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Rassegna stampa a cura di Francesco Ferrari

LO STRANO CASO DEL SENATORE PEDICA E DELLA RESPONSABILE DONNE IDV DI LATINA

 

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Un caso particolare di ingerenza in procedimenti giuridici?

Per doveroso diritto di replica, "Edizioni Oggi" pubblica la risposta del padre di un minore, di 8 anni, di cui si è parlato nella Parte Quinta della presente inchiesta, in particolare riguardo all'episodio che ha causato l'appello rivolto al presidente del Tribunale dei Minori di Roma, Dott.ssa Melita Cavallo e l'intromissione di un noto esponente del mondo politico, il senatore Stefano Pedica (foto).
Chi ci scrive è Massimo Fieramonti, padre del bambino conteso, il quale ha rivolto a sua volta un appello al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e del cui caso si è interessata anche l'on.Alessandra Mussolini con una apposita interrogazione parlamentare. Riportiamo testualmente:
"Molto spesso si legge sui giornali di papà che non riescono a frequentare i propri figli, dell'egoismo di alcune madri che inspiegabilmente e senza alcuna apparente ragione, proibiscono ai figli l'apporto dell'amore dei padri. Alcuni giornali, insieme a taluni giudici, da anni si occupano solo di far fuori (politicamente parlando) il presidente del Consiglio, delle sue telefonate o delle sue cene. ma quando le telefonate le fanno esponenti dell'IdV (on.Stefano Pedica) al Presidente del tribunale dei Minori (Dr.ssa Melita Cavallo)per ottenere l'annullamento di certi provvedimenti giudiziari, nessuno ne vuole parlare".
Al signor Fieramonti rispondiamo - quasi nessuno: "Edizioni Oggi", per principio di giustizia - non si fa scrupolo alcuno di rendere pubblica la verità dei fatti, o comunque di dare spazio alle versioni di tutte le parti in causa. Ma proseguiamo.
"Sette mesi fa c'è stato il primo boom mediatico organizzato da "Repubblica" e da altre persone, su una vicenda che non aveva bisogno di essere portata alla ribalta nazionale e tantomeno in modo così mendace.
Tengo a precisare che la madre di mio figlio, Sig.ra Valentina Pappacena, è indagata dalla Procura di Latina per inosservanza dei provvedimenti del giudice, per sottrazione di minore, e forse anche per sequestro di persona e non so quali altri reati. ma tutto questo non è bastato all'esponente dell'IdV che, per premio, l'ha eletta presidente provinciale delle donne IdV e le ha aperto un Centro Antiviolenza Donne a Latina. Lei, come si evince dalla CTU ordinata dal Tribunale dei Minori di Roma, è responsabile di Mobbing Genitoriale nei confronti di mio figlio, e di una serie di infinite violenze psicologiche atte ad annullare la figura paterna nei confronti del bambino".
E l'appello del signor Massimo Fieramonti prosegue con la lettera inviata al ministro Alfano:
"Egregio Signor Ministro,
quando si subisce un'ingiustizia è lecito chiedersi come è potuto accadere. Si tenta di capire dove sia lo sbaglio e il suo perché. Si cerca di fare un'analisi dei fatti e delle esperienze vissute, ma non sempre si riesce ad arrivare alla verità.
Del trattamento di cui sono stato "beneficiato" e di cui beneficiano migliaia di cittadini, come padre mi sento offeso ed umiliato. Alla sofferenza morale, al dolore derivante dalla sottrazione di affetti, si è aggiunta la beffa di vedermi negato un diritto riconosciuto da decine di provvedimenti del Tribunale dei Minori di Roma, poiché nessuna autorità è stata disposta a renderlo esecutivo. Tutte quelle persone che avrebbero dovuto tutelare e salvaguardare il diritto di mio figlio ad avere un padre, hanno invece tutelato l'insano egoismo di un adulto, ovvero della madre.
Allego, l'interrogazione parlamentare presentata dall'on.Alessandra Mussolini.
Confido in un Suo prezioso aiuto. In difetto, non rivedrò più mio figlio. Distintamente - Massimo Fieramonti".
I fatti che seguono sono la motivazione di quanto esposto:
"Il 21 dicembre 2009 (dopo 7 anni di udienze processuali...) perviene ai servizi sociali di Sezze (LT) un provvedimento (il primo), di allontanamento del minore, dalla madre, con decadenza della potestà genitoriale della stessa ed affidamento al padre, ossia il sottoscritto.
Viene quindi ordinato ai Carabinieri ed ai servizi sociali di Sezze - Sig.re Marteddu e Lentisco - di eseguire il suddetto provvedimento. I servizi sociali avvisano la madre, Sig.ra Valentina Pappacena, la quale si rende irreperibile per circa tre mesi, e né i Carabinieri di Sezze, né quelli di Latina Scalo i di latina, fanno ricerche per trovare mio figlio.
Ho quindi contattato un investigatore privato che, nel giro di due giorni riesce a trovare il bambino. A casa sua! Il mio avvocato avverte il pm Capasso (Sostituto Procuratore di Latina) e titolare del procedimento, ed ordina ai Carabinieri di Sezze e ai servizi sociali di eseguire il provvedimento. Questi si recano sul posto ma non prelevano il bambino, giustificando che il medesimo non voleva andare con il padre, grida, piange, scappa; quindi per non turbare l'equilibrio psicologico del minore, rinunciano a prelevarlo.
A questo punto, il giudice, dr.Janniello, sconcertato per la mancata esecuzione del provvedimento, con una seconda ordinanza incarica la questura di Latina, Ufficio Minori, di procedere all'allontanamento del minore.
Nelle more, deposito istanza al Tribunale Ordinario di latina, nella veste del giudice tutelare, per chiedere che i servizi sociali eseguano il provvedimento. Il giudice, dr.ssa Francesca Cosentino, assegna 10 giorni per adempiere, allo scadere dei quali i servizi sociali, riconvocati, dichiarano di non aver adempiuto al provvedimento. vengono quindi inviati gli Atti alla Procura della Repubblica per "omissione di atti d'ufficio". Da segnalare che nel fascicolo depositato al Tribunale dei Minori risultano agli atti i fax inviati dalla Questura ai servizi sociali di Sezze, con i quali viene sollecitato l'intervento: Fax ai quali i servizi sociali non hanno mai risposto!
Arriva quindi un nuovo provvedimento (il terzo) per l'affidamento del minore ad una "casa famiglia" ritenendo necessario un più stretto avvicinamento fra la figura paterna ed il figlio, dopo anni di influenza materna negativa. Tale provvedimento doveva essere eseguito dalla Questura di Latina. I servizi sociali dovevano indicare il nominativo della casa famiglia: tale nominativo non è mai stato indicato!
Il 2 marzo 2010 il giudice, dott.Janniello, convoca in udienza il sottoscritto, la madre, ed il minore, per ascoltarlo, ed un curatore speciale del bambino, nella persona dell'Avv.Enrico Ronchi, nelle more nominato. A tale udienza, la madre si presenta con l'assistenza di un nuovo avvocato (il quinto!), tale dott. Coffari, di Firenze, ma non viene fatto comparire il bambino.
Vengono quindi azzerati tutti i provvedimenti adottati, sia di affidamento al padre, che alla casa famiglia, e si da' carta bianca per una mediazione al nuovo curatore, il quale stabilisce che il bambino dovrà stare tre giorni con il sottoscritto e tre giorni con la madre, che accetta tale soluzione.
Il curatore parte da Roma e si reca a Borgo Faiti (LT) presso l'abitazione della madre, Valentina Pappacena, dove rimane per oltre due ore. Solita sceneggiata: il bambino non vuole saperne di andare con il padre, e l'accordo salta.
Il curatore redige una relazione e la deposita al Tribunale, nella quale viene evidenziata la negatività dell'ambiente familiare dove il minore vive e la negativa influenza della madre e della nonna materna nei riguardi del minore stesso, tanto da "renderlo quasi un automa ai loro ordini". Preso atto della relazione del curatore, il Tribunale emette il quarto provvedimento con il quale interrompeva il legame viziato fra il bambino e la madre e disponeva, in via temporanea e strumentale, l'allontanamento dello stesso, allo scopo di sottrarlo alle anzidette influenze negative, da un nucleo familiare definito fortemente patologico, con sospensione del rapporto fra il bambino e i familiari materni. Disponeva inoltre l'allontanamento immediato del bambino a cura della Questura di Latina, Ufficio Minori, e l'assegnazione ad una casa famiglia al di fuori del territorio di residenza. E ancora una volta la madre si rende irreperibile con il bambino. La Procura di latina inserisce la sig.ra Valentina Pappacena fra le persone da ricercare.
A questo punto, scoppia il caso mediatico, con una vera e propria campagna diffamatoria contro il Tribunale dei Minori di Roma e contro le forze dell'ordine, e con richiesta ricusazione del giudice dr.Janniello. Lo stesso, dopo una settimana, decideva di astenersi..."
Sostanzialmente, appare chiaro che, stando ai fatti esposti dal sig.Fieramonti, la madre sia la regista occulta di un piano ben chiaro. Inoltre risulterebbe evidente l'intenzione di non ottemperare alle decisioni del Tribunale. Il bambino conteso viene visto a scuola, nonostante risultasse irreperibile. Il padre avverte la Questura che lo aveva dichiarato scomparso da circa tre settimane. La polizia arriva a scuola, nel frattempo arriva anche la madre, infine il bambino viene preso in consegna dagli agenti, ma nel frattempo, la Polizia Anticrimine ordina di soprassedere all'allontanamento del bambino, il quale viene riconsegnato alla madre. La vicenda continua con la richiesta di affidamento esclusivo da parte del padre e con la madre che sfida apertamente le decisioni dei giudici e, a quanto pare, senza incorrere in alcuna sanzione. A tutto si aggiunga la campagna di delegittimazione e pesante ingerenza, organizzata  da terzi e coadiuvata da un noto esponente del mondo politico (l'on.Stefano Pedica)...
                                                                           (CONTINUA)
 


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