
"Vendola - spiega Casini - è una personalità politica molto distante da me, che io rispetto, stimo e con cui ho un rapporto corretto. Vedo in Vendola pregi e difetti anche se è molto distante dalla mia storia politica e difficilmente compatibile con la mia idea di governo del Paese". 
"Di Pietro - prosegue il leader dell'Udc - è un'altra cosa. Di Pietro e Grillo sono coloro che giornalmente legittimano Berlusconi. Il discorso di Di Pietro in parlamento è il più grande aiuto politico che si può dare a Berlusconi. Per cui quel populismo che essi rappresentano è alternativo all'idea di un qualsiasi governo serio".
L'ex presidente della Camera si è poi espresso anche sulla possibile riforma della legge elettorale: "Se qualcuno avanzerà una proposta referendaria io certamente voterò a favore per l'abolizione del premio di maggioranza", ha detto Casini spiegando che "il premio di maggioranza oggi crea il paradosso che chi ha il 35% può avere il 55% dei seggi. Questa è una cosa abnorme e non stabilizza la politica".



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