Il Tribuno
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"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
   
News by Dire
Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

DI PIETRO: "USCIRE DALL'AFGHANISTAN". NEL 2009: "IDV VOTERA' IL RIFINANZIAMENTO DELLA MISSIONE"

28 febbraio 2011

Da Di Pietro a Finocchiaro, le reazioni di cordoglio.

ANTONIO DI PIETRO, IDV
«Siamo vicini alle famiglie del militare caduto in Afghanistan, dei quattro feriti e a tutti i commilitoni impegnati su quei territori. Esprimiamo profondo dolore e commozione per questa ennesima tragedia annunciata». Lo afferma in una nota il presidente dell'Idv Antonio Di Pietro, che aggiunge: «Denunciamo in modo forte e chiaro che la responsabilità politica di queste morti ricade sul governo e su tutti coloro che in Parlamento hanno votato per il proseguimento della missione. Ricordiamo che è stato un voto trasversale e, proprio per questo, ancora più inaccettabile».

FINOCCHIARO: STRINGERSI COMPATTI ATTORNO AL CADUTO 
«In questo momento di dolore, riteniamo giusto stringerci attorno compatti attorno al militare caduto nel corso di un`azione umanitaria, circostanza che aggiunge dolore al dolore. Oggi è il giorno del cordoglio e non delle polemiche». Lo ha dichiarato in una nota Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, a nome del suo Gruppo.

LA RUSSA: MI INCHINO A MEMORIA, MA LINEA NON CAMBIA
Il militare deceduto si chiamava Massimo Ranzani, ha comunicato il ministro La Russa intervenendo a un convegno della Confcommercio a Milano, era nato a Ferrara nel 1974.

SCHIFANI: ITALIA PAGA ALTO PREZZO, MA NON SI RITIRA
Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha manifestato «profondo dolore» per il militare italiano caduto in Afghanistan e per i feriti, altre vittime «che cadono sull'altare della democrazia. L'Italia - ha detto il presidente del Senato - continua a pagare degli alti prezzi, ma lo fa in piena coscienza e nella consapevolezza che la libertà è un bene da garantire anche al di fuori dei propri confini»
 
 

18/05/2010

UNICA
Appunto di Filippo facci
 
Poi, vabbeh, c'è Di Pietro. ...eccoti l'analisi geopolitica sull'Afghanistan: «Siamo passati dalla guerra al terrorismo alla guerra guerreggiata». Chiaro. A casa, dunque. Parliamo di uno che nel 1999 era stra-favorevole alle truppe in Kosovo (disse che bisognava bombardare anche a Pasqua) e due mesi dopo divenne pacifista gettando dei fiori bianchi nell'Adriatico: «Si possono uccidere persone innocenti? Si può, dall’alto delle nuvole, buttare bombe a grappoli?». Parliamo di uno che nel 2004 era stra-favorevole alle truppe in Iraq e che poi, dieci mesi dopo, riuscì a esporre la bandiera arcobaleno assieme a quella degli Stati Uniti prima di  chiedere il nostro immediato ritiro: «La guerra in Iraq va definita come un’occupazione».
 
 
 
AURORA

DI PIETRO E L'AFGHANISTAN, CAPOLAVORO DI IPOCRISIA

di Alfio Nicotra - Liberazione 24.09.2009


Devo confessare che anch'io ero caduto nella tentazione di applaudirlo. Parlo di Antonio Di Pietro e dei suoi toni fermi e risoluti a favore del ritiro delle truppe. Sarà perché con un Parlamento ridotto ad una caserma e una informazione embedded speravo (e spero) sinceramente che qualcuno avesse il coraggio di dare voce e ragione al 58% degli italiani che chiedono la fine della missione di guerra in Afghanistan. Con rammarico è invece un applauso che non ho fatto. 
Mi è bastato leggere la mozione presentata dall'
Italia dei Valori alla Camera e sbandierata come"mozione per il ritiro" per scoprire che si tratta di una fregatura bella e buona. In quella mozione non c'è traccia del ritiro ma chiede al governo di «non prorogare i termini, anzi, a predisporre il rientro nel più breve tempo possibile degli uomini inviati come rinforzo per garantire lo svolgimento delle elezioni presidenziali dell'agosto 2009». Ovvero è la stessa posizione espressa dal ministro La Russa che ha già annunciato l'immediato rientro di quelle poche centinaia di soldati inviati in forma aggiuntiva per garantire la sicurezza dei seggi (ma non per impedire i brogli). 
La prosa della premessa della mozione è un altro capolavoro d'ipocrisia quando chiede al Governo di «
riferire in Parlamento se e come sia cambiata la situazione in Afghanistan» (Di Pietro crede per caso alla balle di La Russa?) e ciliegina sulla torta di «porre, senza indugi, nelle sedi internazionali, l'esigenza di un riesame (sic!!!) e di modifica dei tempi e della strategia d'intervento di ristabilimento della pace e della democrazia in Afghanistan». Del ritiro neanche l'ombra!!! Al massimo la mozione si spinge a chiedere di «verificare le reali condizioni in cui il nostro contingente si trova ad operare» in considerazione che è in corso «una guerra civile tra diverse fazioni e conseguentemente valutare anche una autonoma strategia di uscita dall'Afghanistan». 
Sorvoliamo sull'amnesia che più che di una guerra civile tra fazioni diverse è in corso una occupazione militare ed una guerra da parte della Nato (non chiediamo certamente che 
Di Pietro diventi antimperialista). Ci saremmo però aspettati un atteggiamento conseguente alle dichiarazioni fatte all'assemblea di Vasto e sui giornali di una posizione a favore del ritiro delle truppe. Di Pietro, su "Liberazione" di ieri, si arrampica sugli specchi anche quando annuncia che l'Idv voterà per il rifinanziamento della missione «perché vogliamo che ai nostri militari siano garantite le migliori condizioni di sicurezza». Ennesimo capolavoro d'ipocrisia. 
Le missioni militari hanno un limite temporale - infatti periodicamente se ne vota la proroga e il rifinanziamento - e in quel limite sono previste anche le risorse per riportare a casa il nostro contingente in piena sicurezza. Morale di questa vicenda: 
Di Pietro blandisce l'elettorato pacifista, intuisce che c'è una separazione colossale su questo tema tra il Paese reale e quello legale e cerca di "smarcarsi" dalla posizione ultra atlantica del Pd. Lo fa però in modo maldestro adottando una politica dei due forni: parole di pace per l'opinione pubblica da un lato e sostegno alla guerra in Parlamento dall'altro. La stessa tattica di Bossi: a parole per il ritiro, nei fatti per mantenere le truppe. 
Sarebbe facile ricordare come all'epoca del governo Prodi, davanti alla sofferenza della sinistra nel voto sulla proroga delle missioni militari nei teatri di guerra, Di Pietro fu uno dei più veementi accusatori del "
lassismo" pacifista e della nostra inaffidabilità politica. Saremo disposti a metterci una pietra sopra se l'Idv compiesse oggi scelte coerenti con politiche di pace e di disarmo. Quello che non possiamo accettare sono le prese per i fondelli. Quel parlare in un modo alle masse e di fare l'opposto nel Palazzo. Perché è con questi metodi che - oltre a produrre vittime di guerra in Afghanistan - si uccide la residuacredibilità della politica.

http://sitoaurora.splinder.com/post/21379046/di-pietro-e-lafghanistan-capolavoro-di-ipocrisia





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